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Cala Finanza, polemica tra Roma e Regione dopo il via libera a un intervento costiero

Il governo ha dato il via libera a un progetto su dieci ettari a Cala Finanza, davanti all'Area Marina Protetta di Tavolara. La Regione Sardegna, con la presidente Alessandra Todde e l'assessore Francesco Spanedda, contesta la decisione e ha avviato le procedure per impugnare l'autorizzazione. Roberto Li Gioi parla di speculazione edilizia e ricorda che Roma ha ignorato il parere negativo di Regione, Comune e Soprintendenza.

Cala Finanza, polemica tra Roma e Regione dopo il via libera a un intervento costiero

Il 09 giu 2026 il Governo centrale ha autorizzato un intervento edilizio a Cala Finanzanel comune di Loiri Porto San Paolosuscitando una forte reazione da parte della Regione Sardegna e di rappresentanti istituzionali locali. Il progetto riguarda una superficie stimata di circa dieci ettari prospicienti l’Area Marina Protetta di Tavolara e sarebbe stato approvato con procedure semplificate attivate a livello nazionale.

La scelta romana è al centro di un confronto istituzionale che tocca temi di competenza, tutela paesaggistica e pianificazione urbanistica: la decisione è stata presa nonostante pareri contrari manifestati da enti locali e sovraordinati, generando un acceso dibattito politico e legale.

Reazioni istituzionali e motivazioni della Regione Sardegna

La presidente della Regione, Alessandra Toddeha reso nota la posizione dell’amministrazione isolana, sottolineando che le competenze regionali, le norme urbanistiche e la tutela del paesaggio non possono essere aggirate. Nel suo intervento pubblico Todde ha ribadito lo sforzo dell’ente nel tutelare il territorio e ha precisato che la Regione si è formalmente opposta all’autorizzazione governativa. Secondo la governatrice, lo sviluppo economico è sostenibile solo se compatibile con le leggi, le comunità e il valore dei luoghi: “Il governo ha dato il via libera”, ha ricordato, e per questo la Regione ha deliberato l’avvio delle procedure per impugnare il provvedimento davanti alle sedi competenti.

Nel discorso della presidente è emersa la distinzione netta tra promozione degli investimenti e rispetto delle prerogative istituzionali e ambientali: la costa non può essere trattata come uno spazio vuoto da riempire, ma va considerata come patrimonio pubblico e risorsa per l’economia durevole delle comunità locali.

Critiche politiche e ricorso al Tar

Il caso è stato stigmatizzato anche dal consigliere regionale e presidente della Commissione Ambiente, Roberto Li Gioiesponente del Movimento 5 Stelleche ha definito l’operazione una speculazione edilizia in un’area di elevato pregio naturalistico: “Siamo di fronte a una speculazione edilizia inaccettabile in un’area di pregio naturalistico elevatissimo.” Li Gioi ha inoltre evidenziato come, a suo avviso, Roma ha ignorato il parere negativo di Regione, Comune e Soprintendenzaautorizzando la realizzazione di un resort di lusso proposto da una società estera su una superficie di circa dieci ettari.

Di fronte a questa decisione l’amministrazione regionale ha scelto l’azione giudiziaria: l’assessore all’Urbanistica, Francesco Spaneddaha annunciato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) con l’obiettivo di ottenere l’annullamento del provvedimento ritenuto illegittimo e lesivo delle competenze regionali. La Regione ha espresso l’intenzione di difendere il patrimonio naturalistico “fino in fondo” e di tutelare le prerogative dell’autonomia territoriale.

Elementi procedurali e pareri coinvolti

Nel processo autorizzativo è emerso che l’unico organismo statale favorevole è stata la Struttura di missione della ZES Unicamentre il Comune coinvolto e la Soprintendenza avevano espresso osservazioni contrarie. Questo scarto tra valutazioni locali e scelta centrale ha innescato la disputa sull’interpretazione delle norme che regolano l’accesso alle procedure semplificate e le aree con vincolo paesaggistico o ambientale.

La mobilitazione istituzionale si accompagna ora alla fase giuridica: la deliberazione della Regione di impugnare il provvedimento rende probabile un confronto nelle aule del Tar, dove saranno discussi i profili di legittimità amministrativa e il rispetto delle competenze regionali nella pianificazione del territorio.

Implicazioni locali e prospettive

La vicenda di Cala Finanza rilancia questioni più ampie sulla gestione delle coste in Sardegna: la contrapposizione fra attrazione di investimenti e vincoli di tutela ambientale, il ruolo delle Zone Economiche Speciali e le garanzie per le comunità locali. Le parole della Regione — “Come Regione ci siamo opposti a questa autorizzazione” — e l’annuncio del ricorso al Tar indicano che la controversia proseguirà su più livelli istituzionali e legali.

Mentre le autorità regionali preparano le carte per il procedimento giudiziario, l’attenzione resta puntata su come verranno bilanciate esigenze di sviluppo e vincoli di tutela del paesaggio, in una delle coste più delicate e valorizzate dell’Isola.

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