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Sardegna al sesto posto per reati ambientali nel rapporto Legambiente

La Sardegna è al sesto posto per reati ambientali: i dati di Legambiente dipingono un’isola sotto pressione da rifiuti, bracconaggio e incendi.

Sardegna al sesto posto per reati ambientali nel rapporto Legambiente

Il nuovo rapporto Ecomafia 2026 presentato da Legambiente a Roma, mette in luce una realtà preoccupante per la Sardegna. Nel corso del 2025 sono stati denunciati 8.307 casi di illecito ambientale, facendo piazzare l’isola al sesto posto a livello nazionale, dietro regioni come Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. La pressione si avverte su tutti i fronti: dallo smaltimento abusivo dei rifiuti al bracconaggio, dalle costruzioni non autorizzate agli incendi boschivi.

Bilancio dei controlli e dei reati nel 2025

Le forze dell’ordine, insieme alle Capitanerie di Porto, hanno effettuato 107.813 controlli sull’intero territorio italiano, di cui 2.240 hanno portato all’identificazione di reati ambientali e 6.067 a illeciti amministrativi. In Sardegna, la percentuale di casi rilevati è cresciuta rispetto all’anno precedente, segnando un trend negativo rispetto al 2022, quando l’isola si trovava al quindicesimo posto nella classifica nazionale.

Confronto con gli anni precedenti

Il rapporto segnala un lieve calo del 12% rispetto, ma l’aumento dei controlli (oltre 1,4 milioni) non è riuscito a contenere l’escalation dei reati. L’analisi dei dati evidenzia che, nonostante l’incremento delle attività di verifica, la Sardegna rimane una delle regioni più vulnerabili, soprattutto per il settore dei rifiuti, collocandosi all’ottavo posto a livello nazionale.

Le province più colpite: da Cagliari a Sassari

Tra i capoluoghi sardi, Cagliari registra 528 reati accertati, mentre Sassari supera la soglia dei 500 casi, con 583 infrazioni. Olbia-Tempio resta la provincia meno penalizzata, con 108 segnalazioni. Altri comuni come Oristano (176 casi) e Nuoro (358 casi) contribuiscono al totale, ma la concentrazione di illeciti rimane nettamente maggiore nelle due provinciali più popolose.

Settori critici: rifiuti, bracconaggio, incendi e patrimonio culturale

Il ciclo del cemento è stato al centro di 358 reati, con 349 persone denunciate e 27 sequestri, posizionando la Sardegna al nono posto nella classifica nazionale per questo settore. Per quanto riguarda la gestione illecita dei rifiuti, l’isola è all’ottavo posto, con il capoluogo di Sassari che registra 82 casi, il più alto tra le province sarde. Il bracconaggio ha prodotto 115 reati, ponendo Cagliari in prima linea provinciale. Gli incendi boschivi sono scesi a 65 episodi su 3.700 ettari, una lieve riduzione rispetto agli anni precedenti, ma la minaccia resta concreta. Infine, il patrimonio archeologico subisce furti e traffici illeciti, collocando la regione al nono posto nazionale nella protezione dei beni culturali.

Marta Battaglia presidente di Legambiente Sardegna, ha sottolineato che “i dati del rapporto Ecomafia 2026 fotografano una Sardegna che continua a confrontarsi con fenomeni di illegalità ambientale diffusi e articolati”. Giorgio Querzoli responsabile scientifico, ha aggiunto che dietro ogni illecito vi sono impatti concreti su ecosistemi, consumo di suolo, biodiversità e sicurezza dei territori, invitando a investire nella corretta gestione dei rifiuti, nel contrasto all’abusivismo edilizio e nella salvaguardia del patrimonio naturale e culturale per una vera ecogiustizia.

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