Un’operazione congiunta per il contrasto all’immigrazione irregolare ha visto impegnate le strutture centrali e territoriali della Polizia di Stato insieme alla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere e al supporto dell’Agenzia Frontex. L’intervento, eseguito tramite un volo charter diretto verso il paese di origine dei rimpatriati, ha interessato in totale 28 persone di nazionalità nord africana, tutte scortate da personale specializzato del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Le autorità hanno seguito la procedura di accompagnamento con la supervisione di un rappresentante del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, per garantire che il rimpatrio fosse conforme alle garanzie procedurali previste. L’operazione si inserisce in una serie di attività coordinate a livello nazionale e internazionale per gestire i ritorni nel rispetto delle norme vigenti.
Dettagli sull’operazione e il profilo dei rimpatriati
Dei 28 soggetti imbarcati sul volo, la quasi totalità risultava gravata da precedenti penali e di polizia relativi a reati contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, nonché in materia di armi e di stupefacenti. Il coordinamento operativo è stato svolto dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere insieme agli uffici centrali e territoriali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con la logistica e il supporto tecnico forniti dall’Agenzia Frontex, sulla base di protocolli condivisi per i rimpatri collettivi.
Monitoraggio e garanzie procedurali
La presenza di un rappresentante del Garante Nazionale ha permesso il monitoraggio delle fasi di accompagnamento e imbarco. L’intervento ha rispettato le misure previste per i rimpatri assistiti e ha incluso verifiche documentali e controlli sanitari ove necessari. Il termine rimpatrio in questo contesto indica il trasferimento organizzato verso lo stato di origine, effettuato nel quadro delle competenze della Direzione Centrale e con l’apporto operativo di Frontex.
Il caso collegato ai disordini di Milano e l’ingresso dalla frontiera di Crotone
Tra le persone rimpatriate figura un individuo trattenuto in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in relazione ai disordini scoppiati a Milano il 18 ottobre. Questo soggetto era entrato in Italia dalla frontiera di Crotone in qualità di minore non accompagnato e successivamente era stato espulso nel giugno 2026 per motivi di pericolosità sociale, con accompagnamento a un CPR.
Iter amministrativo e giudiziario del singolo soggetto
L’espulsione disposta nel 2026 era stata sospesa dal Giudice di Pace a seguito di un ricorso, con conseguente dimissione dal CPR. Successivamente la persona aveva presentato una richiesta di asilo che era stata esaminata e respinta dalla Commissione Territoriale competente. Le autorità riportano che l’individuo è gravato da precedenti per rapina, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, minaccia e atti persecutori, nonché per produzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
In virtù di queste valutazioni e dell’esito negativo della procedura d’asilo, la persona è stata nuovamente sottoposta a misure di trattenimento e inserita nel rimpatrio collettivo. Questo caso è stato citato dalle autorità come esempio delle complessità procedurali che possono emergere quando si combinano ordini di espulsione, interventi giudiziari e richieste di protezione internazionale.
L’intera operazione è stata svolta sotto la responsabilità degli uffici preposti alla gestione dei rimpatri e con la collaborazione di più enti, compreso il monitoraggio istituzionale esterno previsto per garantire il rispetto dei diritti delle persone coinvolte. Gli elementi documentati riguardano luoghi, numeri e attori istituzionali: Milano e la frontiera di Crotone, la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, l’Agenzia Frontex, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Garante Nazionale, la Commissione Territoriale e il Giudice di Pace.
L’operazione ribadisce l’impegno delle istituzioni nazionali e comunitarie nel coordinare rimpatri organizzati quando le procedure amministrative e giurisdizionali lo consentono, e sottolinea la necessità di coniugare l’efficacia delle misure di sicurezza con le garanzie procedurali e i controlli esterni.



