Nel periodo subito dopo la Seconda guerra mondiale, la città di Carbonia iniziò a muoversi verso l’autonomia amministrativa, un percorso finemente intrecciato con la dura realtà delle miniere di carbone. Prima della caduta del fascismo, la comunità era soggetta alle decisioni delle Direzioni minerarie dell’Azienda Carbonifera Italiana (A.Ca.I.) e della Società Mineraria Carbonifera Sarda (Carbosarda), che gestivano ogni aspetto della vita quotidiana dei minatori.
Il 7 aprile 1946, nella sala d’incontri del Comune, si tenne la prima riunione del Consiglio comunale eletto pochi giorni prima. Quella giornata rappresentò un punto di svolta: per la prima volta la cittadinanza poté esprimere la propria volontà attraverso i propri rappresentanti, aprendo la strada alla democrazia locale e a una progressiva emancipazione dalle imposizioni aziendali.
Il primo Consiglio comunale di Carbonia: un passo verso la libertà
Le elezioni del 31 marzo 1946 portarono alla Camera municipale quaranta consiglieri, tra i quali spiccò la figura di Renato Mistroni, eletto presidente del Consiglio. La prima deliberazione (n. 1) confermò la legittimità dei membri senza alcun reclamo, dimostrando una presa di possesso pacifica ma decisa del nuovo organo.
Le prime deliberazioni e la scelta del sindaco
Alle 17:30, nella stessa sala, fu votata la deliberazione n. 2, che portò all’elezione del primo sindaco comunale. Renato Mistroni, con 23 voti dei 39 consiglieri presenti, assunse la carica, segnando il passaggio dal commissariato prefettizio a un’amministrazione eletta. Successivamente, con la deliberazione n. 3, fu costituita la giunta municipale, composta da sei assessori scelti tra i consiglieri più esperti. Queste prime decisioni gettarono le basi per una gestione più indipendente rispetto alle pressioni della Carbosarda e dell’A.Ca.I..
Lotta contro la Carbosarda: gli scioperi che hanno segnato la storia
Già nel 1942 il peso della gestione aziendale emerse con violenza: l’aumento dei prezzi dei viveri, dell’energia e degli affitti scatenò il primo sciopero della Sardegna, promosso da cellule clandestine del Partito Comunista e diretto da Tito Morosini. Il blocco, iniziato con l’astensione totale nei pozzi di Sirai, fu un primo segnale di resistenza contro un regime di sfruttamento.
Il conflitto raggiunse il suo culmine nel 1948 con lo “sciopero bianco” durato 72 giorni (5 ottobre-16 dicembre). I minatori, pur continuando a lavorare nei turni obbligatori, rifiutarono le prestazioni a cottimo, riducendo la produttività della Carbosarda del 50 %. La direzione rispose con licenziamenti, multe e ulteriori aumenti dei costi, ma la solidarietà si estese oltre i confini del Sulcis: la CGIL inviò un milione di lire, i commercianti locali concessero crediti e i lavoratori di tutta Italia organizzarono uno sciopero di 24 ore a sostegno dei carbonari. Il 17 dicembre 1948 un accordo, mediato dal presidente dell’A.Ca.I. Mario Giacomo Levi, annullò le sanzioni e aumentò le retribuzioni, segnando una vittoria decisiva per i sindacati.
Il convegno del 14 settembre 2026: rievocare il 1946
Il 14 settembre 2026, la sala consiliare di Piazza Roma ospitò il convegno “1946: la democrazia nasce a Carbonia”, organizzato da Fondazione Enrico Berlinguer, SBIS – Sezione di storia locale, Centro Servizi Culturali e Associazione amici della miniera, con il patrocinio del Comune e il supporto della Fondazione di Sardegna. Tra gli intervenuti spiccavano il sindaco Pietro Morittu, l’ex sindaco Tore Cherchi, l’ex sindaco Antonangelo Casula, il figlio di Renato Mistroni, Luigi Mistroni, e la storica Irene Diana.
L’incontro ha sottolineato come il 1946 abbia rappresentato il vero inizio della democrazia per le città nate sotto il regime fascista, citando l’importanza del referendum del 2 giugno, la partecipazione femminile (con Alessandra Cardia e Rosa Dessì elette consiglieri) e il ruolo cruciale dei movimenti sindacali nella conquista di diritti. Come ha ricordato Tore Cherchi, “di fronte alla gravità della situazione, non c’è più spazio per la rassegnazione: servono partiti, sindacati e forze politiche a ridare slancio alla cittadinanza”.



