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Soprannomi storici di Cagliari e lutto a Marrubiu per la centenaria tzia Maria Cao

Un viaggio tra i nomignoli che hanno colorato la vita dei quartieri di Cagliari e il commosso saluto a Tzia Maria Cao, una delle centenarie più amate della Sardegna

Soprannomi storici di Cagliari e lutto a Marrubiu per la centenaria tzia Maria Cao

La Sardegna racconta spesso le proprie vicende attraverso due registri: la vivace ironia delle comunità urbane e la lenta testimonianza delle vite lunghe. Nel capoluogo, i quartieri storici di CastelloMarinaStampace e Villanova hanno alimentato per secoli una tradizione di soprannomi popolari che riflettevano origini, mestieri e abitudini. Allo stesso tempo, i paesi dell’Isola celebrano la longevità con volti concreti: a Marrubiu, la scomparsa di Tzia Maria Cao a 101 anni ha riacceso ricordi e affetti collettivi.

I soprannomi dei quartieri storici di Cagliari e cosa raccontano

Per secoli Cagliari è stata organizzata attorno ai suoi quattro rioni: Castello ospitava nobili e funzionari, Marina si affacciava sul porto, Stampace era popolato da commercianti e pastori e Villanova mostrava un volto più religioso e artigiano. Da questa differenziazione sociale sono nati appellativi spiritosi e talvolta pungenti, entrati nella memoria collettiva.

Castello: dal prestigio alla presa in giro

Gli abitanti di Castelloun tempo al centro del potere cittadino, venivano derisi con il termine Piscia Tinteris«quelli che pisciano nel calamaio», un’immagine che scherniva chi viveva tra documenti e burocrazia. Con il declino economico del quartiere l’appellativo si trasformò in Piscia Arrenconis«quelli che pisciano negli angoli», una riduzione ironica del loro status sociale nel tempo.

Stampace, Villanova e Marina: caratteri e immagini popolari

Stampace era conosciuto per la sua gente schietta, commercianti e pastori dall’animo vivace, etichettati come Cuccurus Cottus«teste calde» o «zucche cotte», per indicare un temperamento focoso e il legame con osterie e taverne. A Villanovaquartiere con forte presenza di panettieri, nacque il soprannome provocatorio Panetteris Inforra Christusche alludeva a racconti popolari secondo cui, in tempi estremi, si sarebbe fatto ricorso a materiali inconsueti come combustibile: un’immagine piccante del rapporto tra fede, povertà e mestiere. Infine la Marinazona di approdo per marinai e viaggiatori, veniva presa in giro con l’espressione Culus Infustus«sederi a mollo», a sottolineare il legame costante con il mare e le attività portuali.

Lutto a Marrubiu: la scomparsa di Tzia Maria Cao, 101 anni

La comunità di Marrubiu ha salutato una delle sue figure più care: Tzia Maria Cao si è spenta all’età di 101 anni, lasciando il ricordo di una donna riconosciuta per dolcezza, gentilezza e lucidità. La notizia, diffusa da chi nel tempo ha raccolto le storie dei centenari sardi, ha suscitato commozione nel paese e tra quanti avevano avuto modo di conoscerla.

Il ruolo di Pierino Vargiu e Angela Mereu nell’archivio dei centenari

Tra i custodi delle memorie degli ultracentenari vi sono figure che viaggiano nell’Isola per documentare volti e racconti: Pierino Vargiu e la moglie Angela Mereu sono noti come ambasciatori dei centenari sardi e avevano incontrato, fotografato e intervistato Tzia Mariainserendola in un archivio umano che punta a preservare testimonianze di lunga durata. Il lavoro di chi raccoglie questi materiali contribuisce a mettere in rilievo valori come il lavoro, la famiglia e l’attaccamento alle radici.

La figura di Tzia Maria Cao rappresentava per Marrubiu una memoria vivente: una persona rispettata, disponibile a condividere aneddoti e insegnamenti, simbolo di quella longevità che ha reso celebre la Sardegna. La sua scomparsa è un richiamo al valore delle storie personali come strumenti di comprensione sociale e culturale, capaci di collegare gli aspetti quotidiani ai grandi mutamenti del Novecento che hanno segnato l’Isola.

Nel complesso, le due vicende — i soprannomi dei quartieri di Cagliari e il ricordo di Tzia Maria — offrono un ritratto della Sardegna che convive tra ironia popolare e rispetto per la memoria degli anziani. Entrambe le narrazioni restituiscono il profilo di comunità che si raccontano attraverso parole, sentenze e nomi, mantenendo viva una tradizione linguistica e umana che continua a essere parte integrante dell’identità locale.

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