La convention repubblicana di Dallas ha visto emergere chiaramente una nuova figura di spicco nel partito: JD Vance. Il vicepresidente, 42enne dell’Ohio, ha saputo approfittare del palcoscenico offerto dall’American Airlines Center per consolidare la sua posizione come principale erede politico di Donald Trump e favorito per la nomination repubblicana alla Casa Bianca nel 2028.
Accolto dai cori della folla che scandiva “JD! JD!”, Vance ha tenuto un discorso che ha saputo unire la base del partito, dimostrando una capacità di leadership che ha impressionato molti delegati. “Dobbiamo occuparci delle cose da fare questo novembre. Poi penseremo a quello che verrà”, ha dichiarato, rimandando ogni discorso sul futuro immediato.
Vance vs. Rubio: la sfida per il 2028
La serata di Vance ha offerto l’occasione perfetta per guadagnare terreno sul suo principale rivale per il 2028, Marco Rubio, assente per una missione in America Latina. Rubio ha dichiarato di non avere “al momento” intenzione di candidarsi alla Casa Bianca, lasciando così il campo aperto a Vance.
Trump, dopo il suo discorso fiume della prima serata, si è limitato a un intervento conclusivo di circa 25 minuti, lasciando di fatto i riflettori a Vance. Il presidente, che secondo fonti vicine avrebbe già confidato privatamente di voler vedere il suo vice eletto nel 2028, ha elogiato la performance di Vance davanti alla platea: “Che lavoro ha fatto”.
La strategia di Vance per unire il partito
Prima della corsa alla Casa Bianca, c’è un obiettivo urgente per il GOP: superare le elezioni di midterm di novembre. Vance ha sfruttato il palco per parlare sia alla base Maga sia a quella parte del movimento che negli ultimi mesi ha mostrato insofferenza verso alcune scelte dell’amministrazione, a partire dalla guerra con l’Iran.
Ricordando l’amico Charlie Kirk, contrario al conflitto, il vicepresidente ha invitato i conservatori a non rompere il fronte repubblicano per singoli dissensi: “Non consegnate il Paese a un gruppo di pazzi soltanto perché non siete d’accordo con noi su una questione politica”, ha affermato, dipingendo poi i dem come “il partito che disprezza l’America e le persone che l’hanno costruita”.
L’episodio con il contestatore
Tra gli highlights della serata, lo scontro con un contestatore che agitava una bandiera messicana. “Amico mio, se ami così tanto il Messico, vattene laggiù. Ti compro io il biglietto aereo”, ha replicato Vance mentre l’uomo veniva allontanato. La risposta ha entusiasmato la platea e rafforzato tra molti delegati la sensazione di aver visto sul palco non soltanto un possibile successore di Trump, ma un candidato già pronto a raccoglierne l’eredità.
I numeri e le prospettive future
I numeri indicavano Vance come favorito già prima della convention. Nella media dei sondaggi sulle possibili primarie repubblicane del 2028, il vicepresidente è nettamente in testa con circa il 40%, davanti a Rubio al 22% e Donald Trump Jr. al 9%. Vance ha inoltre vinto lo straw poll della Cpac di quest’anno.
La corsa alla successione è ancora lontana e il vicepresidente continua a rinviare qualsiasi decisione a dopo i midterm, ma da Dallas arriva un segnale difficilmente equivocabile: una parte consistente della base repubblicana ha già cominciato a guardare al dopo-Trump.
Vance ha già segnato una vittoria importante: nella prima giornata di convention a Dallas ha raccolto 2 milioni di dollari per il Comitato nazionale repubblicano, in aggiunta a 5 milioni raccolti a Southampton il 19 agosto e altri due a Jackson Hole il 26 agosto. “Vance è intelligente ad essere totalmente concentrato sulle elezioni di midterm”, ha detto una fonte della Casa Bianca vicina al vicepresidente. “E ha dimostrato ai repubblicani di essere uno degli individui più abili nella raccolta fondi. È piuttosto chiaro che, se correrà per la presidenza nel 2028, sarà lui il vincitore della nomination”.



