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15 adolescenti migranti al seminario di Oristano per la Giornata del Migrante

Quindici adolescenti migranti hanno raccontato i propri sogni al seminario di Oristano, dando voce a giovani spesso dimenticati.

15 adolescenti migranti al seminario di Oristano per la Giornata del Migrante

In occasione della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato due realtà di volontariato locali hanno organizzato un incontro speciale al seminario arcivescovile di Oristano. L’evento, svoltosi giovedì scorso, ha riunito quindici ragazzi tra i 16 e i 18 anni ospiti nei centri di accoglienza per minori stranieri non accompagnati di Cabras e di altri strutture del territorio.

La Fondazione Migrantes e la Caritas diocesana hanno promosso il tavolo di ascolto, accompagnate dalle operatrici Antonella Fulghesu e Federica Poddi, dal rettore mons. Alessandro Floris e da numerosi volontari. L’iniziativa si inserisce nel dibattito generato dalle recenti difficoltà del CAS minori di Cabras, dove la Prefettura ha disposto il trasferimento di alcuni ospiti, sollevando preoccupazioni sulla visibilità dei giovani.

Incontro al seminario arcivescovile di Oristano

Il direttore della Caritas arborense, mons. Maurizio Spanu ha sottolineato il pericolo che i ragazzi finiscano in secondo piano a causa della cronaca negativa. “Sappiamo che il Cas minori di Cabras è al centro della cronaca, ma il nostro impegno è mettere i ragazzi in primo piano, le loro parole, i loro progetti”, ha dichiarato. L’incontro è stato strutturato per favorire il dialogo diretto tra i giovani e gli operatori, creando un ambiente in cui ciascuno potesse sentirsi ascoltato e riconosciuto.

I racconti dei giovani: nome, paese, sogno

Il gruppo, proveniente da Algeria, Tunisia, Turchia e Pakistan, ha condiviso le proprie identità: Amhet, Moujib, Djad, Adem, Isac, Ali e Mohamed hanno raccontato, in pochi minuti, le radici del proprio percorso migratorio. Dopo aver indicato nome e paese d’origine, hanno espresso desideri concreti per il futuro, spaziando dal lavoro manuale alla formazione scolastica.

Prospettive di studio e lavoro

Alcuni sogni sono legati a mestieri tradizionali: uno dei ragazzi ha detto di volere diventare pizzaiolo e ha chiesto un corso di formazione; un altro ha espresso il desiderio di giocare a calcio e spera di trovare una squadra. Altri hanno già esperienza come cameriere o nel settore delle giostre e vorrebbero continuare su quella strada. Si è parlato anche di apprendistato come gommista e dell’ambizione di diventare insegnante. Un giovane ha sottolineato che il suo unico obiettivo è “essere felice e avere un bel futuro”, mentre un altro ha ribadito il rifiuto di essere etichettato come ladro semplicemente per la sua origine. Alcuni hanno espresso il desiderio di trasferirsi a Roma o Milano, ma uno ha affermato di sentirsi a proprio agio in Sardegna dopo aver vissuto in diverse città italiane.

Il gomitolo di lana: un filo di solidarietà

Per rendere tangibile il concetto di accoglienza come relazione concreta i partecipanti hanno utilizzato un semplice gomitolo di lana. Ogni ragazzo e adulto ha tenuto il filo per un attimo, pronunciato il proprio nome, il paese d’origine e il sogno, per poi passarlo al compagno successivo. “Il filo, da mano a mano, ha formato una rete”, ha commentato mons. Spanu definendo il gesto “un simbolo della proposta del Papa: accoglienza come responsabilità, senza abbandonare i più vulnerabili”.

Al termine dell’incontro, la convivialità ha trovato spazio attorno a una semplice merenda: panini, pizza, patatine e dolci. Uno dei ragazzi ha concluso la serata con le parole “È stata una bella serata, ho mangiato tanto”, frase che, secondo il direttore della Caritas, vale più di molte analisi. Il ricordo di quel momento sottolinea che accogliere significa creare occasioni in cui un ragazzo possa sentirsi atteso, ascoltato e riconosciuto.

Il messaggio del Papa, ripreso dal tema “Anche uno solo di questi bambini”, rimane il faro per chi opera nel campo dell’accoglienza: ogni sogno raccontato è un passo verso un futuro più dignitoso per i migranti minorenni.

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