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Pronto soccorso a rischio chiusura: la Regione cerca soluzioni

Con la fine del servizio di medici in affitto, la Sardegna rischia la chiusura di undici pronto soccorso. La Regione cerca soluzioni per evitare il collasso del sistema sanitario.

Pronto soccorso a rischio chiusura: la Regione cerca soluzioni

La Sardegna si trova di fronte a una sfida cruciale per garantire la continuità dei servizi di emergenza. Con la scadenza del servizio di medici in affitto fornito dalla MST Groupla Regione sta cercando soluzioni per evitare la chiusura di undici pronto soccorso in tutta l’isola.

La situazione è critica: circa cento gettonisticome vengono chiamati i medici in affitto, stanno per lasciare le loro posizioni, mettendo a rischio circa mille turni mensili di emergenza-urgenza. La scadenza definitiva è fissata per il 30 giugno, e la Regione sta lavorando senza sosta per reclutare nuovo personale.

La difficile transizione dai medici in affitto

La MST Groupsocietà di Vicenza che ha fornito il servizio di medici in affitto per cinque anni, ha reso noto che la fine del servizio è prevista per il 30 giugno. La società ha gestito circa mille turni mensili in undici servizi di emergenza di otto ASL: Oristano, Gallura, Sassari, Nuoro, Medio Campidano, Ogliastra, Cagliari e Sulcis.

La Regione Sardegna ha avviato una campagna di reclutamento per assumere nuovi medici o impegnarli con contratti di libera professione. Tuttavia, questa pratica è stata contestata dalla MST Group, che ha inviato una diffida all’Assessorato alla Sanità.

La diffida della MST Group

Nella diffida, la MST Group accusa la Regione di interferire nei rapporti contrattuali e di cercare di stornare i collaboratori. La società vicentina sostiene che l’Assessorato alla Sanità ha contattato direttamente i medici contrattualizzati con MST, prospettando loro l’apertura di un concorso straordinario o la stipula di contratti individuali.

La MST Group ha sottolineato che l’appalto del servizio ha comportato la creazione di una complessa infrastruttura operativache ha curato il procacciamento, lo screening delle competenze, la formazione specialistica e il coordinamento logistico-gestionale di un numero significativo di liberi professionisti. I contratti prevedono un patto di non concorrenza della durata di 12 mesi dalla cessazione del rapporto, che vieta ai medici di intrattenere rapporti professionali diretti o indiretti con le strutture sanitarie destinatarie del servizio.

Le conseguenze per i pronto soccorso sardi

La fine del servizio di medici in affitto potrebbe avere conseguenze gravi per i pronto soccorso sardi. Con la scadenza del servizio, un centinaio di gettonisti dovranno smettere di operare nelle strutture sanitarie dell’isola, lasciando mille turni di pronto soccorso scoperti.

La Regione Sardegna sta cercando di trovare soluzioni per evitare il collasso del sistema sanitario. Tuttavia, la situazione rimane critica, e la scadenza del 30 giugno si avvicina rapidamente. La speranza è che la Regione riesca a reclutare nuovo personale in tempo per garantire la continuità dei servizi di emergenza.

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