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Nuraghi a Cagliari: cosa sappiamo davvero su villaggi e presunte torri a Sant’Elia

L’archeologo Alfonso Stiglitz riassume le tracce nuragiche nel cagliaritano: quattro villaggi, capanne a materiale deperibile e ritrovamenti di oggetti cerimoniali; esprime inoltre riserve sull’ipotesi che due torri a Colle Sant’Elia siano nuraghi.

Nuraghi a Cagliari: cosa sappiamo davvero su villaggi e presunte torri a Sant’Elia

Negli scavi effettuati a Cagliari non sono emersi fino ad oggi nuraghi monumentali, ma la presenza nuragica è ben attestata all’interno dell’area urbana: gli studi evidenziano quattro centri abitati distribuiti nel territorio odierno. L’archeologo Alfonso Stiglitz autore del saggio Archeologia di un paesaggio costiero, Karaly nuragica chiarisce quali siano le prove materiali a supporto di questa lettura e perché nutre dubbi sull’attribuzione a nuraghi di due strutture a Colle Sant’Elia.

Presenze e caratteri dei villaggi nuragici nel cagliaritano

Le ricerche archeologiche hanno portato alla luce tracce di aggregazioni abitative in diversi punti della città: sono stati individuati villaggi con capanne a Pirri e Sa Illetta e materiale d’uso è stato rinvenuto in aree come Via BrentaBonaria e vicino all’orto botanico. In particolare, a Via Brenta sono emersi reperti ceramici e una matrice per strumenti in bronzo elemento che indica attività di lavorazione tipiche di un centro abitato. Ritrovamenti di pugnali e spilloni nelle aree pubbliche attorno a Bonaria e all’orto botanico vengono letti come indizi di contesti cerimoniali legati a insediamenti consolidati.

Un dato significativo emerso dall’indagine è la natura costruttiva delle capanne: a Cagliari prevalgono abitazioni con struttura in materiale deperibile infossate nel terreno, una tradizione che rimonta al Neolitico e che sopravvive anche in età nuragica. Questa modalità edilizia, riscontrata anche nelle zone limitrofe di Elmas e Assemini differisce dalla più nota tipologia di capanne in blocchi di pietra presente nell’entroterra, ad esempio a Selargius e in aree come Settimo San Pietro (dove si trova il Pozzo Sacro). La distribuzione dei modelli insediativi mostra

Ruolo funzionale dei villaggi e collegamenti marittimi

Il sito di Via Brenta è stato indicato come particolarmente strategico: posizionato allo sbocco del Campidano e vicino alle vie d’acqua (Cixeri e Riu Mannu), poteva fungere da nodo di scambio marittimo. I materiali di importazione rinvenuti in vari siti del cagliaritano — provenienti dall’area iberica, dal Mediterraneo orientale e da contesti micenei e fenici — suggeriscono l’esistenza di porti o punti di scambio che collegavano la produzione locale con rotte più ampie.

Il caso dei presunti nuraghi a Colle Sant’Elia

Negli ultimi mesi è stata avanzata l’ipotesi che sul Colle Sant’Elia — o Capo Sant’Elia — esistano due strutture attribuibili a epoche diverse: un protonuraghe datato al XV-XIV secolo a.C. e un nuraghe del Bronzo recente collocato tra il 1300-1200 a.C.. Autori di questa proposta sono fra gli studiosi che hanno segnalato la presunta scoperta; secondo la loro ricostruzione, le strutture sarebbero state inglobate in opere difensive e nascoste dalla vegetazione.

Lo scetticismo di Stiglitz riguarda sia la metodologia dell’annuncio pubblico sia l’interpretazione dei resti. Egli sottolinea che non sono state condotte indagini stratigrafiche preliminari prima delle comunicazioni alla stampa e richiama il principio che le attribuzioni cronologiche richiedono dati verificabili. Inoltre, osservazioni su carte e fotografie storiche non mostrano tracce compatibili con torri nuragiche in quell’area: in particolare, elementi topografici e cartografici d’epoca indicano la presenza di strutture militari del XX secolo — torrette costruite tra gli anni Trenta e Quaranta — piuttosto che manufatti del Bronzo.

Argomentazioni storiche e prospezioni precedenti

Nel dibattito è richiamato il lavoro di studiosi che nei primi decenni del Novecento eseguirono carte e prospezioni dettagliate attorno a Capo Sant’Elia, con rilievi che non individuano i nuraghi ora proposti. Stiglitz evidenzia che figure esperte di prospezione avevano individuato insediamenti neolitici nella stessa area senza segnalare torri antiche; ciò contribuisce al suo convincimento che l’attribuzione proposta sia da verificare con scavi e datazioni adeguate, prima di diffondere conclusioni definitive.

Più in generale, la lettura della storia urbana di Cagliari deve tener conto che l’area è abitata da circa 8.000 anni e che il paesaggio costiero si è trasformato: luoghi oggi promontori o lagune avevano configurazioni diverse in epoche remote. Secondo Stiglitz, questo complesso quadro stratigrafico e cronologico impone prudenza nelle attribuzioni e richiama alla priorità di dati archeologici rigorosi prima di avanzare ipotesi che modifichino la narrazione storica della città.

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