Il Consiglio dei ministri sta per esaminare una proposta di legge che introdurrebbe un tetto al numero di studenti stranieri presenti in ogni classe. L’annuncio è stato fatto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha dichiarato l’intenzione di fissare una quota massima del 30 per cento. La misura dovrebbe essere discussa nelle prossime settimane, anche se i dettagli operativi non sono ancora stati definiti.
Il dibattito si colloca in un contesto già segnato da una circolare del 2010, emanata dall’allora ministra Maristella Gelmini che prevedeva lo stesso limite ma con numerose deroghe. Il nuovo provvedimento, promosso da Giuseppe Valditara ministro dell’Istruzione e del Merito, intende rendere la soglia più vincolante, soprattutto per evitare concentrazioni di alunni con scarso livello di italiano nello stesso gruppo.
La proposta di legge e il calendario politico
Secondo le informazioni disponibili, il testo sarà presentato al Consiglio dei ministri entro poche settimane. La legge mirerebbe a impedire che più del 30% degli iscritti a una singola aula provenga da contesti migratori, con l’obiettivo dichiarato di favorire una distribuzione più omogenea degli alunni tra gli istituti del territorio. Il governo ha inoltre accennato alla possibilità di destinare, nell’anno scolastico 2025/2026, insegnanti specializzati nell’insegnamento dell’italiano per stranieri in classi in cui la percentuale di alunni con difficoltà linguistiche superi il 20% nei limiti delle risorse disponibili.
Il ruolo del ministro Valditara nella definizione del provvedimento
Il ministro Valditara ha sottolineato che le indicazioni attuali non sono state applicate in modo uniforme dalle autorità regionali. Per questo, propone una disciplina più severa, che obblighi gli uffici scolastici a rispettare la soglia fissata senza eccezioni pratiche. In tal modo, la normativa dovrebbe diventare un vero strumento di governance per l’integrazione linguistica, piuttosto che una semplice raccomandazione.
Definizioni, dati e soglie: chi è considerato studente straniero
Uno dei nodi più delicati è la definizione stessa di studente straniero. Il possesso di una cittadinanza non italiana non implica automaticamente una carenza nella lingua. I dati disponibili indicano che, su circa 8 milioni di alunni iscritti, circa 950 mila provengono da famiglie migranti; di questi, due terzi sono nati sul territorio nazionale e parlano correntemente l’italiano. La problematica riguarda quindi la distinzione tra chi è realmente in difficoltà e chi, pur avendo origini straniere, è pienamente integrato dal punto di vista linguistico.
Il dibattito coinvolge inoltre la distinzione tra cittadini dell’Unione europea e figli di immigrati nati in Italia, entrambi soggetti a possibili conteggi diversi a seconda delle deroghe previste. La normativa dovrebbe specificare se la soglia del 30% si riferisce a tutti gli alunni con cittadinanza non italiana o solo a coloro che presentano deficit linguistici certificati.
Aspetti operativi e criticità segnalate dalle scuole
Le difficoltà pratiche emergono soprattutto per le scuole dell’infanzia e le primarie situate in zone con alta concentrazione di famiglie migranti. Antonello Giannelli presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha evidenziato come il criterio della prossimità di residenza renda complesso il trasferimento di bambini verso plessi più lontani per rispettare la quota. Inoltre, la mancanza di risorse adeguate per docenti di italiano per stranieri potrebbe limitare l’efficacia della misura.
Il governo collega la proposta a una strategia più ampia di rafforzamento dell’apprendimento dell’italiano, ma le reali possibilità di attuazione dipenderanno dalle definizioni precise adottate e dalle eventuali deroghe che saranno concesse. Al momento, il 30% rimane una direttiva politica, non ancora tradotta in legge, la cui portata effettiva sarà chiara solo dopo la pubblicazione del testo definitivo.



