Nel 2026, la Sardegna ha dimostrato una notevole resilienza nel mercato dei beni durevoli nonostante un contesto economico nazionale in rallentamento. I dati raccolti dall’Osservatorio Annuale Consumi rivelano un quadro interessante, con alcune province che hanno saputo distinguersi per dinamismo e capacità di adattamento.
Mentre il resto d’Italia registrava un calo del 2,1% nella spesa per beni durevoli, la Sardegna ha contenuto la flessione allo 0,8%, attestandosi a 1 miliardo e 654 milioni di euro. Questo risultato colloca l’isola tra le regioni che hanno reagito meglio alla crisi, grazie soprattutto al settore dell’usato e ai comparti legati alla casa.
Nuoro sorprende: la provincia con la crescita più alta d’Italia
Tra le province sarde, Nuoro si è distinta per la sua performance, registrando una crescita dello 0,5% nella spesa complessiva per beni durevoli, pari a 205 milioni di euro. Ancora più significativo è il dato sulla spesa media per famiglia, che ha raggiunto i 2.173 euro, con un incremento dello 0,5%. Questi risultati collocano Nuoro al primo posto in Italia per dinamica di spesa.
La provincia di Cagliari tradizionalmente il principale mercato sardo per i beni durevoli, ha registrato una spesa complessiva di 496 milioni di euro, con una flessione dell’1,4%. La spesa media per famiglia si è attestata a 2.455 euro, anch’essa in calo dell’1,4%. Nonostante il calo, Cagliari rimane il motore economico dell’isola, con un valore nazionale di 51° posto.
Sassari, con 494 milioni di euro di spesa in beni durevoli e una flessione contenuta allo 0,6%, si conferma una delle province più vivaci dell’isola. La spesa media per famiglia è di 2.151 euro, in calo dello 0,6%. Oristano, invece, chiude il 2026 con 143 milioni di euro di spesa, il mercato più piccolo della Sardegna per volumi.
Il settore delle costruzioni: un terzo dell’economia sarda
Le costruzioni rappresentano un pilastro fondamentale per l’economia sarda, contribuendo per il 31% al valore aggiunto regionale. Questo settore ha trainato la crescita occupazionale negli ultimi sei anni, con un aumento di 15.000 posti di lavoro. Dal 2019 al 2026, mentre i servizi hanno perso tremila lavoratori e l’industria ne ha guadagnati tremila, le costruzioni hanno prodotto il 94% della crescita occupazionale della regione.
L’indagine commissionata dalla Fillea Cgil Sardegna al centro di ricerche Cresme ha evidenziato come la casa e l’ambiente costruito rappresentino un’opportunità per lo sviluppo e la coesione sociale. Tuttavia, nonostante l’importanza del settore, le politiche nazionali non sembrano adeguatamente sostenere le costruzioni, con un taglio sulle detrazioni per le ristrutturazioni che rischia di riaprire le porte al lavoro nero.
La sfida dell’accesso alla casa
Un aspetto critico emerso dall’indagine riguarda l’accesso alla casa. Negli ultimi dieci anni, mentre la popolazione in Sardegna è diminuita di 49.000 abitanti, le famiglie sono cresciute di 23.000 unità, aumentando la domanda abitativa. Tuttavia, l’aumento dei prezzi delle case e degli affitti ha reso la Sardegna la quinta peggior regione italiana in termini di capacità di accesso al bene casa. In particolare, la regione è la prima in Italia per aumento dei prezzi dal 2026 al 2026, con un incremento del 30%.
Per affrontare queste sfide, la Fillea Cgil ha lanciato un appello alla Regione affinché investa sul settore delle costruzioni con risorse e indirizzi che ne restituiscano la centralità. Tra le proposte avanzate, la creazione di una mappa regionale unica del patrimonio abitativo vuoto, attraverso la sinergia dei diversi enti titolari.



