La Sardegna si prepara a chiudere un’estate che, in termini di presenze turistiche, potrebbe essere ricordata come una delle più affollate. Tuttavia, dietro questa apparente prosperità, si nasconde una realtà più complessa che preoccupa gli operatori locali. Secondo i dati raccolti da Confesercenti Sardegna, molte attività che dipendono direttamente dalla spesa dei turisti stanno registrando un calo significativo dei consumi.
Bar, ristoranti, pizzerie e servizi turistici segnalano una riduzione dei consumi, con i turisti sempre più attenti al prezzo e meno propensi a spendere. Questo fenomeno è particolarmente evidente nella ristorazione, dove si registra una diminuzione sia del numero di pasti consumati che dello scontrino medio rispetto allo scorso anno.
I dati preoccupanti della ristorazione e dei servizi turistici
Gian Battista Piana, direttore regionale di Confesercenti Sardegna, ha dichiarato: “Secondo le informazioni raccolte tra gli operatori, la contrazione dei consumi nella ristorazione e nei servizi maggiormente legati al turismo sarebbe nell’ordine del 20-25%, con punte fino al 40% in alcune aree.” Questo calo è ancora più evidente in attività come il noleggio di gommoni, dove si registrano cali fino al 50%, soprattutto nella costa orientale del Nuorese.
Questi dati, sebbene debbano essere verificati e consolidati dalle statistiche ufficiali, pongono una domanda cruciale: come è possibile che le presenze turistiche aumentino mentre il valore economico prodotto dal turismo diminuisce? Un segnale preoccupante arriva anche dai supermercati, dove la spesa è in aumento. Questo potrebbe indicare uno spostamento dei consumi verso soluzioni più economiche, a discapito della ristorazione e dei servizi turistici.
Le eccezioni e le sfide future
Le difficoltà sembrano interessare gran parte dell’isola, con alcune eccezioni come Alghero, dove gli operatori riferiscono volumi di attività sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno. Tuttavia, anche la crescita delle strutture ricettive e delle presenze deve essere letta con attenzione. Il forte aumento delle strutture censite negli ultimi anni è stato favorito anche dall’emersione di un’offerta precedentemente non registrata, in relazione all’introduzione del CIN.
Gian Battista Pinna, presidente di Confesercenti Sardegna, sottolinea che “non possiamo chiederci solo quanti turisti arrivano in Sardegna, ma dobbiamo interrogarci su quanto valore economico lasciano sul territorio.” La destagionalizzazione resta una priorità strategica, ma deve essere accompagnata da una riflessione sulla qualità del turismo. L’obiettivo non può essere semplicemente riempire l’isola, ma costruire un modello capace di generare maggiore valore, sostenere le imprese del commercio, ristorazione e dei servizi, incentivare le esperienze e distribuire meglio la ricchezza tra territori e operatori.
Strategie per un turismo di qualità
Roberto Bolognese, presidente di Confesercenti, aggiunge: “Il vero indicatore del successo turistico non è soltanto quante persone arrivano, ma quanto valore lasciano e quanta economia riescono a generare.” Per affrontare questa sfida, sarebbe necessario aprire un confronto serio e trasparente, basato sui dati, per capire cosa sta realmente accadendo all’economia turistica sarda e quale modello di turismo vogliamo costruire per i prossimi anni.
Una strategia regionale finalizzata a intercettare i segmenti medio-alti della domanda turistica internazionale, con particolare riferimento ai mercati economicamente più forti come Stati Uniti e Paesi arabi, risulta quanto mai auspicabile. In questa prospettiva, i collegamenti aerei verso queste aree dovrebbero essere progressivamente sviluppati e previsti, laddove sostenibili, attraverso tutti gli aeroporti sardi, così da distribuire i benefici dei flussi turistici sull’intero territorio regionale e rafforzare la competitività complessiva della Sardegna.



