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Crisi casa, scandali e Ceuta: la strategia di Sanchez verso le elezioni

Sanchez sceglie le elezioni anticipate per trasformare la crisi abitativa in campagna elettorale, rischiando l’ostilità di destra e indipendentisti.

Crisi casa, scandali e Ceuta: la strategia di Sanchez verso le elezioni

Il 5 ottobre il premier spagnolo Pedro Sanchez ha presentato le dimissioni e ha fissato le elezioni anticipate per il 29 novembre. La decisione arriva subito dopo la bocciatura, venerdì scorso, del cosiddetto piano casa una proposta di decreto-legge che avrebbe sospeso gli sfratti di inquilini vulnerabili e rinnovato automaticamente i contratti d’affitto fino al 2030. Il rifiuto ha dimostrato che il governo non possiede più la maggioranza necessaria per governare, spingendo Sanchez a trasformare la crisi abitativa nel fulcro della campagna elettorale.

La decisione di Sanchez: dimissioni e voto anticipato

Nel suo annuncio, Sanchez ha spiegato che la crisi abitativa ha generato proteste di massa in tutta la Spagna: migliaia di cittadini hanno occupato le piazze di Madrid, Valencia e altre città, chiedendo una risposta concreta contro la speculazione immobiliare. L’ex parlamentare catalano Jordi Xuclà, ora docente di diritto internazionale, interpreta la mossa come un tentativo del premier di “spostare il discorso da scandali e dalla crisi migratoria di Ceuta verso il tema della casa”, così da controllare la narrazione politica prima delle elezioni.

Motivi dietro la mossa

Secondo Xuclà, il piano casa aveva ricevuto un sostegno “inaspettato” anche da Junts, il partito di Carles Puigdemont, il che ha sorpreso la coalizione di centrosinistra. Tuttavia, la destra di Popolari e Vox, così come i catalani di Junts, hanno votato contro, indebolendo ulteriormente il governo. Sanchez ha quindi scelto di convertire la questione degli sfratti in una sorta di referendum politico, cercando di riunire gli elettori di sinistra intorno a un tema di interesse comune.

Il piano “casa” respinto: le dinamiche parlamentari

Il voto di sfiducia è avvenuto grazie a un’insolita convergenza tra Partito Popolare, Vox e i separatisti catalani di Junts. L’alleanza ha infatti presentato un’opposizione unitaria contro i due decreti: quello che sospendeva gli sfratti e quello che rinnovava automaticamente i contratti. La decisione del parlamento ha lasciato il governo di Sanchez senza la capacità di approvare legislazioni cruciali, forzandolo a ricorrere alle elezioni anticipate per tentare di riconquistare la fiducia degli elettori.

Il ruolo di Junts e della destra

Junts, che ha sostenuto la proposta di amnistia per Carles Puigdemont, vede ora la sua posizione compromessa. Xuclà avverte che “la legge sull’amnistia ha già costato ai socialisti una parte consistente di consensi”. Inoltre, la Corte costituzionale deve ancora pronunciarsi sulla norma di amnistia, il che potrebbe ulteriormente indebolire la posizione di Junts. Dall’altra parte, la destra, con i Popolari al 32% e Vox al 18% nei sondaggi, sembra pronta a guadagnare terreno, soprattutto sul tema migratorio legato a Ceuta, che continua a polarizzare l’opinione pubblica.

Le proteste sociali e l’intervento del Papa

Il caso di Maricarmen Abascal, 87-enne con disabilità, sfrattata per l’aumento esorbitante dell’affitto, ha scosso l’opinione pubblica e ha attirato l’attenzione di Papa Francesco. Il Pontefice ha definito la situazione una “cultura dello scarto” e ha invitato a regole più severe contro la speculazione, sottolineando che la risposta deve venire da “leader capaci e norme chiare”. Le proteste, organizzate dal Sindicato de las Inquilinas, hanno riunito più di 70.000 persone a Madrid, con manifestazioni anche a Valencia dove si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Prospettive elettorali: chi potrebbe guadagnare

Con le elezioni fissate, gli osservatori prevedono una corsa serrata. I socialisti sperano di recuperare i voti della sinistra moderata, mentre i radicali di Sumar rischiano di sottrarre consensi. La destra di Popolari, alimentata dal sostegno di Vox, potrebbe avvalersi della crisi migratoria di Ceuta per rafforzare il proprio messaggio anti-immigrazione, anche se la maggior parte dei migranti è già tornata in Marocco. Nel frattempo, l’alleanza indipendentista catalana potrebbe trovare un’opportunità di crescita se decide di partecipare alle elezioni, un passo ancora incerto ma cruciale per la configurazione del futuro Parlamento spagnolo.

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