Il 18 settembre scorso il comune di Asiago ha aperto una serie di appuntamenti dedicati alla Brigata Sassari una delle unità più celebri della Prima guerra mondiale. Più di cinquanta sindaci sardi, rappresentanti provinciali, una delegazione regionale e numerose autorità militari hanno partecipato al gesto simbolico di alzare la bandiera della Sardegna accanto al monumento che onora i soldati caduti sull’Altopiano dei Sette Comuni.
Il disegno della bandiera sarda sarà esposto in modo permanente, a testimonianza del legame storico e affettivo tra le alture vicentine e l’isola. La cerimonia d’apertura ha segnato l’inizio di tre giornate di commemorazioni che includono visite guidate, letture di testimonianze e momenti di riflessione sulla pace.
Commemorazioni a Asiago per la Brigata Sassari
Il programma prevede, per il 19 settembre, una visita al monte Zebio, dove si trovano due cimiteri di guerra contenenti le sepolture dei famosi “Dimonios”, i soldati sardi morti in azione. Qui, i partecipanti potranno osservare le lapidi e ascoltare il racconto dei combattimenti più crudi avvenuti nel 1915-1916.
Sventola permanente della bandiera sarda
La decisione di mantenere il pennone sardo esposto a fianco del monumento è stata presa dall’amministrazione comunale di Asiago per rendere visibile, giorno dopo giorno, il ricordo di un sacrificio che ha segnato non solo la storia locale, ma anche l’identità della Sardegna. Il simbolo è diventato così un ponte visivo tra due territori separati dalla distanza, ma uniti dalla memoria.
Cerimonie sul Monte Zebio
Le autorità civili e le associazioni combattentistiche hanno organizzato una serie di discorsi e riti di commemorazione nei due cimiteri, dove i resti dei soldati sono ancora custoditi. Il rituale del silenzio è stato interrotto solo dal canto di un coro sardo, che ha intonato inni di ricordo, sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria storica delle battaglie dell’Altopiano.
La statua di ferro del fante della Sassari: arte e ricordo
Parallelamente agli eventi di Asiago, le montagne di Foza hanno restituito al pubblico un’opera d’arte realizzata con i frammenti metallici raccolti nelle Melette di Foza affrontate durante le più violente azioni del conflitto. L’artista locale Paolo “Paolino” Lunardi ha trasformato rottami di armi provenienti dal Monte Fior e dal Monte Castelgomberto in una statua in ferro che ritrae un fante del 151° Reggimento della Brigata Sassari.
Da rottami a simbolo di pace
Lunardi ha piegato e modellato il freddo metallo per dare forma a un soldato, restituendo così un volto simbolico a migliaia di giovani che combatterono su quelle alture. L’opera non celebra la guerra, ma invita a una riflessione sul sacrificio e sulla necessità di costruire una pace duratura. Le schegge, un tempo testimoni di distruzione, ora narrano una storia di riconciliazione.
Il legame tra Foza e la Sardegna
L’Associazione Amici della Storia di Foza ha donato l’intera scultura all’Associazione Memorias di Sarroch, rappresentata dal presidente Roberto Pazzini. Questo gesto rafforza un rapporto nato dalla condivisione di una memoria collettiva della Grande guerra e trasformato in un’amicizia tra due realtà geografiche distanti. La statua, ora custodita dalla 151° Fanteria “Sassari” funge da ponte tra passato e presente, tra il ferro delle armi e il messaggio di pace che l’artista vuole trasmettere.
Il ricordo dei fanti sardi, custodito nei cimiteri di guerra e nella scultura di Foza, continua a parlare alle nuove generazioni, ricordando che il valore della memoria è il primo passo verso un futuro senza conflitti.



