26 ottobre 2026 🌤 23°

Cabras, festival di archeologia: dibattiti sulla tutela e il gran finale con Carmina Burana

Il Festival Internazionale dell’Archeologia a Cabras ha concentrato l’attenzione sulla tutela del patrimonio e sulla riunificazione del corpus statuario di Mont’e Prama, con interventi istituzionali e una serata conclusiva dedicata alla musica.

Cabras, festival di archeologia: dibattiti sulla tutela e il gran finale con Carmina Burana

Il Festival Internazionale dell’Archeologia, ospitato nel nuovo parco del Museo Civico “G. Marongiu” a Cabras, ha dedicato l’edizione 2026 a un confronto serrato sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. L’evento ha raccolto un pubblico in crescita e ha unito interventi tecnici e momenti culturali che hanno rimarcato l’importanza del rapporto tra istituzioni, comunità locali e progetti espositivi di ampio respiro.

Nel corso delle giornate il dibattito è stato condotto sotto la guida di Ambra Pintore e ha visto la partecipazione di soprintendenze, enti e fondazioni impegnate nella gestione dei beni culturali. L’obiettivo dichiarato è stato quello di mettere a fuoco come la collaborazione tra istituzioni e cittadini sia fondamentale per proteggere un patrimonio esposto a minacce diverse, dalla criminalità alla semplice ignoranza della storia.

Dialogo istituzionale su tutela e responsabilità

Tra i contributi più significativi si sono distinti gli interventi di Elena Anna Boldetti e Monica Stochino rispettivamente soprintendenti per le aree metropolitane e le province di Cagliari, Oristano, Sud Sardegna, Sassari e Nuoro, e di Anthony Muroni presidente della Fondazione Mont’e Prama. I relatori hanno sottolineato il ruolo imprescindibile della tutela istituzionale e della promozione culturale come strumenti complementari per la salvaguardia dei beni.

Il confronto ha evidenziato come la sensibilizzazione pubblica sia una strategia chiave: informare e coinvolgere le comunità locali significa creare una rete di custodia collettiva che affianca le azioni amministrative e scientifiche. In questo quadro la comunicazione culturale è stata definita una leva necessaria per trasformare la conoscenza in protezione effettiva.

La questione della restituzione e il valore identitario

Al centro della discussione è emerso il tema della gestione dei reperti e della loro ubicazione territoriale: il sindaco di Cabras, Andrea Abis ha ripercorso le difficoltà che hanno preceduto la riunificazione del complesso statuario, definendole «una storia di eventi e vicissitudini». Questo richiamo ha rimarcato come le vicende legate al patrimonio siano spesso segnate da passaggi complessi che richiedono mediazione e impegno istituzionale.

Il principio espresso con forza dai partecipanti è stato chiaro: «il patrimonio deve rimanere nel luogo dove viene scoperto», un’affermazione che conferma la centralità del rapporto tra reperti, paesaggio e comunità d’origine nella politica culturale locale e nazionale.

Progetti espositivi e nuovo allestimento dei Giganti

Un’ampia parte dell’appuntamento è stata dedicata ai progetti di valorizzazione promossi dalla Fondazione Mont’e Prama con particolare attenzione al lavoro di ricomposizione del corpus statuario del sito di Cabras. Luca Cheri direttore scientifico della Fondazione, ha illustrato la criteriologia che ha ispirato la nuova sistemazione delle statue, sottolineando scelte orientate alla essenzialità e alla coerenza con possibili assetti originari.

La nuova disposizione è stata pensata per favorire un’esperienza di visita che permetta al pubblico un confronto diretto e personale con ogni singola statua: l’intento è stimolare un dialogo intimo ed emozionale tra visitatore e reperto, valorizzando così il forte legame tra l’oggetto e il suo contesto territoriale.

Impegni istituzionali e riconoscimenti

Nel ricordare i passaggi istituzionali che hanno favorito la riunificazione, Anthony Muroni ha citato il ruolo delle Istituzioni e ha ringraziato per gli impegni assunti nel tempo, facendo riferimento all’impegno preso nel 2026. L’attenzione al rispetto dei tempi e alla responsabilità morale delle scelte pubbliche è stata più volte richiamata come elemento centrale per garantire la sostenibilità e la visibilità internazionale del progetto.

Accanto ai temi tecnici e politici, il festival ha mantenuto un forte legame con il linguaggio artistico, prevedendo momenti musicali e di intrattenimento che hanno accompagnato le conversazioni scientifiche e istituzionali, rafforzando il filo conduttore tra memoria, identità e contemporaneità.

La manifestazione ha inoltre offerto spazio a riflessioni sui rapporti culturali e sugli scambi mediterranei, ribadendo la funzione dei grandi progetti espositivi come strumenti di dialogo tra storie locali e platee internazionali. La chiusura del festival, con un evento performativo di richiamo, ha segnato la volontà degli organizzatori di unire ricerca, partecipazione e fruizione pubblica in un’unica architettura culturale.

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