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Indagine su 243 milioni di Abbanoa affidati a Credem: interrogazioni e malumori in Sardegna

La procura ha aperto un’indagine dopo che la polizia giudiziaria ha acquisito documenti nella sede di Credem riguardo agli investimenti per 243.010.388 euro decisi dal Comitato di gestione patrimoniale di Abbanoa; in consiglio regionale l’interrogazione di Paolo Truzzu ha fatto emergere tensioni anche nella maggioranza.

Indagine su 243 milioni di Abbanoa affidati a Credem: interrogazioni e malumori in Sardegna

La vicenda che riguarda il trasferimento di risorse per 243.010.388 euro da parte di Abbanoa a Credem ha assunto il carattere di una questione pubblica dopo che la Procura ha deciso di aprire un’indagine. La mossa investigativa ha visto la polizia giudiziaria acquisire documenti nella sede dell’istituto di credito; al momento non è stato reso noto il dettaglio dei materiali raccolti, ma l’azione ha dato impulso a un dibattito politico e amministrativo in Sardegna.

I numeri, l’organo che ha deciso e le perplessità sollevate

Nel corso dell’esercizio 2026, come evidenziato da documentazione interna, sono stati effettuati investimenti in attività finanziarie per un valore pari a 243.010.388 euro, che rappresentano il 17 per cento del totale attivo. L’operazione sarebbe stata affidata a un unico intermediario senza una gara pubblica, sulla base di una comparazione tra due proposte di offerta e con una verifica di legittimità limitata al settore procurement. A mettere nero su bianco questi rilievi è stato Francesco Salaris quando era componente del collegio sindacale di Abbanoaprima della sua uscita dall’azienda e della successiva nomina in un ruolo all’interno di Aran.

Chi è titolare della società e quale peso hanno i Comuni

La proprietà di Abbanoa non è privata: la Regione detiene il 71 per cento del capitale e il restante è distribuito tra 342 Comuni. Questo dato sottolinea come si tratti di risorse che, nella sostanza, appartengono alla collettività sarda, rendendo più stringente l’esigenza di trasparenza sulle procedure che hanno portato all’affidamento degli investimenti a Credem.

Il ruolo del Comitato di gestione patrimoniale e le critiche sull’assenza del regolamento

Il documento interno ricostruisce inoltre che il Comitato di gestione patrimoniale è stato istituito con delibera del CdA a luglio del 2026 e che avrebbe potuto agire sulla liquidità dell’azienda. Secondo i rilievi, il Comitato — composto da tre persone — ha proceduto all’investimento senza che fosse stato formalmente approvato un regolamento che definisse i poteri e i limiti operativi. La mancata presentazione di quel regolamento all’organo amministrativo è stata segnalata come elemento critico dal componente del collegio sindacale.

La domanda che si leva, evidente e concreta, è: chi ha autorizzato il Comitato a impiegare una somma così consistente senza una procedura di gara? La spiegazione fornita in consiglio regionale dalla presidente della Regione, Alessandra Toddeè stata che il Comitato avrebbe operato in base al mandato generale assegnato dal CdA al momento della sua costituzione, avvenuta appena un anno prima dell’operazione con Credem.

Le conseguenze personali e il proverbio latino

Dopo le osservazioni sollevate, Francesco Salaris ha lasciato il collegio sindacale di Abbanoa per assumere una posizione direttiva in Aran. Il passaggio è stato commentato con la citazione latina “promoveatur ut amoveatur“, frase che in questo contesto è stata interpretata come un riferimento ai giochi di potere e alle dinamiche di gestione interna.

La situazione rimane fluida: l’apertura dell’inchiesta e l’acquisizione documentale da parte della polizia giudiziaria rappresentano passaggi formali che potrebbero chiarire se le procedure seguite rispettino le norme vigenti o se siano emerse profili di responsabilità amministrativa o penale.

Reazioni politiche e clima in consiglio regionale

L’interrogazione presentata dal capogruppo dell’opposizione Paolo Truzzu e la risposta della presidente Alessandra Todde in aula hanno fatto emergere non solo tensioni tra maggioranza e opposizione, ma anche malumori interni nella stessa maggioranza. Alcuni esponenti della coalizione hanno manifestato perplessità e dubbi, pur mantenendo discrezione pubblica sulle posizioni critiche. Il tema è dunque discusso, seppure in modo riservato, anche tra chi sostiene l’esecutivo regionale.

All’esterno, la cautela è palpabile: la materia coinvolge denaro definito pubblico e la possibilità di spiegazioni ufficiali è concentrata ora nelle mani degli inquirenti e dei vertici di Abbanoa. La vicenda resta sotto osservazione mentre la Procura prosegue gli accertamenti, e ogni passaggio documentale potrebbe rivelare elementi utili a ricostruire la catena decisionale che ha portato all’operazione.

In questo quadro, la comunità politica e i cittadini sardi attendono risposte chiare. I punti certi finora sono i numeri coinvolti — i 243.010.388 euro e la quota del 17 per cento dell’attivo — i nomi degli enti e delle persone coinvolte e l’apertura dell’indagine. Resta da chiarire la completezza delle verifiche interne e la documentazione che ha portato alla scelta dell’intermediario unico.

La storia continua a muoversi su due binari: da una parte l’azione della magistratura e l’esito degli accertamenti; dall’altra la pressione politica che solleva domande sul corretto uso di risorse pubbliche e sulla trasparenza degli atti amministrativi.

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