I fatti denunciati riguardano un episodio che, secondo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Sorgia, mette in evidenza falle organizzative del sistema di emergenza e assistenza territoriale. I fatti riguardano un paziente affetto da sclerosi laterale amiotrofica con ventilazione tracheotomica e nutrizione tramite Peg, che ieri è stato trasportato al pronto soccorso per una situazione di dolore acuto e rischio di necrosi della lingua.
La dinamica dell’accaduto e le accuse
Secondo la ricostruzione fornita da Sorgia, il paziente è arrivato in ambulanza e, nonostante la gravità, è rimasto in una sala d’attesa per un tempo molto prolungato. Il consigliere afferma che il malato è stato lasciato in attesa dalle 18 del pomeriggio fino al mattino successivo, per un totale di circa 14 ore. Solo dopo le sollecitazioni insistenti della famiglia, che ha dovuto provocare l’attenzione del personale, sarebbe intervenuto un medico.
La risposta medica e la provocazione politica
Il referto finale comunicato al paziente, sempre secondo la denuncia pubblica, è stato laconicamente collegato alla natura della patologia: la condizione sarebbe stata ricondotta semplicemente alla malattia con la prescrizione di cortisone e le immediate dimissioni. Sorgia denuncia la gravità dell’esito: “Parcheggiare per 14 ore in una sala d’attesa promiscua” un malato così fragile, sostiene, espone il paziente a rischi elevati di infezioni e complicazioni.
Perché un intervento avrebbe richiesto dieci minuti
Nel suo intervento, il consigliere sottolinea che la procedura concreta per risolvere la crisi descritta non sarebbe stata complessa: secondo la ricostruzione, l’intervento appropriato in reparto competente avrebbe richiesto soltanto dieci minuti. La differenza tra un accesso diretto al reparto specializzato e una lunga attesa in pronto soccorso è per Sorgia una questione di efficacia clinica e di tutela della sicurezza del paziente.
Accesso diretto in Rianimazione come protocollo
Sorgia richiama il principio che i pazienti affetti da Sla, specialmente se tracheotomizzati e in condizione di emergenza, non dovrebbero transitare dal pronto soccorso ma essere inviati direttamente nei reparti di Rianimazione per una presa in carico immediata e specifica. Secondo lui, questo approccio è sostenuto dalla comunità scientifica e da direttive sanitarie più attente, ma sarebbe stato disatteso nel caso segnalato.
Le cause strutturali: la fine di un progetto e l’impatto sull’assistenza
La denuncia non si limita al singolo episodio: Sorgia attribuisce le responsabilità a scelte dirigenziali che avrebbero cancellato un modello di assistenza consolidato. Per circa 30 anni, spiega, esisteva un progetto specifico per il supporto domiciliare ai malati di Sla, basato anche sull’impegno di infermieri volontari che garantivano coperture anche fuori orario. Da circa un anno tale progetto sarebbe stato sospeso per disposizione dirigenziale, vincolando il personale a operare esclusivamente durante i turni ordinari.
Conseguenze pratiche delle modifiche organizzative
Secondo il consigliere, questa imposizione ha generato una situazione in cui la burocrazia ha preso il posto della medicina: proroghe dei piani di assistenza valutate “a tavolino” senza la possibilità per il personale di seguire periodicamente i pazienti a domicilio. Il risultato, denuncia Sorgia, è la progressiva fragilizzazione di persone già in condizione di estrema vulnerabilità.
Richieste e responsabilità politiche
Nell’accusa pubblica rivolta alla leadership regionale, il consigliere indica un nome specifico, ritenendo esistenti responsabilità politiche per il deterioramento della rete di assistenza. Chiede interventi immediati: ripristino dell’assistenza domiciliare e garanti per l’accesso diretto in Rianimazione ai pazienti Sla in emergenza. Nelle parole riportate, Sorgia ammonisce che “La salute non può essere merce di scambio per gli equilibri politici della Giunta”, sottolineando l’urgenza di direttive operative chiare.
Nel complesso, la vicenda solleva interrogativi sulla gestione dei casi critici, sull’organizzazione dei servizi territoriali e sul ruolo delle decisioni dirigenziali nella tutela dei pazienti più fragili. Resta aperta la richiesta di chiarimenti e di misure concrete per evitare il ripetersi di episodi analoghi.


