11 Ottobre 2026 🌤 19°

Voci d’oltremare: il progetto che unisce corpo, voce e suono a Cagliari

Francesca Romana Motzo, direttrice artistica della Festa della Musica del Centro Culturale Il Ghetto di Cagliari, presenta Voci d'oltremare, un'esperienza che unisce corpo, voce e suono per esplorare l'identità sonora e la relazione con l'altro.

Voci d’oltremare: il progetto che unisce corpo, voce e suono a Cagliari

Nel cuore di Cagliari, un progetto innovativo sta rivoluzionando il modo di concepire la voce come strumento di espressione e connessione. Francesca Romana Motzo, direttrice artistica della terza edizione della Festa della Musica del Centro Culturale Il Ghetto di Cagliari ha ideato insieme alla musicoterapeuta vocale Alessandra Cavuto un’esperienza unica chiamata Voci d’oltremare.

Questo laboratorio guidato invita i partecipanti a esplorare la propria identità sonora e la relazione con l’altro attraverso il corpo, la voce e il suono. Un viaggio che va oltre il semplice canto, trasformando la voce in un’esperienza corporea e profonda.

La voce come primo strumento musicale

Francesca Romana Motzo ha sempre esplorato il rapporto tra gestomovimento e suono. In Voci d’oltremare, il corpo diventa il primo strumento musicale, un concetto che la stessa Motzo spiega con passione: “In realtà è la voce a essere il primo strumento musicale, il più importante che possediamo, proprio perché è organica e quindi profondamente corporea.”

La voce, secondo Motzo, non può prescindere dal corpo ed è portatrice di verità, perché riflette ciò che proviamo e ciò che pensiamo. “Per questa sua natura complessa non può essere considerata soltanto da un punto di vista estetico: sarebbe estremamente riduttivo. Possiamo, e forse dovremmo, esplorarla nella sua interezza, sperimentando tutte le sue infinite possibilità espressive, comunicative e relazionali.”

La voce come strumento di incontro e condivisione

Ma come può qualcosa di così personale e unico come la voce trasformarsi in uno strumento di incontro e condivisione? Motzo spiega che nella vita quotidiana la voce è ciò che realmente mettiamo in gioco di noi stessi. “Questo crea spontaneamente una connessione profonda sia con il proprio io sia con il gruppo, con il quale si condivide e si costruisce l’esperienza.”

La voce conduce in uno spazio di verità personale e umana come nessun altro strumento è capace di fare, perché riesce a toccare la sfera emotiva e affettiva fino a oltrepassare le leggi del tempo. “Cantare o vocalizzare per e con l’altro crea un legame istantaneo che, in una relazione ordinaria, richiederebbe molto più tempo per raggiungere la stessa qualità e profondità.”

Scoprire se stessi attraverso la voce

Partecipare a un workshop come Voci d’oltremare significa scoprire molto di sé. Motzo spiega che impariamo innanzitutto che siamo esseri sonori. “Ci riconosciamo in quell’atto perché riattiviamo memorie prenatali di una fase della nostra esistenza in cui tutto era vibrazione, una dimensione che la voce è capace di evocare.”

Attraverso il canto e la vocalizzazione ritroviamo un’armonia che ha un senso e un centro. Da questo nasce una condizione psicofisica ideale, misurabile anche sul piano organico: parametri vitali più armonici, produzione di endorfine e onde cerebrali che favoriscono rilassamento e benessere. A livello personale, Motzo aggiunge che esistono due espressioni umane che le restituiscono una fortissima sensazione di libertà: cantare e danzare. “Suono e movimento sono, in fondo, due facce della stessa medaglia.”

Il confine tra pratica terapeutica, ricerca artistica e performance

Nel workshop il confine tra pratica terapeutica, ricerca artistica e performance sembra dissolversi. Motzo riflette su questa complessità: “Negli anni ho creato dei veri e propri vasi comunicanti tra queste dimensioni, tanto che oggi faccio fatica a distinguerle: quando sono dentro una di esse, inevitabilmente attingo anche alle altre.”

Ciò che cambia è soprattutto la motivazione e l’obiettivo che desidera raggiungere. Motzo ha riflettuto molto sul concetto stesso di performance e su quanto possa essere portato ai suoi confini. Alla base c’è sempre la capacità espressiva dell’essere umano e il suo bisogno imprescindibile di entrare in relazione. “Il significato di ogni relazione dipende dal contesto nel quale la collochiamo.”

Per Motzo, guardare il mondo attraverso la musicoterapia significa avere maggiore cura della qualità del proprio stare nel mondo e delle azioni che compie. “Significa coltivare uno sguardo più attento, più consapevole e più dedicato.”

Progetti futuri e convegni

Dopo Voci d’oltremare, il lavoro di Francesca Romana Motzo continua a esplorare nuovi orizzonti. Da settembre a dicembre 2026 è prevista una programmazione intensa che si aprirà con il convegno Generazioni Zerosei. Linguaggi espressivi ed esperienze genitoriali in programma l’11 e il 12 settembre a Cagliari.

Il convegno sarà dedicato alla genitorialità contemporanea nella fascia 0-6 anni e avrà come tema centrale l’importanza dei linguaggi espressivi e artistici come strumenti fondamentali per la crescita dell’individuo fin dalla nascita. Sarà un appuntamento rivolto sia ai genitori sia ai professionisti dell’infanzia.

Interverranno esperti dell’espressività artistica nello 0-6, riconosciuti a livello territoriale e nazionale, insieme a ricercatori universitari che si occupano di genitorialità contemporanea provenienti dalle università di Torino, Genova, Milano-Bicocca e Cagliari. Seguiranno, come nelle passate edizioni, la rassegna musicale dedicata alle famiglie con bambini da 0 a 6 anni e la Carovana Sonora il progetto di educazione musicale rivolto alla gravidanza e alle famiglie con bambini nella fascia 0-6 anni.

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