Domenica 13 settembre, Selargius sarà al centro di una protesta che promette di coinvolgere centinaia di cittadini. Il Comitato di difesa del territorio – No Tyrrhenian Link ha organizzato una manifestazione per opporsi alla realizzazione di numerosi impianti energetici che stanno trasformando il territorio. La protesta, che si terrà in piazza Si ‘e Boi, è stata indetta per fare pressione sulle istituzioni affinché fermino la realizzazione di ulteriori opere.
Il territorio di Selargius è diventato un punto di riferimento per la speculazione energetica con dodici impianti già in corso di realizzazione o in fase di progettazione. Tra questi, spiccano la mega-stazione di conversione e quella di smistamento del Tyrrhenian Link che occupano ben 17 ettari, e l’impianto Bess della società Atena Storage che sta procedendo verso l’autorizzazione. Bess è l’acronimo di Battery Energy Storage System un sistema di accumulo di energia elettrica che immagazzina grandi quantità di energia per rilasciarla quando è più utile o economicamente vantaggioso.
I numeri della protesta: un territorio sotto assedio
Il comitato ha elencato i numeri del loro assedio evidenziando come il territorio stia subendo una devastazione cumulativa senza precedenti. Oltre agli impianti già citati, ci sono il cavo del Tyrrhenian Link il Sardinian Link l’impianto Bess W Selargius s.r.l. (ex Whysol), che occupa oltre 2 ettari, e i raccordi per eolico e offshore di Nora Energia 2Sardinian South 1 e 2Ecowind 6 e la cabina primaria, che occupa 1 ettaro. In approvazione c’è anche la batteria Bess Frv Italia che, pur essendo situata nel territorio di Settimo, è a poche centinaia di metri dalla stazione di Selargius.
Il portavoce del comitato, Agostino Atzeni ha spiegato che ogni opera procede senza una Valutazione di impatto ambientale e che non viene considerato l’effetto cumulo di servitù. Manca una valutazione di impatto ambientale su tutte le opere già approvate e occorre fermare quelle in approvazione.
Le contestazioni formali e la mobilitazione dei cittadini
Il 28 agosto, il comitato ha presentato un atto formale di intervento nel procedimento contro l’impianto Bess Atena Storage srl inviato al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza Energetica e a tutti gli enti competenti. Nel documento, il comitato contesta la collocazione dell’impianto in un’area che la legge regionale sarda classifica come non idonea, gli effetti cumulativi di più opere che convergono sullo stesso nodo elettrico, la sicurezza idraulica dei fondi e delle case poste a valle, la sicurezza antincendio di una tecnologia che presenta rischi specifici, la tutela del suolo agricolo irriguo e delle colture, la viabilità rurale, la tutela archeologica e paesaggistica.
Il comitato ha anche evidenziato i vizi del procedimento come un avviso pubblicato senza le forme che la legge prescrive e atti depositati che non consentono a un proprietario di capire cosa gli succederà nel terreno. La protesta del 13 settembre è un appello a tutta l’Isola per un’ampia partecipazione, con l’obiettivo di fermare la realizzazione di ulteriori impianti e di tutelare il territorio.
La posizione delle amministrazioni locali
In parallelo, si registra la dura presa di posizione delle amministrazioni locali. La sindaca di MaracalagonisFrancesca Fadda ha attaccato frontalmente la gestione dei cantieri e la convocazione di un tavolo di coordinamento istituzionale fissato per il 10 settembre. La prima cittadina ha ricordato di aver già formalizzato lo scorso 17 giugno una serie di contestazioni formali agli enti competenti e a Terna evidenziando che nessuna convenzione è stata mai sottoscritta con il Comune, né sono stati forniti cronoprogrammi, eseguiti sopralluoghi congiunti o riconosciute misure compensative.
Tra i punti sollevati dalla sindaca Fadda figurano il controllo dei titoli concessori, delle ordinanze sulla viabilità e del rispetto delle prescrizioni, il blocco immediato delle opere in caso di irregolarità riscontrate e la tutela della sicurezza pubblica nelle arterie viarie usurate e danneggiate dagli scavi. La sindaca ha dichiarato che Maracalagonis rappresenta 8.000 cittadini e che insieme a Sinnai, Quartucciu e Quartu forma la cintura che sostiene la Città Metropolitana, ma si sente abbandonata ogni giorno tra strade distrutte e campagne senza acqua.
La protesta del 13 settembre a Selargius è solo l’inizio di una mobilitazione più ampia che coinvolge non solo i cittadini ma anche le amministrazioni locali, tutte unite nella lotta contro la colonizzazione energetica che sta trasformando il territorio.



