11 Ottobre 2026 🌤 18°

Immersi nel passato: casotti, fontanelle e calette di Cagliari

Un tuffo nella memoria: una foto del Poetto tra Quarta e Quinta Fermata negli anni '60 racconta il rito delle fontanelle e un'altra immagine mette alla prova i cagliaritani con una vista su Calamosca e la Sella del Diavolo.

Immersi nel passato: casotti, fontanelle e calette di Cagliari

Due immagini pubblicate in gruppi social evocano atmosfere diverse ma complementari della costa cagliaritana: una scena collettiva degli anni ’60 al Poetto e una fotografia contemporanea che invita a riconoscere una delle insenature più amate, Calamosca. Entrambe le istantanee sono legate a nomi precisi: lo scatto d’epoca è stato condiviso da Mario Lai nel gruppo Cagliari Fotografica – Ieri ed Oggi mentre l’immagine della caletta porta la firma di Anna Porcella su Facebook. Questi elementi offrono una lente sulla vita balneare di Cagliari: usi, luoghi e piccole abitudini quotidiane che hanno costruito la memoria collettiva della città.

La fotografia storica ritrae un tratto del litorale tra la Quarta e la Quinta Fermata del Poetto negli anni ’60. In primo piano, un gruppo di bambini attorno a una fontanella pubblica; sullo sfondo, i tipici casotti in legno che un tempo costellavano la spiaggia. Questa immagine è più di un semplice ricordo familiare: è la testimonianza di un rituale pratico e sociale, che coinvolgeva l’intera giornata al mare.

Il ruolo pratico e sociale della fontanella al Poetto negli anni ’60

Nella scena immortalata da Mario Lai i bambini non giocano soltanto con l’acqua: compiono una piccola ma fondamentale attività di rifornimento. L’azione attorno alla colonnina di ferro aveva una funzione precisa: raccogliere acqua per riempire damigiane, brocche e bidoni destinati ai casotti. L’acqua serviva per cucinare, per dissetarsi e per pulire stoviglie o superfici della struttura in legno, trasformando un gesto apparentemente banale in un compito familiare ripetuto ogni giorno.

Regole non scritte e clima di comunità

La foto racconta anche le norme implicite che governavano la spiaggia: quando un bagnante arrivava alla fontanella per bere o per sciacquarsi, la precedenza era accordata senza discussioni; i giochi riprendevano solo nei momenti di calma. Questo ordine informale richiedeva pazienza e rispetto reciproco, e trasformava la sosta al mare in un momento collettivo, non meramente individuale. L’immagine è quindi un documento sociale oltre che visivo.

Calamosca: riconoscere la caletta e sfidare i cagliaritani

La seconda fotografia, proposta come quiz dalla stessa condivisione social, mette alla prova la conoscenza del territorio locale. Con colori dell’acqua intensi e scogliere frastagliate, lo scatto di Anna Porcella evoca un luogo che molti potrebbero confondere con una caletta nascosta dietro la Sella del Diavolo. La risposta corretta è però un’altra: si tratta di Calamosca la seconda spiaggia dei cagliaritani dopo il Poetto. La riconoscibilità di questo angolo è legata a caratteristiche geografiche precise e a percorsi d’accesso ben noti a chi frequenta la costa.

Calamosca è raggiungibile in modi che valorizzano il contatto diretto con il mare: o esplorando gli scogli oppure camminando dentro l’acqua lungo tratti bassi che conducono all’insenatura. Questa modalità di avvicinamento, oltre a essere pratica, rafforza il senso di scoperta che accompagna molti degli angoli meno affollati della città, dove la natura e la quotidianità si incontrano.

Tra memoria e identità locale

Mettere a confronto lo scatto d’epoca del Poetto e la fotografia di Calamosca significa osservare due facce della stessa identità cittadina: da un lato la dimensione collettiva e rituale degli anni ’60, dall’altro la capacità del territorio di offrire scorci ancora capaci di stupire. Il quiz e la didascalia provocatoria — «Se avete pensato a una caletta nascosta dietro la Sella del Diavolo… beh, avete sbagliato!» — fungono da invito a riscoprire piccoli dettagli che raccontano storie più ampie.

Le immagini condivise da Mario Lai e Anna Porcella sono perciò più che semplici fotografie: sono frammenti di una narrazione cittadina che intreccia luoghi, persone e pratiche sociali, ricordandoci come certi gesti quotidiani e certi paesaggi continuino a definire l’anima di Cagliari.

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