Negli ultimi sette giorni la Polizia di Stato di Oristano grazie al lavoro della Squadra Mobile ha realizzato tre provvedimenti cautelari nei confronti di persone sospettate di gravi fatti di violenza domestica. Le operazioni, coordinate dalla Procura della Repubblica di Oristano, hanno interessato due adulti e un giovane maggiorenne, tutti legati a situazioni familiari caratterizzate da silenzio prolungato e da difficoltà delle vittime a denunciare. I provvedimenti includono divieti di dimora, l’uso di braccialetto elettronico e il ricovero in una casa di cura dimostrando come le autorità locali possano intervenire anche quando i fatti rimangono nascosti per anni.
Le indagini hanno rivelato che, nonostante la gravità delle aggressioni, le vittime di questi tre casi avevano evitato di rivolgersi alle forze dell’ordine per lunghi periodi. In due delle situazioni la scoperta è avvenuta grazie all’intervento di persone vicine alle vittime, mentre nel terzo caso le prove sono emerse da una segnalazione interna. La capacità della Seconda Sezione della Squadra Mobile di ricostruire un quadro indiziario solido ha permesso al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano di emettere le misure richieste dalla Procura.
Divieto di dimora e braccialetto elettronico per il marito di Oristano
Sabato scorso è stato eseguito il primo provvedimento nei confronti di un uomo sospettato di maltrattamenti nei confronti della propria moglie, madre di due bambini in età prescolare. Le indagini hanno mostrato che la donna aveva subito per anni violenze fisiche e psicologiche, anche in momenti in cui il coniuge era in stato di alterazione. Le conseguenze di alcune aggressioni avevano richiesto l’intervento del 118, ma la vittima non aveva mai formulato denuncia, né aveva comunicato la reale origine delle lesioni. Il giudice ha disposto il divieto di dimora nella zona in cui risiede la moglie, il divieto di avvicinamento e l’applicazione di un braccialetto elettronico per monitorare l’esecuzione del provvedimento.
Divieto di dimora in Sardegna per il compagno convivente responsabile di 12 anni di abusi
Il secondo caso riguarda un uomo proveniente da un’altra regione italiana, conviveva con una donna da più di un decennio. Le indagini hanno evidenziato una serie di maltrattamenti protratti per circa 12 anni mai denunciati dalla vittima. Solo l’intervento di un’amica, ex vittima di violenza domestica, ha permesso di far emergere i segnali di sofferenza e di convincere la donna a rivolgersi alle autorità. Il giudice ha emesso un divieto di dimora sull’intera Sardegna e ha nuovamente applicato il braccialetto elettronico impedendo al convenuto di avvicinarsi alla sua ex compagna.
Ricovero in una casa di cura per il giovane maggiorenne responsabile di maltrattamenti familiari
L’ultimo provvedimento ha riguardato un giovane appena maggiorenne, ritenuto responsabile di ripetuti atti di violenza contro i propri genitori, una sorella e una nipote che vivevano nella stessa abitazione. L’accertamento ha mostrato una dinamica di abuso costante, che ha messo a repentaglio l’integrità fisica e psicologica dei familiari. Per tutelare le vittime e garantire una risposta adeguata, il giudice ha disposto una misura di sicurezza sotto forma di ricovero in una casa di cura provvedimento eseguito subito dalla Squadra Mobile.
“Le tre vicende, pur profondamente differenti, evidenziano ancora una volta come la violenza domestica possa rimanere sommersa per molti anni, celata all’interno delle mura familiari e spesso accompagnata dalla difficoltà delle vittime a raccontare quanto stanno vivendo”, si legge in una nota della Questura di Oristano. “Particolarmente significativo, nei primi due casi, è proprio il lungo periodo durante il quale le presunte violenze sarebbero rimaste sconosciute all’esterno”. La Polizia di Stato ribadisce l’invito a denunciare qualsiasi situazione sospetta, affinché le autorità possano intervenire tempestivamente”.



