Il Senato ha concluso il proprio lavoro sull’energia atomica con una votazione decisiva a Roma. Con 81 voti favorevoli51 contrari e 7 astenuti il ddl delega sul nucleare sostenibile ha superato l’ultima tappa parlamentare, portando il disegno di legge a diventare legge dello Stato. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin, responsabile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha definito il risultato una “giornata storica per l’Italia” segnando la prima volta da oltre tre decenni che l’Italia riapre formalmente il dibattito sul futuro dell’atomo.
Approvazione al Senato: i numeri del voto e le dichiarazioni
La votazione, svolta nella storica aula di Palazzo Madama, ha visto una maggioranza netta ma non priva di opposizione. Il risultato di 81-51-7 riflette la tensione tra chi vede nel nucleare una componente strategica della decarbonizzazione e chi rimane scettico per motivi ambientali o di sicurezza. Il ministro Pichetto Fratin ha sottolineato che la legge non è un mandato per costruire immediatamente nuove centrali, ma un strumento di programmazione che consente al Governo di definire le regole operative entro il prossimo anno. La sua affermazione, “Giornata storica per l’Italia”, è stata accolta con applausi da parte dei sostenitori del nucleare, mentre gli oppositori hanno richiesto maggiore trasparenza sui costi e sui rischi.
Cosa prevede il ddl delega: dalle regole ai reattori modulari
Il ddl delega stabilisce un quadro di competenze per l’esecutivo, senza indicare siti specifici né tecnologie obbligatorie. Il testo obbliga il Governo a emanare, entro 12 mesi i decreti legislativi attuativi che disciplineranno la costruzione, l’esercizio, la sicurezza, la gestione del combustibile esausto e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Tra le opzioni contemplabili figurano i reattori modulari di piccola e media taglia (SMR e AMR), mantenendo il principio della neutralità tecnologica. La scelta concreta di tecnologia verrà definita nelle fasi successive, ma entro il periodo 2033-2034 il governo ha indicato la possibilità di vedere operare i primi impianti, pur precisando che si tratta di una previsione politica e non di un vincolo di legge.
I prossimi 12 mesi: il cronoprogramma dei decreti e le sfide operative
Il calendario fissato dal Parlamento avvia un conta alla rovescia di 12 mesi durante i quali il Governo dovrà produrre due gruppi di norme fondamentali. Il primo riguarda il passaporto delle licenze per ridurre il capitale necessario agli SMR, sarà possibile accorpare le certificazioni tecniche già rilasciate da autorità estere mediante il riconoscimento accelerato dell’ Isin. Il secondo nodo è l’architettura dei contratti di finanziamento in cui il mercato attende strumenti di derisking capaci di attrarre investimenti privati. Inoltre, il testo introduce un meccanismo di candidatura volontaria per comuni e consorzi che desiderino ospitare reattori o infrastrutture di stoccaggio, prevedendo compensazioni economiche dirette e benefici energetici per le comunità accoglienti. L’ Ispettorato per la Sicurezza nucleare diventerà l’autorità unica di autorizzazione, con tutele speciali per le Regioni a statuto speciale e le province autonome.
Impatto territoriale ed industriale: dalla fabbrica al porto
Oltre al contesto energetico, il disegno di legge prevede un’estensione specifica per l’uso dei mini-reattori nel settore navale e marittimo, una scelta introdotta dalla Camera per stimolare l’ innovazione industriale. Viene inoltre rafforzata la clausola di salvaguardia per la manifattura di componentistica di precisione a livello nazionale ed europeo, con l’obiettivo di trasformare gli investimenti in contratti per l’eccellenza industriale italiana. Questo approccio mira a coniugare la decarbonizzazione con lo sviluppo di una filiera tecnologica avanzata, creando nuovi posti di lavoro e consolidando la presenza dell’Italia nella catena di valore del nucleare di nuova generazione.
Il vero banco di prova sarà la capacità del Governo di tradurre la cornice legislativa in decreti operativi efficaci, equilibrando sicurezza, sostenibilità economica e accettazione sociale. Il prossimo anno sarà decisivo per capire se le ambitioni espresse a Palazzo Madama potranno concretizzarsi in centrali nucleari operative entro i prossimi decenni.



