La Sardegna si trova al centro di una polemica istituzionale dopo l’arrivo dei primi detenuti sottoposti al regime del 41-bis nel carcere di Uta. La presidente della Regione autonoma della Sardegna, Alessandra Todde ha duramente criticato il ministro della Giustizia Carlo Nordio per aver preso questa decisione senza un adeguato confronto con le istituzioni locali.
Il trasferimento dei detenuti, avvenuto il 5 settembre 2026, ha portato a un aumento significativo della popolazione carceraria in strutture già in difficoltà. La Todde ha espresso preoccupazione per le condizioni delle carceri sarde, sottolineando che Uta è già oltre la propria capienza e che anche il carcere di Bancali vive una situazione analoga, con carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione.
La mancanza di dialogo tra Regione e Governo
La presidente Todde ha rivelato di aver scritto formalmente al ministro Nordio il 4 agosto 2026, chiedendo gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. Tuttavia, non ha ricevuto alcuna risposta. «Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante, trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia», ha dichiarato Todde.
La critica principale riguarda la mancanza di coinvolgimento della Regione in una decisione che ha un impatto diretto sul territorio. «Si pretende che la Sardegna si faccia carico degli effetti di una scelta dello Stato mentre alla sua massima istituzione viene negata persino una risposta formale», ha aggiunto la presidente, sottolineando che la Regione aveva già richiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio.
Le criticità delle carceri sarde
La situazione delle carceri sarde è già critica prima dell’arrivo dei nuovi detenuti. Uta, una delle strutture destinate ad accogliere i detenuti al 41-bis, è già oltre la propria capienza, e anche il carcere di Bancali vive una situazione analoga. Inoltre, il sistema penitenziario sardo deve fare i conti con carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione.
Il trasferimento dei detenuti è avvenuto con un imponente apparato di sicurezza, con numerose pattuglie di carabinieri, polizia di Stato, polizia penitenziaria e Guardia di Finanza. I detenuti sono arrivati all’aeroporto militare di Decimomannu a bordo di un aereo della Guardia di Finanza, partito dallo scalo di Pomezia. In totale, sono 92 i detenuti sottoposti a questo regime di carcere duro che verranno ospitati a Uta.
Le dichiarazioni del ministro Nordio
Il mese scorso, il ministro Nordio aveva inaugurato la nuova sezione detentiva per i 41-bis nel carcere cagliaritano. Tuttavia, la presidente Todde ha criticato la mancanza di spiegazioni da parte del ministro riguardo ai criteri utilizzati per la scelta della Sardegna e alle misure previste per sostenere le conseguenze di questa decisione.
«Il ministro della Giustizia aveva il dovere istituzionale di spiegare perché sia stata scelta proprio la nostra Isola e come intenda garantire personale, sicurezza e assistenza sanitaria adeguati. Ha scelto il silenzio», ha concluso Todde, sottolineando che il Governo dovrà assumersi la responsabilità delle conseguenze di questa scelta.
La posizione della Regione sul 41-bis
La presidente Todde ha chiarito che la posizione della Regione non mette in discussione il regime speciale del 41-bis come strumento di contrasto alla criminalità organizzata. Tuttavia, contesta la decisione del Governo di concentrare una quota rilevante di detenuti al 41-bis nelle carceri sarde senza un adeguato confronto e senza spiegare i criteri utilizzati.
«Abbiamo combattuto perché l’insularità fosse riconosciuta in Costituzione. È inaccettabile che oggi proprio il fatto di essere un’isola diventi uno svantaggio da far pagare alla Sardegna», ha dichiarato Todde, sottolineando l’importanza di riconoscere le specificità della condizione insulare.
La polemica sollevata dalla presidente Todde riflette le tensioni tra il Governo e la Regione Sardegna riguardo alla gestione delle politiche carcerarie. La decisione di concentrare i detenuti al 41-bis in Sardegna senza un adeguato confronto istituzionale ha sollevato preoccupazioni sulle condizioni delle carceri locali e sulla capacità di gestire un aumento della popolazione carceraria in strutture già in difficoltà.



