Il paesaggio del Meilogu ha restituito un nuovo frammento della sua storia preistorica: a circa seicento metri dalla nota necropoli di Montigiu Zuffinu, nel territorio di Bonorva, è stata individuata una domus de janas fino ad ora poco documentata. La scoperta è avvenuta quasi per caso grazie a due appassionati di archeologia sarda, Denise Diana—che ha realizzato la documentazione fotografica—e Giorgio Fenu, che si trovavano in zona per visitare monumenti già noti. L’area è caratterizzata da affioramenti di trachite e da una morfologia collinare che nasconde numerosi ipogei.
Navigando tra i rilievi e le piccole colline, i due esploratori hanno rinvenuto una serie di ipogei in vari stati di conservazione, la maggior parte dei quali in parte crollati o ostacolati dalla vegetazione. Tra questi spicca un sepolcreto scavato nella roccia con un portello esterno ornato in modo particolare: la soglia presenta una serpentina incisa entro una cornice a goccia. La tomba mostra una pianta a doppio ambiente — un’anticella e una cella interna — secondo uno schema ricorrente nella funeraria preistorica isolana.
Caratteristiche architettoniche e stato di conservazione
La struttura è interamente ricavata nella trachite, roccia che spesso ospita le sepolture ipogeiche della zona. L’anticella funge da vestibolo di accesso e, nel caso di questo ipogeo, risulta parzialmente ostruita da blocchi di trachite posizionati in epoche successive, probabilmente come ricovero per animali o per protezione temporanea. La cella interna conserva forme e volumi leggibili, benché alcune parti mostrino segni di distacco e infiltrazioni. L’insieme delle caratteristiche rende l’ambiente un esempio significativo di sepoltura rupestre, con elementi che meritano un rilevamento dettagliato.
Il portello e l’apparato decorativo
Il motivo inciso sul portello è il dettaglio più interessante della scoperta: una serpentina racchiusa in una cornice a forma di goccia, ornamento non comune nelle testimonianze locali pubblicate finora. Questa decorazione esterna, ben conservata, offre spunti di studio sul linguaggio simbolico dei costruttori e sulle tecniche di incisione nella trachite. Pur evitando interpretazioni non supportate da analisi, è evidente che l’apparato ornamentale contribuisce a classificare l’ipogeo come un elemento di rilievo nel panorama funerario preistorico sardo.
Contesto territoriale e ricadute per la ricerca
Il ritrovamento sottolinea quanto sia ancora esteso il patrimonio ipogeico non censito in Sardegna: molte tombe e nicchie funerarie giacciono su fondi privati o in aree difficili da raggiungere, esposte all’azione degli agenti atmosferici e alla crescita vegetale. Senza interventi di censimento e misure conservative, queste testimonianze rischiano il degrado o la perdita definitiva. La segnalazione da parte di cittadini e appassionati, come nel caso di Denise Diana e Giorgio Fenu, rappresenta spesso il primo passo perché le autorità possano avviare sopralluoghi e studi scientifici mirati.
Valore scientifico e necessità di tutela
Rilevare e catalogare siti come questa domus de janas è fondamentale per costruire una mappa completa del patrimonio ipogeico isolano e per comprendere la distribuzione delle pratiche funerarie preistoriche. Un censimento aggiornato permetterebbe di pianificare interventi di conservazione, di protezione contro il degrado e di accessibilità controllata. Inoltre, studi stratigrafici e analisi materiali potrebbero fornire dati utili per contestualizzare cronologicamente e culturalmente l’ipogeo rispetto alla vicina necropoli di Montigiu Zuffinu.
Prospettive operative e responsabilità collettiva
La scoperta apre la strada a possibili azioni congiunte: sopralluoghi tecnici da parte degli enti competenti, rilievi topografici e fotografici sistematici, nonché interventi di messa in sicurezza per evitare ulteriori danni. È auspicabile che il rinvenimento venga inserito in inventari ufficiali e che si valuti la possibilità di studiare e conservare il sito in collaborazione con istituzioni scientifiche e proprietà locali. La testimonianza dei ritrovatori, corredata dalla documentazione fotografica, costituisce un elemento prezioso per avviare queste pratiche.
In sintesi, il ritrovamento a Bonorva rafforza l’idea che il sottosuolo sardo custodisca ancora molte storie non raccontate: dalla necropoli di Montigiu Zuffinu a questa nuova domus de janas, il territorio del Meilogu offre spunti di ricerca che chiedono attenzione, tutela e una catalogazione sistematica per preservare il patrimonio per le future generazioni.