Il governo ha appena annunciato un decreto che impone un tetto del 30 % per gli alunni non italofoni nelle classi italiane. La notizia è stata ampiamente discussa a livello nazionale, ma i dati specifici relativi alla Sardegna mostrano una realtà ben diversa da quella descritta dal dibattito mediatico.
Studenti stranieri in Sardegna: numeri e distribuzione
Secondo le ultime rilevazioni, nelle scuole statali dell’isola gli alunni con cittadinanza non italiana sono 5.751 su un totale di circa 173.000, pari al 3,32 % del corpo studentesco. La maggior parte di questi studenti è nata e vive in Sardegna, parla fluentemente l’italiano e non rientra quindi nella categoria dei “non italofoni”. La concentrazione è più alta nella provincia di Sassari, che ospita il 44 % degli alunni stranieri sardi, seguita da Cagliari con il 28 %. Alcune aree, come l’Oristanese, registrano appena 52 studenti su mille, mentre Nuoro e Sud Sardegna superano leggermente il 10 %.
Quote provinciali e contesto linguistico
Il profilo linguistico è cruciale: la parte più piccola della popolazione scolastica, una frazione minima di studenti appena arrivati, presenta difficoltà nella lingua italiana. Questi casi si concentrano in pochi centri urbani ed è improbabile che possano influenzare la programmazione delle classi a livello globale.
Il panorama nazionale: 911.000 alunni non italiani
Su scala italiana, il numero di studenti con cittadinanza non italiana ammonta a 911.578, cioè circa il 12 % del totale di 7,5 milioni di alunni. Le regioni del Nord Ovest concentrano il 38,3 % di questi studenti, seguite dal Nord Est con il 25,5 %. I dati dell’ISMU evidenziano che gli alunni stranieri sono più esposti al rischio di dispersione scolastica (22,5 % contro 11,6 % per gli italiani) e hanno risultati più bassi nelle prove di italiano.
Il precedente limite del 30 %
Già, la cosiddetta “circolare Gelmini” fissava un limite del 30 % per gli alunni non italiani con difficoltà linguistiche. Il nuovo provvedimento, però, sposta il criterio dalla cittadinanza alla competenza linguistica, creando ulteriori complessità operative per gli uffici scolastici territoriali.
Impatto reale del decreto sulla Sardegna
Il presidente dei presidi per la Sardegna, Massimo De Pau, sottolinea che la presenza complessiva di alunni con cittadinanza non italiana è intorno al 4,5 % e che la stragrande maggioranza è nata in loco e parla perfettamente l’italiano. Inoltre, il dirigente evidenzia che è praticamente impossibile per una scuola negare il diritto allo studio a causa di limiti percentuali, soprattutto in zone dove non esistono alternative di trasporto o scuole vicine.
Priorità vere della scuola sarda
Secondo le testimonianze dei dirigenti, le sfide più urgenti sono la dispersione scolastica e lo spopolamento delle aree interne. Queste problematiche richiedono azioni intersettoriali che coinvolgano welfare, mobilità e servizi sociali, più che semplici limiti numerici su chi può frequentare una classe. L’assenza di una legge quadro che leghi questi aspetti rende il nuovo decreto poco efficace per affrontare le reali esigenze dell’istruzione sull’isola.
Le risorse e le politiche dovrebbero invece mirare a contrastare la dispersione e a garantire servizi di trasporto dignitosi, per mantenere gli studenti a scuola e contrastare il Declino demografico.



