Negli ultimi anni la Sardegna ha registrato non solo un declino demografico ma anche una significativa riduzione dell’imprenditorialità giovanile. Il Centro Studi di Confindustria Sardegna, nel report intitolato “Il ricambio che non arriva: imprenditorialità giovanile e capacità produttiva in Sardegna”, mette a confronto serie storiche e stime per valutare l’entità del fenomeno e le sue possibili conseguenze.
I dati raccolti nel rapporto evidenziano che la diminuzione delle imprese under 35 è più ampia di quanto possa spiegare la sola contrazione della popolazione giovane. Questo elemento solleva interrogativi sulla capacità del sistema regionale di trasformare il potenziale demografico in nuova iniziativa economica duratura.
Trend numerici e lettura dei dati
Tra il 2014 e il 2026 il numero di imprese guidate da under 35 in Sardegna è passato da 17.491 a 12.845, con una perdita netta di 4.646 unità, pari a una contrazione del 27%. Questi valori fotografano una tendenza preoccupante: non si tratta solo di meno giovani, ma di meno giovani che scelgono o riescono a intraprendere e sostenere un’attività imprenditoriale.
Demografia vs imprenditorialità
Se si prende il periodo 2019-2026, la popolazione tra i 15 e i 34 anni in Sardegna è calata del 7,9%, mentre le imprese giovanili attive nello stesso arco temporale sono diminuite del 17%, passando da 13.825 a 11.511. Anche depurando gli effetti demografici, rimane quindi un deficit di ricambio imprenditoriale che non è spiegabile soltanto con la crisi della base anagrafica.
Settori colpiti e dinamiche settoriali
La contrazione non è uniforme: il settore primario rimane la principale area di presenza delle imprese under 35, con 3.188 attività nel 2026, pari al 27,7% del totale giovanile. A seguire figurano il commercio con 2.554 imprese e i servizi con 2.506.
Commercio e altri comparti
Il comparto del commercio ha subito la perdita più rilevante rispetto al 2018, con 1.317 imprese giovanili in meno, una riduzione del 34%. Anche industria, turismo e costruzioni mostrano tendenze negative, mentre i servizi registrano una crescita dell’8%, che però non compensa la riduzione generale degli altri settori. Questa eterogeneità segnala differenti barriere e opportunità a seconda dell’ambito produttivo.
Impatto economico stimato
Il Centro Studi ha provato a quantificare l’ordine di grandezza del mancato ricambio in termini economici. Il deficit di 1.704 imprese giovanili attive, calcolato rispetto al livello che si sarebbe osservato applicando soltanto la variazione demografica, viene associato a una perdita di capacità produttiva annua stimata in circa 142 milioni di euro.
Interpretazione prudenziale delle stime
Il report sottolinea che questa cifra non va interpretata come PIL perso in senso stretto: una parte della produzione potenzialmente persa potrebbe essere stata assorbita da imprese non giovani o da altri settori occupazionali. Tuttavia, se anche solo il 25% di quella capacità non venisse riassorbito, si supererebbero i 35 milioni di euro all’anno. Nel periodo 2018-2026 la somma delle capacità produttive potenzialmente non attivate supererebbe abbondantemente i 200 milioni di euro.
Cause, segnali e soluzioni proposte
Secondo il direttore del Centro Studi, Andrea Porcu, il dato più allarmante è che la Sardegna non perde imprese giovanili solo per la riduzione della popolazione giovane: il sistema regionale appare meno capace di trasformare la base demografica in iniziativa produttiva. Questo si traduce in meno ricambio, meno energia imprenditoriale e un aumento del rischio di indebolimento del tessuto economico.
Oltre gli incentivi: un pacchetto di politiche integrato
Le misure proposte non si limitano agli incentivi per l’apertura di nuove attività. Occorre promuovere la cultura d’impresa nelle scuole e nelle università e accompagnare le imprese giovani dalla nascita al consolidamento con azioni su: accesso al credito, capitalizzazione, competenze manageriali e digitali, gestione dei passaggi generazionali, connessione con mercati più ampi e rafforzamento delle reti territoriali. Le startup, spesso fragili e concentrate sull’autoimpiego, devono essere sostenute nella trasformazione in imprese solide.
In sintesi, il report indica che intervenire solo sulla fase di avvio non è sufficiente: servono condizioni che permettano ai giovani di far crescere la propria attività nel tempo, perché il ricambio imprenditoriale è essenziale per mantenere la capacità produttiva e la resilienza territoriale della Sardegna.