La cornice di una regata internazionale ha visto protagoniste non solo le imbarcazioni, ma anche l’arte. Roberto Ziranu, scultore nato a Orani e radicato nella tradizione dei fabbri, ha creato due trofei destinati ai team che si sfidano nella tappa preliminare della Louis Vuitton per la America’s Cup. Le opere, pensate come vele, uniscono materiali antichi e gesti artigiani a un linguaggio contemporaneo: ogni pezzo racconta un percorso geografico e simbolico che parte dalla Sardegna e guarda alla competizione che porterà i contendenti a Napoli.
Il valore di queste sculture non risiede solo nell’estetica ma anche nella storia che trasportano. Realizzate su lastre di metallo lavorate a fuoco, poggiano su una base di ginepro secolare proveniente da territori interni dell’isola. La combinazione tra ferro, ossidazioni controllate e legno antico restituisce un oggetto che è al contempo trofeo sportivo e testimonianza culturale, pensato per accompagnare i vincitori nei loro viaggi, sia materiali sia personali.
L’opera: forma, colori e significati
Le due vele create da Ziranu emergono per il loro impatto visivo: lastre di ferro modellate e sfumate in tonalità di blu cobalto che catturano la luce e suggeriscono movimento. La superficie non è una semplice pittura: è il risultato di processi di fiammatura e ossidazione controllata che regalano profondità e riflessi. La base in ginepro secolare offre un contrappunto naturale, con la sua forma tortile che sembra aver già navigato tempeste e quieti, rendendo l’oggetto un punto d’incontro tra paesaggio sardo e mondo della vela.
Dimensioni e destinazioni
Le opere sono state pensate con misure precise e funzioni simboliche: la vela maggiore, alta 95 centimetri, è destinata al team vincitore della categoria principale, mentre la seconda, di 65 centimetri, premia la squadra che schiera atlete e giovani under 25. Queste scelte non sono casuali: il contrasto tra i due formati sottolinea l’attenzione verso la pluralità di competizioni, valorizzando sia l’eccellenza consolidata sia la crescita delle nuove generazioni. In questo senso il trofeo diventa strumento di memoria e promemoria di percorso per chi lo riceve.
La tecnica: eredità dei fabbri e linguaggio contemporaneo
Ziranu è figlio di una lunga tradizione: quinta generazione di una famiglia di fabbri di Orani, ha trasformato l’arte della forgiatura in un linguaggio personale. La sua bottega, aperta a Nuoro 22 anni fa, è il laboratorio dove si fondono competenze antiche e sperimentazione moderna. Qui il metallo non è solo materia prima ma elemento narrativo: le deformazioni, le pieghe e i trattamenti superficiali diventano segni che rimandano a vento, mare e paesaggio sardo.
La fiammatura e la forgiatura
La tecnica della fiammatura è uno dei tratti distintivi del lavoro di Ziranu: il calore, le fiamme e il controllo dell’ossidazione producono cromie iridescenti e superfici ricche di sfumature. Questo processo, combinato con la forgiatura, consente di plasmare lastre metalliche sottili in volumi che sembrano muoversi con il vento. Il risultato è un oggetto che conserva la forza del ferro e la leggerezza percepita di una vela in movimento, trasformando la durezza in poesia visiva.
Radici, repertorio e riconoscimenti
Oltre ai trofei, il repertorio di Ziranu comprende ali, farfalle, i corpetti degli abiti tradizionali femminili e un ciclo di dodici ritratti a sbalzo dedicati a figure culturali e storiche. Tra questi compaiono nomi come Grazia Deledda, Eleonora d’Arborea, Gigi Riva, Costantino Nivola, Maria Lai, Paolo Pillonca, Maria Carta, la figura di S’Accabadora, Edina Altara, Piero Sanna, Andrea Parodi e Giovanni Lilliu. La sua attività mette in dialogo la memoria collettiva della Sardegna con i circuiti internazionali, portando un pezzo di isola a confrontarsi con il mondo.
In occasione della regata preliminare a Cagliari, le sue sculture sono state esposte accanto ai simboli classici della competizione, andando a sintetizzare sport, artigianato e identità territoriale. Per l’artista è un’emozione vedere le proprie opere partire verso orizzonti lontani: ogni trofeo diventa così un ambasciatore, capace di raccontare la storia di chi lo ha creato e di chi lo ha conquistato sulle acque.