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Dalle dimissioni di Lalla Careddu a quelle di Gianfranco Satta: la crisi dei Progressisti

Le dimissioni di Lalla Careddu e Gianfranco Satta hanno scosso i Progressisti. Scopri i dettagli e le implicazioni politiche.

Dalle dimissioni di Lalla Careddu a quelle di Gianfranco Satta: la crisi dei Progressisti

Le recenti dimissioni di Lalla Careddu dalla giunta sassarese e di Gianfranco Satta dalla giunta regionale hanno scatenato un terremoto politico in Sardegna. Entrambi, membri del partito Progressisti hanno lasciato i loro incarichi in circostanze che sollevano molte domande.

La vicenda di Careddu, assessora ai Servizi sociali del Comune di Sassari, e quella di Satta, assessore regionale all’Agricoltura, presentano notevoli parallelismi. Entrambi sono stati costretti a lasciare i loro ruoli da una strategia di delegittimazione orchestrata dai vertici del partito a Cagliari, tra cui Massimo ZeddaFrancesco AgusFrancesca Ghirra e Luciano Uras.

Le dimissioni di Lalla Careddu: una transizione attesa

Lalla Careddu ha annunciato le sue dimissioni il 9 luglio con effetto dal lunedì 13. La sua uscita dalla giunta Mascia è stata motivata ufficialmente con ragioni personali ma le tensioni interne al partito Progressisti sono evidenti. Careddu, storicamente vicina a Satta, non si è più riconosciuta nella linea del partito dopo il riassetto politico della fine dello scorso anno.

Il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia ha ringraziato Careddu per il suo lavoro, sottolineando la sua dedizione e sensibilità nel gestire i servizi sociali. Careddu ha rivolto un pensiero commosso agli uffici dei Servizi sociali, lodando il loro impegno quotidiano nel supportare le persone più vulnerabili.

Gianfranco Satta: la guerra sotterranea

La situazione di Gianfranco Satta è ancora più complessa. La sua guerra sotterranea è iniziata subito dopo la sua nomina, come ricorda Roberto Uzzau ex segretario cittadino dei Progressisti sassaresi. Uzzau critica il duo Zedda-Uras accusandoli di perseguire una strategia di autodistruzione per il controllo delle poltrone.

Satta, che aveva studi e competenze specifiche nel settore agricolo, è stato costretto a dimettersi senza che i vertici del partito fornissero spiegazioni plausibili. Uzzau ha denunciato l’assenza di motivazioni concrete, definendo la situazione come una brama di occupazione di poltrone.

Le conseguenze per i Progressisti

Le dimissioni di Careddu e Satta rappresentano un colpo durissimo per i Progressisti. Entrambi hanno contribuito in modo significativo al successo del partito in Regione e in Comune. La loro uscita potrebbe portare alla perdita del 3 per cento regionale un dato che riflette l’ininfluenza crescente del partito.

La strategia di delegittimazione adottata dai vertici del partito ha alienato molti membri, tra cui Maria Laura OrrùDiego Loi e Antonio Piu che hanno lasciato il gruppo per confluire in Alleanza Verdi e Sinistra. Anche un gruppo di giovani di Guspini ha scelto di non sostenere il candidato del Pd, Giuseppe De Fanti in segno di protesta contro gli ordini di scuderia.

La strategia di delegittimazione e il controllo delle poltrone stanno portando alla diaspora di membri importanti e alla perdita di consenso. La vecchia politica, che non muore mai, continua a ostacolare il miglioramento della vita dei cittadini.

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