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Sequestro preventivo a Costa Paradiso per depuratore e piste abusive nel bosco

Intervento giudiziario a Trinità d’Agultu: il depuratore di Costa Paradiso è stato posto sotto sequestro preventivo il 19 giugno scorso dopo accertamenti su scarichi fuori norma, lo smaltimento illecito dei fanghi e la realizzazione di quattro piste abusive in area boschiva tutelata.

Sequestro preventivo a Costa Paradiso per depuratore e piste abusive nel bosco

Nel territorio di Trinità d’Agultu è scattato un provvedimento giudiziario che investe il depuratore del complesso turistico di Costa Paradiso e le opere limitrofe. A seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Tempio Pausania ha emesso un decreto di sequestro preventivo datato 19 giugno scorso materiale che è poi stato oggetto di ulteriori atti e verifiche sul campo.

Risultati tecnici delle indagini e responsabilità ambientali

Le verifiche, condotte dal Nucleo Operativo Ecologico del Comando provinciale dei carabinieri di Sassari insieme al Corpo forestale hanno messo in luce criticità legate alla gestione degli effluenti e dei rifiuti prodotti dall’impianto. In particolare, gli inquirenti hanno rilevato che “gli scarichi del depuratore superavano i valori limite previsti dalla normativa vigente“; tale circostanza solleva preoccupazioni concrete per il rischio di contaminazione delle acque e per il degrado di porzioni significative di suolo e sottosuolo.

In parallelo è emerso che “i fanghi prodotti venivano smaltiti in modo illecito“: questa accusa indica pratiche di gestione dei rifiuti non conformi alle regole e con potenziali ripercussioni ambientali e amministrative. Il quadro investigativo ha quindi ricomposto una serie di violazioni che hanno portato alla misura precautelare del sequestro.

Ambito di tutela e perimetro degli interventi

L’area interessata non è neutra dal punto di vista paesaggistico e idrogeologico: il sito vicino al depuratore si trova in una zona sottoposta a vincoli di tutela, idrogeologico e inserita nella rete europea di siti protetti Natura 2000. La presenza di queste tutele amplifica la gravità delle opere non autorizzate riscontrate dagli investigatori, perché le anomalie non coinvolgono solo aspetti tecnici della depurazione ma anche la conservazione del paesaggio e degli habitat.

Le opere abusive: quattro piste scavate nella boscaglia

Oltre alle criticità gestionali dell’impianto, è stato documentato che sono state scavate “quattro piste abusive” all’interno di un’area boscata di particolare valore ambientale. Tali tracciati sono stati realizzati per permettere la posa di condotte fognarie e hanno alterato porzioni di vegetazione e suolo in una zona che, per il suo valore pubblico, è soggetta a vincoli di tutela del paesaggio.

La realizzazione di queste piste, oltre a configurare illeciti dal punto di vista urbanistico e paesaggistico, ha implicazioni pratiche: la creazione di nuovi corridoi artificiali all’interno del bosco può facilitare l’erosione, modificare i deflussi delle acque superficiali e compromettere l’integrità degli habitat protetti dalla normativa locale e comunitaria.

Attori istituzionali coinvolti e cronologia degli accertamenti

Le attività d’indagine sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania e attuate dal Nucleo Operativo Ecologico del Comando provinciale dei carabinieri di Sassari insieme al Corpo forestale. Il decreto di sequestro preventivo, emesso il 19 giugno scorso ha quindi una base procedurale e tecnica solida, frutto di accertamenti sul campo e analisi dei parametri di scarico e di gestione dei rifiuti.

Successivamente agli accertamenti, la vicenda ha avuto sviluppi procedurali e amministrativi nei competenti uffici giudiziari e amministrativi del territorio, con passaggi formali presso il Tribunale di Tempio Pausania e la Procura che dirige le indagini. La situazione è stata notificata alle parti interessate e seguita con attenzione dagli enti locali e dagli organi competenti in materia ambientale.

Impatti potenziali e rilevanza locale

L’intervento giudiziario a Costa Paradiso tocca temi sensibili per l’area di Trinità d’Agultu e per la provincia di Sassari la tutela del paesaggio, la protezione delle risorse idriche e il corretto smaltimento dei reflui sono questioni che influenzano la fruizione turistico-ricettiva del territorio e la salute degli ecosistemi locali. Il sequestro mira a preservare la situazione ambientale mentre gli organi giudiziari e tecnici approfondiscono responsabilità e responsabilità correttive.

Gli atti ufficiali contengono già elementi puntuali: la dichiarazione che “gli scarichi del depuratore superavano i valori limite previsti dalla normativa vigente“, l’accusa che “i fanghi prodotti venivano smaltiti in modo illecito“, la constatazione delle “quattro piste abusive” e il fatto che l’area sia una “zona sottoposta a vincoli di tutela del paesaggio” sono punti che accompagneranno le fasi successive del procedimento.

Il caso rimane quindi sotto osservazione sia dal punto di vista giudiziario che tecnico: eventuali sviluppi verranno registrati nelle sedi competenti, mentre il sequestro preventivo rappresenta la misura adottata per tutelare il patrimonio naturale e garantire che eventuali ripristini o responsabilità siano affrontati nel rispetto delle norme vigenti.

Mercoledì, 24 giugno 2026

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