La Sardegna, terra di contrasti e bellezze naturali, nasconde tra le sue rocce un tesoro paleontologico di inestimabile valore. Un ritrovamento eccezionale, avvenuto nel territorio di Gonnesa, ha portato alla luce il mammifero fossile più antico mai scoperto in Italia, un frammento di mandibola che risale a ben 55 milioni di anni fa, all’alba dell’Eocene.
Questa straordinaria scoperta, che ha riscritto la storia della paleontologia nazionale, è stata portata alla luce grazie all’attenzione e alla competenza di diversi scienziati. Il paleontologo Daniel Zoboli ci guida attraverso questa affascinante storia, svelando i dettagli di un ritrovamento che ha dell’incredibile.
La scoperta dell’Atalonodon monterini
Tutto ebbe inizio nell’autunno del 1922quando l’ingegnere Erminio Ferraris, durante un’attività di estrazione in una cava di calcare miliolitico a Gonnesa, si imbatté in un prezioso frammento fossile. Consapevole del valore del reperto, Ferraris decise di donarlo all’Istituto Geologico della Regia Università di Torino.
Il fossile, un ramo mandibolare sinistro suddiviso in due parti lungo la serie dentale, apparteneva a un perissodattiloun ordine di mammiferi che oggi include cavalli, rinoceronti e tapiri. Nel 1923lo scienziato Umberto Monterin lo assegnò inizialmente a una specie sarda già nota, il Lophiodon sardus. Fu solo nel 1929 che il paleontologo Giambattista Dal Piaz, dopo un esame approfondito, capì di trovarsi davanti a qualcosa di mai visto prima.
Dal Piaz istituì così un nuovo taxon, battezzando l’animale Atalonodon monteriniin omaggio al collega che lo aveva studiato per primo. Questo nome, che significa ‘dente alato di Monterin’, riflette la struttura unica dei denti del fossile.
Un viaggio nel tempo
L’Atalonodonte era un erbivoro appartenente alla famiglia dei lofiodontidi, un gruppo di mammiferi che prosperò durante l’Eocene. Immaginarlo significa fare un salto in un’era in cui i mammiferi stavano iniziando a dominare la Terra dopo l’estinzione dei dinosauri. Con le sue forme che richiamavano quelle di un tapiro, si muoveva in una Sardegna dal clima e dalla vegetazione radicalmente diversi da quelli attuali.
La ricostruzione e lo studio di questo reperto, come evidenziato da Zoboli, non rappresentano soltanto un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione dei mammiferi in Europa, ma conferiscono alla Sardegna la medaglia d’oro della longevità geologica e paleontologica in Italia. Quel frammento di mandibola scoperto oltre un secolo fa in una cava del Sulcis è, a tutti gli effetti, il capostipite della fauna fossile nazionale.
Fossili sotto i piedi: la scoperta di Daniel Zoboli
Ma la Sardegna non smette di stupire. Il paleontologo Daniel Zoboli ha recentemente segnalato un’altra scoperta affascinante: sotto i piedi dei passanti di Marina Piccola, incastonate nella pavimentazione del molo, si trovano splendide sezioni di ammoniti. Questi molluschi cefalopodi, estinti milioni di anni fa, sono facilmente riconoscibili per la loro conchiglia a spirale.
Nonostante la Sardegna vanti un patrimonio geologico ricchissimo, questi esemplari sono ‘forestieri’. Come spiega l’esperto, si tratta di fossili-mattonella che non hanno origine sarda. ‘Questi reperti provengono da cave di rosso ammonitico,’ chiarisce Zoboli. ‘Si tratta di una litofacies carbonatica risalente al periodo tra il Giurassico e il Cretaceo, estremamente diffusa nella penisola italiana.’
Il rosso ammonitico, utilizzato spesso in edilizia e per arredi urbani per il suo caratteristico colore e la sua resistenza, deve il suo nome proprio all’incredibile abbondanza di ammoniti che contiene al suo interno. Così, mentre i cagliaritani passeggiano verso il Poetto e la Sella del Diavolo, senza saperlo camminano su un antico fondale marino di milioni di anni fa, trasportato dai distretti estrattivi continentali fin nel cuore del lungomare.



