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Moglie separata chiede il 50% del jackpot da 223 milioni

Una vincita da 223,2 milioni scatena una disputa legale: la moglie separata punta al 50% del jackpot.

Moglie separata chiede il 50% del jackpot da 223 milioni

Il Superenalotto ha assegnato, l’11 settembre scorso, un premio record di 223,2 milioni di euro a un giocatore di Lecco che aveva scommesso solo 5 euro. La combinazione vincente (8-13-16-52-64-70) è stata giocata presso il bar «Al Chicherin», in via Milano, 36 a Oggiono (LC). Dopo l’annuncio, il fortunato ha condiviso la notizia con amici, ma la notizia è giunta presto alle orecchie della sua ex-coniuge, residente a Frosinone.

La donna, 48enne impiegata, ha deciso di avviare una azione legale chiedendo il 50% della somma sostenendo che il matrimonio, celebrato il 25 aprile 2023 in regime di comunione legale, non è stato ancora sciolto legalmente. Sebbene i coniugi vivano in città diverse – lui a Lecco, lei a Frosinone – la separazione è rimasta di fatto e non è stata formalizzata in tribunale.

Chi sono i protagonisti della disputa

Il vincitore, impiegato a Lecco, non ha ancora incassato il premio; la normativa prevede un termine di 180 giorni entro il quale è possibile ritirare la vincita, presso un notaio o presso gli uffici del Monopolio. I legali della donna, Alessandro Romanò e Chiara Messori dell’Associazione Italia, hanno già inviato una diffida al marito, ricordandogli l’obbligo di condividere il capitale in base al regime patrimoniale applicato.

Le richieste economiche avanzate dalla ricorrente

Secondo gli avvocati, la signora intende formalizzare la separazione con una negoziazione assistita, proponendo due soluzioni alternative: un assegno mensile di 8 mila euro oppure un versamento una tantum di 80 milioni di euro. La richiesta è presentata come inferiore alla metà della vincita netta, stimata al 50% dopo le imposte e le spese, perciò “ben al di sotto della metà della cifra che sarà intascata”.

Motivazioni giuridiche della domanda

Il punto focale della difesa è l’orientamento della Cassazione che ha stabilito che le vincite derivanti da lotterie e giochi nazionali rientrano nella comunione legale dei coniugi, indipendentemente dal fatto che il denaro usato per la giocata appartenga a uno solo dei due sposi. Inoltre, la separazione ha efficacia solo dal momento in cui viene chiusa l’iter giudiziale, quindi, finché non vi è sentenza, i beni restano comuni.

Contesto giuridico e precedenti similari

Il caso richiama a una vicenda già avvenuta nell’agosto a Lodi, dove un camionista di 59 anni vinse 220 milioni di euro al Superenalotto. Dopo la vittoria, l’uomo si risposò nel 2025; la sua ex-moglie, rimasta senza un accordo, chiese un assegno mensile di 5 mila euro, basandosi anch’essa sulla normativa sulla comunione dei beni. L’esempio dimostra come le grandi vincite possano innescare controversie patrimoniali quando il matrimonio non è stato formalmente sciolto.

Al momento il vincitore ha dieci giorni di tempo per contestare la diffida. Fino al termine dei 180 giorni previsti per l’incasso, il denaro resta bloccato, lasciando aperta la possibilità che la disputa influisca sulla modalità e sui tempi di ritiro del premio.

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