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Tribunale ordina il reintegro di Massazza, dirigente sanitario Asl 8

Il tribunale annulla la destituzione di Massazza e impone alla Regione un risarcimento di 5.867,96 euro

Tribunale ordina il reintegro di Massazza, dirigente sanitario Asl 8

Il 12 ottobre 2026 il giudice del lavoro emette una sentenza che scuote la sanità sarda: dichiara illicita la revoca dell’incarico di Roberto Massazza come direttore sanitario della Asl 8 di Cagliari e ne ordina il reintegro. La decisione, che prevede anche un indennizzo di 5.867,96 euro, è il culmine di una disputa iniziata due anni prima, quando la Giunta guidata da Alessandra Todde ha ridisegnato la governance delle aziende sanitarie della regione.

Massazza aveva sottoscritto, nell’, un contratto quinquennale che prevedeva la permanenza al vertice dell’Asl 8 fino ad ottobre 2027, sotto la guida del presidente della Giunta di allora, Christian Solinas. Il provvedimento ha garantito continuità gestionale e stabilità al personale. Tuttavia, con l’avvento della nuova Giunta, la legge regionale n. 8/2025 ha introdotto un vero e proprio spoils system decretando il commissariamento delle Asl e la caduta anticipata dei dirigenti in carica.

La sentenza del giudice del lavoro su Roberto Massazza

Nel ricorso presentato dall’avvocato Matilde Mura il giudice ha ritenuto che la delibera del direttore generale Aldo Atzori che nel marzo scorso designava Alessandro Coni al posto di Massazza, violasse il principio di legalità e la garanzia contrattuale. Il tribunale ha quindi stabilito il reintegro immediato di Massazza al ruolo di direttore sanitario, riconoscendo la perdita economica subita e fissando il risarcimento di quasi sei mila euro.

Dichiarazione di revoca illegittima

Il giudice ha specificato che la decisione di rimuovere Massazza non poteva essere presa “a posteriori” rispetto al contratto di cinque anni, perché la legge n. 8/2025, già annullata dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 198 del 2025, non poteva modificare retroattivamente i termini di un contratto pubblico. Questo ha gettato luce su un’intera serie di provvedimenti controversi, considerati illegittimi dalla magistratura.

Le radici politiche della controversia: legge regionale n. 8/2025 e commissariamento delle Asl

La legge regionale n. 8/2025, approvata dal consiglio regionale dominato dalla coalizione di centrosinistra, prevedeva il commissariamento delle aziende sanitarie sarde e la nomina di nuovi direttori generali, con la conseguente decadenza dei vertici preesistenti. Dopo essere stata bocciata dalla Corte Costituzionale, la norma è rimasta nell’ambito di una serie di provvedimenti contestati, che hanno alimentato una lunga battaglia giudiziaria. Il provvedimento ha anche spinto il Movimento 5 Stelle a denunciare una “strumentalizzazione” della sanità, mentre l’opposizione di centrodestra ha definito l’intera operazione una “mala gestione politica”.

Reazioni di Fratelli d’Italia e Forza Italia

Il vicepresidente di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Fausto Piga ha commentato la sentenza con durezza, chiedendo che la presidente Alessandra Todde paghi le spese di tasca propria e non con i soldi dei cittadini sardi. “Il danno erariale è palese”, ha affermato, aggiungendo che il caso di Massazza è “solo la punta dell’iceberg” di una serie di ricorsi pendenti. Anche Ivan Piras consigliere di Forza Italia ha sottolineato che la “lunga serie di atti illegittimi adottati in questi due anni e mezzo sta compromettendo il buon funzionamento della sanità sarda”.

Impatto finanziario e prospettive di ulteriori contenziosi

Oltre al reintegro, la decisione impone alla Regione, tramite le Asl, il pagamento di un indennizzo di 5.867,96 euro. La somma corrisponde alla differenza tra lo stipendio percepito da Massazza alla struttura Ospedale Brotzu, dove sarebbe dovuto tornare, e quello che avrebbe percepito mantenendo il ruolo alla Asl 8. L’opposizione avverte che altri dirigenti stanno già presentando ricorsi simili e che le parcelle legali potrebbero accumularsi, generando ulteriori oneri per il bilancio regionale.

Con la sentenza, la Corte dei conti e il TAR potrebbero continuare a scrutinare le nomine effettuate durante il periodo di commissariamento. La pressione politica è aumentata, e la Giunta Todde dovrà rispondere sia alle richieste di chiarimento sul fondo contenziosi sia alle critiche sulla gestione della sanità, che molti definiscono una “guerra sulle poltrone” piuttosto che una ricerca di efficienza e continuità nei servizi per i cittadini.

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