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Imprese sarde in difficoltà: il credito costa il 33% in più

Le imprese sarde affrontano costi del credito significativamente più alti rispetto alla media nazionale, con un impatto pesante sulla competitività e sull'occupazione.

Imprese sarde in difficoltà: il credito costa il 33% in più

Le imprese sarde si trovano ad affrontare una situazione sempre più critica riguardo all’accesso al credito. Secondo i dati più recenti, il costo del finanziamento per le aziende dell’isola è significativamente più elevato rispetto alla media nazionale, con un divario che raggiunge il 33%. Questo fenomeno non solo erode la competitività delle imprese locali, ma rappresenta anche un ostacolo significativo alla crescita economica e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

La situazione è resa ancora più complessa dalla polarizzazione dell’accesso al credito, che favorisce le grandi imprese a discapito delle PMI e delle microimprese, che costituiscono il cuore pulsante del tessuto produttivo sardo.

Un divario che penalizza le piccole e medie imprese

I dati elaborati dal Centro studi CNA Sardegna su fonte Banca d’Italia rivelano una realtà preoccupante. Tra ottobre 2026 e gennaio 2026, mentre le grandi imprese registravano un aumento del credito del +6,3%le piccole imprese subivano un’ulteriore riduzione del -1,7%. Questo divario è ancora più evidente se confrontato con la media del 2026: le grandi imprese hanno registrato un calo del -7,7%mentre le PMI e le microimprese hanno subito una contrazione del -18%.

La Sardegna emerge tra le regioni meridionali più penalizzate, superata solo dalla Basilicata. Le dinamiche di accesso al credito riflettono una selezione sempre più stringente da parte degli intermediari bancari, che preferiscono finanziare le imprese più strutturate a discapito delle realtà più piccole e vulnerabili.

Il costo del credito: un’emergenza strutturale

Se la contrazione dei volumi di credito è preoccupante, il costo del finanziamento rappresenta la vera emergenza per le imprese sarde. Al 31 dicembre 2026, la Sardegna si colloca al secondo posto in Italia per tasso di interesse applicato ai finanziamenti per esigenze di liquidità, con un valore del 6,58%superata soltanto dalla Calabria. Il divario rispetto alla media nazionale, attestata al 4,95%supera 1,6 punti percentuali, un onere significativo per ogni impresa che ricorre al credito bancario.

Questo scarto non è congiunturale, ma strutturale: già nel 2026 i tassi in Sardegna erano sistematicamente superiori alla media, e la fase restrittiva della politica monetaria (2026-2026), con picchi prossimi all’8%, ha amplificato ulteriormente il divario territoriale. Anche per i finanziamenti a medio-lungo termine destinati agli investimenti, la Sardegna si posiziona nella parte alta della graduatoria regionale, con un tasso medio del 4,88% contro il 4,29% nazionale.

La penalizzazione è trasversale a tutti i settori, ma colpisce con maggiore intensità le costruzioni e i servizi. Per esempio, nel settore delle costruzioni, il tasso medio in Sardegna è del 7,29% contro il 6,04% nazionale, con un differenziale di 1,25 punti percentuali. Nei servizi, il divario è ancora più marcato, con un tasso del 7,02% in Sardegna contro il 5,12% nazionale, un differenziale di 1,90 punti percentuali.

Le proposte di CNA Sardegna per affrontare l’emergenza

Di fronte a questa situazione critica, CNA Sardegna ha avanzato una serie di proposte concrete per affrontare il problema. Luigi Tomasipresidente di CNA Sardegna, ha dichiarato: “Un’impresa sarda paga strutturalmente di più per finanziarsi, non perché sia meno affidabile, ma perché opera in un contesto geograficamente svantaggiato. Questo divario erode competitività, scoraggia investimenti e riduce la capacità di creare occupazione.”

Tra le proposte avanzate da CNA Sardegna ci sono l’istituzione di un fondo regionale di garanziauno sportello dedicato alle PMI sarde e l’apertura di un tavolo con le istituzioni europee sul tema dell’insularità economica.

Francesco Porcudirettore di CNA Sardegna, ha sottolineato che “pagare il 33% in più per finanziarsi rispetto alla media nazionale è una distorsione di mercato che mina le fondamenta del sistema produttivo isolano. Con la riunione BCE dell’11 giugno si apre uno scenario di ulteriore incertezza. CNA Sardegna sarà in prima fila per difendere gli interessi degli artigiani e delle PMI sarde, con dati, proposte e la voce diretta alle istituzioni.”

In un contesto già difficile, l’eventuale rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. Un aumento di soli 0,5 punti percentuali porterebbe il tasso per la liquidità delle imprese sarde a sfiorare il 7,1%con un costo aggiuntivo stimabile in oltre 500 euro annui per ogni 100.000 euro di linea di credito utilizzata.

Le imprese artigiane e le PMI sarde non hanno la capacità di assorbire ulteriori shock finanziari. Il rischio è un credit crunch strutturale che comprime la capacità di crescita del sistema produttivo isolano proprio nella fase in cui i fondi PNRR e la programmazione regionale 2026-2027 richiederebbero la massima operatività delle imprese.

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