Nel cuore di Olbia, nella zona di Su Trambuccone si è verificato un episodio che ha scosso la comunità locale. Un cacciatore armato di fucile, ha sparato deliberatamente contro Zeus il cane di famiglia, per poi puntare l’arma contro il suo proprietario, pronunciando un minaccioso insulto in sardo. L’accaduto, denunciato dalla Lida di Olbia ha portato all’intervento immediato delle forze dell’ordine, che hanno arrestato l’autore dei fatti. La vicenda mette in luce una serie di violazioni penali, tra cui minaccia di morte aggravata e occultamento di cadavere suscitando un acceso dibattito sulla regolamentazione della caccia nella regione.
Fatti accaduti nella mattina dell’8 ottobre a Su Trambuccone
Verso le 9:00 del giorno 8 ottobre, un individuo non identificato ha varcato la recinzione di un terreno adiacente a un’abitazione privata nella frazione di Su Trambuccone. Il proprietario, accompagnato da sua compagna, ha lasciato l’auto per qualche minuto per recarsi in centro, lasciando a bordo il cane Zeus. Al ritorno, intorno alle 9:45, Zeus è sceso dall’auto e ha iniziato ad abbaiare, avvertendo la presenza di un intruso. Il cacciatore, invece di allontanarsi, ha prima tentato di colpirlo con delle pietre, per poi estrarre il fucile e sparare due colpi secchi, colpendo a bruciapelo il cane.
Il gesto contro il cane Zeus
Le testimonianze dei vicini descrivono il colpo come mirato e spietato un’azione che non ha lasciato scampo all’animale. Dopo averlo ucciso, l’aggressore ha afferrato il corpo privo di vita e l’ha trascinato verso un canalone, presumibilmente per nascondere le tracce del delitto. L’autopsia, disposta dall’autorità giudiziaria, è stata affidata all’ASL di Olbia, che ha confermato la natura deliberata dell’azione.
Le minacce al proprietario e l’intervento delle forze dell’ordine
Intanto, il padrone del cane, avendo sentito i colpi, è precipitato fuori dalla casa e ha assistito alla scena del crimine. Nella sua fuga per raggiungere Zeus, è inciampato, cadendo a terra. In quel momento l’autore, convinto di non essere stato visto, ha puntato il fucile direttamente in faccia al proprietario, urlandogli con odio in sardo: “Ti occo!” – espressione che significa “Ti ammazzo”. Il proprietario, spaventato, è riuscito a sottrarsi all’attacco. I carabinieri, allertati immediatamente, sono intervenuti, identificato e fermato l’uomo, conducendolo alla caserma per le relative acquisizioni.
La denuncia della Lida di Olbia e le richieste legali
La Lida di Olbia ha sporto denuncia contro il cacciatore, descrivendo i fatti come lesioni volontarie, violazione di domicilio a mano armata e tentato occultamento di cadavere. L’associazione ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile, chiedendo il massimo rigore nella condanna. Tra le richieste avanzate figurano la revoca immediata del porto d’armi e la confisca di tutte le armi in possesso dell’imputato, sottolineando che chi usa un fucile contro un essere umano e uccide un cane “non dovrebbe più toccare un’arma in vita sua”.
Il dibattito sulla caccia e le leggi che la tutelano
Il caso riaccende la discussione sul ruolo dei cacciatori nella società sarda. La Lida ha criticato aspramente i soggetti che si definiscono “sentinelle del territorio”, definendoli parte di una lobby venatoria che utilizza norme obsolete, come l’art. 842 del Codice Civile, per giustificare comportamenti aggressivi e intrusioni private. Secondo l’associazione, la caccia appare come una “barbarie legalizzata”, alimentata da una potente e arrogante rete di interessi politici. L’incidente di Olbia, con la sua brutalità e il coinvolgimento di armi da fuoco, è diventato un esempio emblematico di quanto sia urgente rivedere la normativa vigente e proteggere i diritti dei cittadini e degli animali.



