19 Ottobre 2026 🌤 21° Allerta gialla · vento · fino 20 Ottobre 23:59

Sardegna, hot spot del bracconaggio: laccetti e reti nel Sulcis

Lacci mortali e reti nascoste nella macchia del Sulcis: il bracconaggio che minaccia migliaia di uccelli

Sardegna, hot spot del bracconaggio: laccetti e reti nel Sulcis

Negli ultimi mesi la macchia mediterranea del Sulcis, nella parte meridionale della Sardegna, è diventata teatro di una forma di caccia clandestina che non rispetta né la stagione né le specie protette. Nelle ore fredde d’autunno, lungo i percorsi forestali, si possono incontrare dei sottili fili metallici, noti localmente come laccetti pronti a scattare al minimo tocco di un uccello. Queste installazioni, spesso nascoste tra la vegetazione, sono il risultato di una rete organizzata di cacciatori illegali che operano per profitto e per tradizione.

Il fenomeno si traduce in una perdita silenziosa ma enorme di vita selvatica: migliaia di uccelli, soprattutto piccoli passeriformi, rimangono intrappolati per ore o giorni, incapaci di nutrirsi e di volare via. La presenza di tali dispositivi rende anche pericolosi i sentieri utilizzati da escursionisti e dal personale forestale, trasformando gli spazi naturali in trappole mortali.

Trappole silenziose nella macchia del Sulcis

Il fenomeno è caratterizzato da una varietà di dispositivi illegali. I laccetti sono semplici spaghi o fili d’acciaio tesi tra i rami, spesso dotati di esche per attirare i piccoli uccelli. Le reti metalliche installate su pali lungo i crinali, catturano interi stormi, mentre le trappole a nodo scorsoio si attivano quando l’animale cerca riparo o cibo. Una volta intrappolati, gli uccelli restano sospesi per ore o giorni, violando il loro ciclo vitale e, nella maggior parte dei casi, soccombendo per fame o disidratazione.

Meccanismo dei laccetti e delle reti

Il laccetto è costituito da un filo resistente, fissato tra rami a un’altezza tale da impigliare il volo di specie come tordi, merli e storni. L’attrazione è spesso basata su piccoli semi o frammenti di cibo, ma l’obiettivo principale è il contatto improvviso che fa scattare il meccanismo di chiusura. Le reti posizionate in prossimità di passaggi obbligati degli stormi, operano come una trappola a scatto, impossibile da sfuggire per gli uccelli più grandi. Entrambi i metodi non distinguono tra specie protette e non, portando a una perdita indiscriminata di biodiversità.

Conseguenze ecologiche ed economiche dell’attività clandestina

Studi internazionali indicano che nel bacino del Mediterraneo si registrano circa 25 milioni di uccelli uccisi illegalmente ogni anno. Di questi, 5 milioni provengono dall’Italia e quasi la metà (45 %) è concentrata in sette aree critiche, tra cui il Sulcis. L’eliminazione massiva di uccelli selvatici altera le catene alimentari, indebolisce i predatori naturali e genera squilibri difficili da recuperare. Inoltre, il mercato nero alimenta la domanda di piatti tradizionali, come le “grive”, venduti illegalmente in alcuni ristoranti, nonostante la legge regionale n. 23/1998 vieti la commercializzazione della fauna selvatica morta.

Le ripercussioni non sono solo ambientali. Il turismo naturalistico, fondamentale per l’economia locale, ne soffre quando le aree protette perdono la loro fauna caratteristica. Allo stesso tempo, la presenza di trappole lungo i sentieri rappresenta un pericolo per escursionisti e forestali, creando ulteriori costi per le autorità di gestione del territorio.

Risposte istituzionali e prospettive culturali

In risposta al fenomeno, diverse realtà operative hanno intensificato le attività di controllo. Forestas l’agenzia regionale per la protezione forestale, gestisce centri fauna per il soccorso e la riabilitazione degli uccelli feriti, collaborando con il Corpo forestale, i Carabinieri forestali (nucleo CITES) e numerose associazioni ambientaliste. Anche i gruppi di escursionisti contribuiscono segnalando e rimuovendo le trappole sui percorsi.

Dal punto di vista normativo, la legge nazionale n. 157/1992 riconosce gli animali selvatici come patrimonio indisponibile dello Stato, mentre la legge regionale sarda n. 23/1998 introduce restrizioni più severe per la commercializzazione di fauna morta. A livello europeo, la direttiva 2009/147/CE stabilisce misure di conservazione per le specie e i loro habitat. Nonostante questi strumenti, gli esperti sottolineano che la vera sfida è culturale: trasformare la percezione del bracconaggio da tradizione isolana a pratica criminale, promuovendo la celebrazione dei migranti alari come patrimonio comune.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Sardegna adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
NO₂ 25 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 19 Ottobre