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Comitato amicizia Russia-Sardegna: libro, dati e critica alla stampa

Il nuovo Comitato amicizia Russia‑Sardegna svela le proprie tesi filorusse, pubblica un libro controverso e porta alla luce numeri sul conflitto.

Comitato amicizia Russia-Sardegna: libro, dati e critica alla stampa

Il 2025 ha visto l’avvio di un’iniziativa inusuale nella città sarda di Cagliari: la costituzione del Comitato amicizia Russia-Sardegna. L’associazione ha scelto la presentazione del volume La Spiga nell’Occhio scritto da Simone Spiga, come momento propizio per annunciare la propria nascita e per delineare la linea interpretativa del conflitto tra Russia e Ucraina. L’evento, ospitato in una sala culturale del centro, ha riunito i tre promotori dichiarati – Manuel Cherchi, Inna Bakhman e lo stesso Simone Spiga – e ha attirato l’attenzione dei media locali.

Presentazione del libro e costituzione del comitato

Durante la serata i relatori hanno illustrato i contenuti del loro libro, sottolineando come La Spiga nell’Occhio fosse stato concepito per smontare quella che definiamo disinformazione diffusa dalla stampa mainstream. Il volume, pubblicato anni prima, è stato richiamato come prova della continuità delle proprie posizioni filorusse, soprattutto riguardo al cosiddetto “colpo di stato del 2014” che, a loro avviso, ha dato inizio al conflitto attuale, molto prima dell’operazione speciale lanciata da Putin.

Chi ha fondato il comitato

Manuel Cherchi, Inna Bakhman e Simone Spiga hanno dichiarato che il Comitato nasce per ricordare che i sardi non sono “contro la Russia e contro i Russi”. Secondo loro, la Sardegna ha sempre mostrato una tradizione di ospitalità e di ricerca della pace, valori che intendono difendere per “i prossimi millenni”. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire una prospettiva contraria al riarmo dell’Ucraina, sostenendo che un maggior armamento non potrà concludere la guerra.

Le affermazioni filorusse e la critica alla disinformazione

I tre promotori hanno puntato il dito contro quello che definiscono una campagna di fake news orchestrata dall’Ambasciata del regime ucraino e dalla stampa italiana. Tra gli esempi citati vi sono: l’uso di pale da parte dei soldati russi, il presunto default dell’economia russa, droni abbattuti con barattoli di pomodoro e l’aneddoto di un’anziana che avrebbe fermato un drone con le mani. Tali racconti, secondo loro, sarebbero stati presentati come verità univoche senza alcuna verifica fattuale.

Gli organizzatori hanno inoltre sostenuto che “la Russia ha vinto la guerra ma la politica europea chiede ancora giovani vittime sul campo per continuare a raccontare balle sul conflitto nel territorio russo”. Essa è un’accusa forte, rivolta sia alle istituzioni europee sia ai media, che secondo i promotori si rifiutano di ammettere le “sproporzioni evidenti” emerse fin dall’inizio dell’operazione speciale.

Dati sugli scambi di cadaveri e interpretazioni dei promotori

Un elemento centrale della loro argomentazione sono i numeri relativi agli scambi di cadaveri nel 2025. In dieci scambi di corpi tra le parti contrapposte, sono stati consegnati 14.301 cadaveri ucraini da parte della Russia e soltanto 382 cadaveri russi dall’Ucraina. Questi dati sono stati descritti come “ufficiali”, provenienti dagli Emirati Arabi che hanno svolto attività di mediazione, e dalla Croce Rossa Internazionale. I promotori li presentano come prova della “sproporzione” che caratterizza il conflitto e lo usano per rafforzare la loro tesi secondo cui l’Ucraina ha già perso la guerra.

Il comitato, quindi, combina la difesa di una narrazione filorussa con una denuncia delle presunte manipolazioni mediatiche, proponendo una lettura alternativa dei fatti basata su dati restituiti da organismi internazionali. Il risultato è la costituzione di un gruppo di attivisti che, attraverso il libro e le dichiarazioni pubbliche, cerca di influenzare il dibattito pubblico sardo e, più in generale, italiano, sul conflitto russo-ucraino.

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