La provincia di Nuoro si trova in cima alla classifica nazionale per il tasso di mortalità stradale, un primato che non fa onore alla regione. Nonostante l’introduzione del reato di omicidio stradale nel 2016, i dati ufficiali del ministero dell’Interno e dell’Istat tracciano un quadro sconfortante, che vede l’intera Sardegna coinvolta in un’emergenza profonda.
L’Italia registra ancora oggi oltre 3.000 morti all’anno su strada, con una media di oltre otto decessi al giorno. Il tasso di mortalità medio della penisola si attesta a 51,4 morti per milione di abitanti. Nel territorio nuorese questo rapporto raggiunge picchi da primato nazionale, ma la criticità riguarda l’intero territorio regionale.
L’inefficacia delle sanzioni penali
La legge approvata dieci anni fa ha creato un impianto repressivo particolarmente duro. Il Codice Penale punisce con severe pene detentive chi provoca un Incidente mortale guidando sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti, ma sanziona pesantemente anche chi supera i limiti di velocità o compie manovre pericolose.
L’intenzione dei legislatori puntava a scoraggiare i comportamenti a rischio attraverso la paura della sanzione. Tuttavia, l’esperienza di questo decennio evidenzia l’assenza di un reale effetto deterrente. A livello nazionale le forze dell’ordine hanno inviato 1.062 denunce alla magistratura nel 2026, un numero praticamente sovrapponibile alle 1.146 denunce del 2016.
I numeri delle province sarde
Il contrasto tra il numero di denunce penali e il totale dei decessi reali riflette la specificità della rete viaria sarda. Se Nuoro guida la classifica nazionale per tasso di mortalità ogni centomila abitanti, i territori di Cagliari e del Sud Sardegna concentrano il maggior numero di denunce complessive e di persone segnalate per incidente mortale.
Anche il sassarese registra un numero elevato di sinistri mortali lungo le arterie di collegamento con le zone costiere e gli aeroporti, mentre Oristano segnala tassi di mortalità costantemente sopra la media. Gran parte di questi tragici eventi avviene su strade extraurbane secondarie o statali a carreggiata unica, dove la combinazione tra velocità e configurazione della strada perdona con estrema difficoltà gli errori umani.
Gli incidenti autonomi
L’analisi incrociata dei dati nazionali e locali rivela un aspetto di primaria importanza per comprendere la tragedia delle strade isolane. Mentre le denunce riguardano circa 1.100 persone all’anno a livello nazionale, il numero complessivo delle vittime supera quota tremila. Quasi un terzo dei sinistri mortali coinvolge un solo veicolo, senza alcuna responsabilità di altri conducenti.
Gli automobilisti perdono il controllo del mezzo, sbandano e impattano contro ostacoli fissi in totale autonomia. La velocità eccessiva, i colpi di sonno e la distrazione causata dallo smartphone provocano la stragrande maggioranza di questi eventi tragici. In queste dinamiche la legge penale non esercita alcuna prevenzione, perché il conducente sottovaluta il pericolo oppure subisce una fatale perdita di concentrazione.
Il ruolo delle infrastrutture e dei controlli
L’applicazione dell’articolo 589-bis del Codice Penale non riguarda soltanto i guidatori sconsiderati. La magistratura e le decisioni della Cassazione estendono la responsabilità per la morte degli utenti della strada anche ai dirigenti degli enti proprietari delle arterie e ai responsabili della manutenzione viaria.
La legge impone infatti a questi soggetti l’obbligo di garantire la sicurezza della rete attraverso la sistemazione del manto stradale e l’eliminazione di situazioni di pericolo. Lo scarto tra il numero delle vittime e quello dei conducenti denunciati conferma come la mortalità dipenda da un insieme complesso di fattori. Oltre all’errore umano, incidono pesantemente lo stato di conservazione dell’asfalto, la scarsa illuminazione dei tratti extraurbani, l’assenza di spartitraffico centrali e l’efficacia dei controlli psicofisici su chi si mette alla guida.



