Negli anni Cinquanta, l’Italia era un paese in ricostruzione, ma ancora profondamente radicato nelle sue tradizioni. Tra i tanti viaggiatori che esplorarono la penisola, Guido Piovene si distinse per la sua attenzione ai dettagli e alla cultura locale. Nel 1953, iniziò un viaggio che lo avrebbe portato a scoprire le meraviglie dell’artigianato sardo, culminando con la visita a Oliena nel 1956.
Oliena, un piccolo centro adagiato sotto il massiccio del Corrasi, catturò l’attenzione di Piovene per la bellezza dei suoi costumi tradizionali e la ricchezza dei gioielli indossati. In un’epoca in cui i costumi lussuosi erano in diminuzione Oliena conservava con orgoglio le sue tradizioni. Piovene descrisse con vivide parole la fierezza con cui i locali portavano i loro abiti tradizionali, anche nei ceti più poveri.
L’incontro con Salvatore Mastroni
Durante la sua visita, Piovene ebbe l’opportunità di incontrare Salvatore Mastroni, un orafo di quarantasette anni, noto come Badore che rappresentava una delle ultime testimonianze dell’arte orafa sarda. Mastroni viveva in una casetta di tipo arabo, con un piccolo patio dove l’uva pendeva da un pergolato. Questo contadino, che dedicava le sue ore libere alla raffinata arte orafa, seguiva la tradizione di famiglia.
Piovene rimase affascinato dai gioielli antichi che Mastroni custodiva gelosamente. Tra questi, spiccavano fibbie, pettorali, orecchini, spille, bottoni, collane e rosari d’oro e d’argento. Ogni pezzo raccontava una storia, un legame profondo con la tradizione e la cultura sarda. Mastroni spiegò al giornalista i nomi e i significati di questi gioielli, come Sa gutturadaSos buttonesSu soleS’ispurgadèntes e molti altri.
La ricchezza dei costumi tradizionali
Oliena era un luogo dove i costumi tradizionali venivano portati con fiertezza e orgoglio. Piovene descrisse tre ragazze coi piedi scalzi, ma di straordinaria bellezza, che indossavano abiti signorili. Questi costumi erano arricchiti da gioielli unici, frutto del lavoro degli orafi sardi, che subivano influenze attraverso i secoli ma mantenevano un fondo inalterato.
I gioielli sardi, con il loro gusto orientale, ricordavano quelli del retroterra dalmata. Ogni pezzo aveva un significato specifico e un valore culturale profondo. Piovene rimase colpito dalla ricchezza di dettagli e dalla maestria artigianale che caratterizzavano questi manufatti. La visita a Oliena divenne così un viaggio nel tempo, alla scoperta di un’arte che rischiava di andare persa.
Il reportage di Guido Piovene su Oliena e l’artigianato sardo degli anni Cinquanta rimane un testimone prezioso di una cultura ricca e affascinante. Attraverso le sue parole, possiamo ancora oggi apprezzare la bellezza dei costumi tradizionali e la maestria degli orafi sardi, come Salvatore Mastroni, che hanno contribuito a preservare questa eredità culturale.



