La situazione della sanità pubblica in Sardegna è al centro di aspre critiche da parte del sindacato USB Sanità. Dopo le rassicurazioni della presidente della Regione Alessandra Todde, il sindacato ha deciso di fare il punto sulla reale situazione dei pronto soccorso dell’isola, evidenziando criticità strutturali e carenze di personale.
Il confronto tra i dati forniti dalla Regione e la realtà dei territori emerge in modo netto. USB Sanità ha analizzato i periodi compresi tra il 9 giugno e il 6 luglio 2026 e tra l’8 giugno e il 5 luglio 2026, sottolineando che nel secondo intervallo ben 23 giorni su 28 sono ancora influenzati dalla presenza di medici gettonisti esternalizzati. Questo rende il periodo troppo breve per valutare la tenuta del nuovo modello organizzativo.
Le criticità dei pronto soccorso sardi
Secondo USB PI Sanità, la situazione nei pronto soccorso di Isili, Olbia, Sorgono, San Gavino Monreale e Oristano, insieme alle difficoltà dell’Ortopedia di Nuoro, dimostra che il sistema dell’emergenza-urgenza è sottoposto a una forte pressione. Anche nell’area metropolitana di Cagliari emergono problemi legati alla carenza di personale e ai carichi di lavoro sempre più complessi.
Gianfranco Angioni, referente regionale di USB Sanità, ha dichiarato: “Se i servizi vengono ancora garantiti è grazie alla professionalità, alla dedizione e ai sacrifici quotidiani di medici, infermieri, OSS e di tutto il personale sanitario. Ma non è possibile continuare a chiedere ai lavoratori di colmare con il proprio impegno carenze strutturali che richiedono scelte politiche e organizzative precise.”
Il caso emblematico di San Gavino Monreale
Un esempio lampante delle difficoltà che attraversano la rete dell’emergenza-urgenza regionale è il pronto soccorso dell’Ospedale Nostra Signora di Bonaria di San Gavino Monreale. A fronte di una dotazione organica prevista di undici medici, oggi risultano presenti soltanto due medici titolati. Una situazione drammatica che evidenzia una carenza di personale ormai non più sostenibile e che mette sotto pressione chi ogni giorno garantisce l’assistenza ai cittadini.
La richiesta di trasparenza e programmazione
USB Sanità ha richiesto un quadro completo e trasparente della situazione, chiedendo di conoscere quanti medici erano effettivamente in servizio prima del 30 giugno e quanti dal 1° luglio, quali siano gli organici reali dei pronto soccorso e con quali modalità vengano coperti i turni. “Il confronto deve essere fatto sul prima e sul dopo lo stop ai gettonisti, utilizzando un periodo statisticamente significativo e dati completi”, ha affermato Angioni.
Il sindacato ha inoltre rinnovato la richiesta di pubblicazione dei verbali degli incontri tra l’Assessorato regionale alla Sanità e i Direttori Generali delle Aziende sanitarie. “Solo attraverso la trasparenza si può comprendere quali criticità siano state evidenziate, quali soluzioni siano state individuate e quale sia realmente lo stato della sanità sarda”, ha aggiunto Angioni.
Per USB PI Sanità è necessario un “cambio di passo”: “La sanità pubblica ha bisogno di una programmazione seria, di investimenti, di assunzioni e di stabilizzazioni del personale. Bisogna valorizzare chi da anni garantisce i servizi, riconoscendo professionalità e competenze maturate sul campo. Non possiamo continuare a perdere operatori mentre gli organici restano insufficienti.”
“La trasparenza non è un atto di debolezza, ma il presupposto per ricostruire la fiducia dei cittadini e valorizzare il lavoro di chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute. Se vogliamo rilanciare la sanità pubblica dobbiamo partire dalla realtà dei reparti, ascoltare gli operatori e programmare investimenti, assunzioni e stabilizzazioni. La sanità non può continuare a reggersi esclusivamente sul sacrificio dei lavoratori: servono scelte coraggiose, organici adeguati e una programmazione seria. I problemi vanno affrontati, non nascosti dietro numeri che rischiano di restituire un’immagine incompleta della situazione. La salute dei cittadini e la dignità degli operatori devono tornare al centro delle decisioni”, ha concluso Angioni.



