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Rincari del 44% sui collegamenti marittimi: Confindustria e Confapi chiedono interventi

Confindustria Sardegna e Confapi Sardegna avvertono che il costo del trasporto merci marittimo è aumentato oltre il 44% e, senza misure, «Senza interventi cresceranno inflazione e perdita di posti di lavoro». Le associazioni sollecitano la presidente Alessandra Todde a intervenire, citando il caso della Regione Siciliana che ha stanziato 30 milioni di euro.

Rincari del 44% sui collegamenti marittimi: Confindustria e Confapi chiedono interventi

Il costo per spostare merci via mare verso e dalla Sardegna ha raggiunto livelli che le associazioni industriali locali definiscono insostenibili. Nel documento inviato alla presidente della Regione, Alessandra Todde, Confindustria Sardegna e Confapi Sardegna mettono in luce un aumento dei prezzi che supera il 44 per cento e chiedono misure immediate per contenere l’impatto economico e sociale sull’isola.

Un rincaro concentrato sul trasporto marittimo

Le organizzazioni sottolineano come l’incremento dei costi abbia colpito in modo particolare il trasporto marittimo. Secondo la nota, l’aggravio dei prezzi si è consolidato negli ultimi mesi e sta già producendo effetti lungo l’intera filiera: dai vettori alle aziende fino ai consumatori. Le associazioni richiamano l’attenzione sui fattori che hanno contribuito a questa impennata, in particolare l’aumento dei costi energetici legato alla crisi nel Medio Oriente e l’applicazione della normativa europea sulle emissioni.

L’impatto della normativa europea

Nel testo ufficiale viene evidenziato il ruolo della direttiva che estende al settore navale il mercato delle quote di emissione di CO₂, l’Ets marittimo. Secondo le associazioni, questo meccanismo sta trasferendo costi aggiuntivi lungo la catena logistica e contribuendo a spingere verso l’alto i prezzi di trasporto, con ricadute sui bilanci aziendali e sui prezzi al consumo.

Settori più esposti e confronto con altre regioni

Confindustria e Confapi identificano alcuni comparti particolarmente vulnerabili: il manifatturiero, il settore lapideo, l’agroalimentare, la logistica e l’autotrasporto. Questi ambiti, spiegano le associazioni, competono già in condizioni di svantaggio rispetto ad altre aree italiane ed europee dove sono state adottate misure di sostegno a compensazione degli aumenti.

Un esempio pratico

Le associazioni citano il caso della Regione Siciliana, che nelle scorse settimane ha destinato 30 milioni di euro per alleviare l’onere del trasporto merci sulle imprese. Questo intervento viene proposto come modello a cui guardare per costruire risposte anche in Sardegna e mitigare così gli effetti immediati sui costi aziendali e sulla competitività.

Rischi per l’economia e il lavoro

Il documento esprime preoccupazione per le possibili ricadute occupazionali. Confindustria Sardegna e Confapi Sardegna riferiscono di riduzioni di personale già annunciate da alcune aziende del manifatturiero e del trasporto: segnali che, senza azioni correttive, potrebbero trasformarsi in un fenomeno più ampio. Le due organizzazioni sintetizzano il loro timore con una forte avvertenza: “Senza interventi cresceranno inflazione e perdita di posti di lavoro”, recita la nota inviata alla presidente Todde.

Competenze e competitività a rischio

L’aumento dei costi logistici non è solo un problema di prezzi: implica un cambiamento delle condizioni di competizione per le imprese sarde. Se le spese di trasporto restano elevate, le aziende rischiano di perdere commesse, quote di mercato e la capacità di attrarre investimenti, con effetti sulla struttura produttiva dell’isola nel medio termine.

La richiesta di intervento alla Regione

Per contrastare questa deriva, Confindustria Sardegna e Confapi Sardegna chiedono alla Regione di agire rapidamente, anche facendo ricorso alla prossima variazione di bilancio per introdurre misure economiche e normative di sostegno. Le organizzazioni propongono strumenti che possano ridurre l’onere sui trasportatori e sulle imprese, evitando che l’aumento dei costi si traduca esclusivamente in un aumento dei prezzi per i consumatori.

In assenza di azioni concrete, avvertono le associazioni, il sistema produttivo isolano potrebbe vedere una progressiva perdita di competitività, accompagnata da un aumento dei prezzi e da nuove ricadute negative sull’occupazione. La palla ora passa all’amministrazione regionale, chiamata a valutare opzioni che limitino l’impatto di uno scenario ritenuto già critico dalle rappresentanze imprenditoriali.

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