Nel cuore del Campidano e della provincia di Oristano, il lavoro nero ha assunto forme estremamente dure, avvicinandosi a situazioni di schiavismo moderno. La segretaria regionale della Flai Cgil, Valentina Marci, ha portato alla luce una realtà in cui contratti irregolari, giornate non dichiarate e ricatti quotidiani rappresentano la norma per molti braccianti stranieri.
Secondo i dati più recenti, gli immigrati costituiscono il 15,5% dei 23.796 occupati nel comparto agricolo sardo (2024) e la loro presenza è in costante crescita. Tuttavia, la loro marginalità è sfruttata da una rete di pratiche illegali che la Flai Cgil sta cercando di smantellare attraverso indagini sul campo e azioni legali.
Il caso dei braccianti pakistani e di altri lavoratori extracomunitari
Un gruppo di cittadini pakistani, arrivati in Italia grazie al decreto flussi, ha vissuto due anni senza alcun contratto regolare. Il datore di lavoro ha imposto loro di lavorare gratuitamente per un numero di ore non precisato, sostenendo che tali ore avrebbero coperto le spese per il permesso di soggiorno. I documenti erano trattenuti dal padrone, che li usava come vero e proprio strumento di ricatto. I lavoratori, temendo ritorsioni, si erano affidati a intermediari locali, da cui dipendevano per tutto.
Le testimonianze dal campo di Oristano
Un’operazione dei Carabinieri denominata “Terra cruda” ha rivelato il caso di un agricoltore di Oristano che aveva tenuto due operai extracomunitari senza contratto per due anni, privi di un giorno di riposo e confinati in una stanzetta priva di servizi igienici. Parallelamente, due anni fa è emerso che giovani provenienti dal centro di accoglienza di Monastir erano stati spostati a lavoro nei campi di Parteolla, dove per cinque euro al giorno raccoglievano uva destinata a cantine di prestigio, senza alcuna tutela.
Il meccanismo del “lavoro grigio” e le indagini sindacali
Il fenomeno, definito dalla Flai Cgil come lavoro grigio si basa su una contrattualizzazione a tempo determinato che prevede il versamento dei contributi solo nella misura strettamente necessaria per ottenere la disoccupazione agricola. Di fatto, a fronte di poche giornate riportate in busta paga, i lavoratori svolgono centinaia di giornate di lavoro non dichiarato. Questo sistema permette alle aziende di mantenere attiva la produzione tutto l’anno, pagando solo il minimo richiesto dalle norme sull’indennità di disoccupazione.
Le indagini della Flai Cgil, condotte dal sindacato di strada, hanno evidenziato che i braccianti, spesso privi di dimestichezza con la lingua italiana, vivono in condizioni abitative precarie e subiscono continui abusi legati a trasporti, assistenza sanitaria e diritti fondamentali. Quando i lavoratori, a conclusione del loro contratto, chiedono al sindacato conferma sulla regolarità delle buste paga o informazioni sulla disoccupazione, la maggior parte scopre che le ore registrate non corrispondono a quelle effettivamente svolte.
Intervento dell’Osservatorio regionale sullo sfruttamento lavorativo
Il 12 febbraio 2026 è stato istituito a Cagliari l’Osservatorio regionale sullo sfruttamento lavorativo in Sardegna su iniziativa dell’assessorato regionale del Lavoro, guidato da Desirè Manca. L’organismo riunisce enti come l’ANCI, il Consiglio delle autonomie locali, le università, INAIL, INPS, gli ispettorati territoriali del lavoro, l’ISTAT, l’Aspal, i sindacati e le associazioni di categoria. Il suo compito è monitorare, denunciare e combattere il lavoro sommerso, il caporalato e le forme più acute di sfruttamento.
Il progetto Caslis+, ampliamento del precedente progetto Caslis, punta a fornire integrazione sociale, sanitaria, abitativa e lavorativa a cittadini di paesi terzi vittime o potenziali vittime di sfruttamento. Inoltre, prevede interventi infrastrutturali per contrastare il disagio abitativo e, La sindacalista Valentina Marci sottolinea che “in gioco ci sono i diritti umani fondamentali, il rispetto e la dignità delle persone” e invita a non relegare la lotta allo sfruttamento solo alla repressione, ma a intervenire sulle condizioni economiche che lo rendono possibile.
Infine, la Flai Cgil chiede una governance unitaria che coinvolga istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali, con premi per le aziende che rispettano i contratti e adottano pratiche di legalità certificata. Solo così, afferma, si potrà garantire una crescita sostenibile per chi rispetta le regole e impedire che le risorse pubbliche vengano utilizzate per sostenere chi perpetua lo sfruttamento del lavoro agricolo.



