3 Giugno 2026 ☀ 19°

Conferenza regionale a Cagliari sul tumore al seno: prevenzione, cura e accesso

A Cagliari si è tenuto un convegno regionale che ha messo al centro il ruolo della diagnosi precoce, l'accesso agli screening mammografici e la necessità di percorsi diagnostico-terapeutici omogenei sul territorio

Conferenza regionale a Cagliari sul tumore al seno: prevenzione, cura e accesso

Un convegno regionale a Cagliari ha riunito medici, psicologi, rappresentanti delle istituzioni e associazioni di pazienti per confrontarsi sul tema del tumore al seno e sulle strategie che possono migliorare prevenzione, diagnosi e cura. L’evento, promosso dall’associazione Salute Donna insieme a Salute Uomo, ha affrontato sia i progressi scientifici sia le criticità organizzative che ancora ostacolano l’accesso alle prestazioni sul territorio.

Nel corso dell’incontro sono stati esplorati dati locali, buone pratiche e proposte politiche per rendere più omogenee le risposte cliniche a livello regionale, con particolare attenzione agli strumenti di screening e all’accompagnamento delle pazienti durante l’intero percorso di cura.

Dati regionali e quadro epidemiologico

In Sardegna il tumore al seno rimane la neoplasia femminile più frequente: rappresenta circa il 31% dei tumori nelle donne, con oltre 1.600 nuovi casi stimati ogni anno. Grazie alla diffusione degli screening e ai progressi terapeutici, oggi molte diagnosi riguardano forme iniziali della malattia che, se trattate tempestivamente, hanno una migliore prognosi.

Incidenza e sopravvivenza

La ricerca ha aumentato le possibilità di cura, ma il problema delle recidive persiste: si stima che una donna su cinque possa sperimentare una ripresa di malattia entro i primi dieci anni dalla diagnosi. Sul territorio sardo vivono circa 15.000 donne con una pregressa diagnosi di carcinoma mammario, un dato coerente con la media nazionale ma affiancato da un livello di adesione allo screening mammografico inferiore rispetto ad altre regioni.

Screening, prevenzione e nuove disposizioni nazionali

Tra i temi politici emersi al convegno c’è stato il rafforzamento della prevenzione come priorità di sanità pubblica. Il dibattito ha sottolineato l’importanza di estendere l’accesso allo screening e di investire in campagne informative mirate per aumentare la partecipazione, soprattutto nelle fasce d’età recentemente coinvolte nelle nuove indicazioni nazionali.

Uniformità dei percorsi diagnostico-terapeutici

I relatori hanno insistito sulla necessità di garantire percorsi assistenziali omogenei: dopo l’esame di screening ogni donna dovrebbe poter accedere a una rete che la accompagni dalla diagnosi alla cura senza subire disuguaglianze territoriali. Questo include la creazione e il potenziamento di strutture di prossimità e di servizi di orientamento dedicati alle pazienti.

Il ruolo delle istituzioni e delle associazioni

Rappresentanti parlamentari e autorità locali hanno ribadito l’impegno politico nel mettere la prevenzione al centro dell’agenda sanitaria, con risorse e programmazione. Le associazioni di pazienti hanno ricordato come l’informazione sia il primo strumento di prevenzione e hanno chiesto continuità nel dialogo tra istituzioni, strutture sanitarie e comunità.

Testimonianze e attenzione al paziente

Nel corso dell’evento sono intervenute anche voci di donne che stanno affrontando il percorso oncologico, sottolineando l’importanza dell’ascolto, del sostegno psicologico e di servizi che offrano risposte concrete alle esigenze quotidiane. È emersa con forza l’idea che dietro ogni diagnosi ci sia una persona che merita dignità e un percorso di cura personalizzato.

Approccio multidisciplinare e innovazioni terapeutiche

I progressi clinici degli ultimi anni hanno modificato profondamente le strategie terapeutiche: dalle modalità chirurgiche sempre più conservative all’ampliamento delle opzioni farmacologiche mirate. La creazione delle Breast unit è stata indicata come modello organizzativo in grado di mettere insieme competenze diverse e di offrire percorsi integrati, dal punto di vista chirurgico, oncologico e riabilitativo.

Gli specialisti presenti hanno ricordato che la scelta terapeutica deve essere personalizzata, bilanciando efficacia clinica e qualità di vita. Un dialogo continuo con il medico curante e un lavoro di squadra tra professionisti rendono possibile una medicina più precisa e centrata sulla paziente.

Educazione e strategie per le giovani generazioni

Infine, è stato evidenziato il valore di interventi educativi fin dalle scuole e di percorsi dedicati alle donne a rischio genetico: prevenzione, conoscenza e accesso tempestivo agli esami possono fare la differenza nella prognosi e nella qualità della vita.

Il convegno a Cagliari ha dunque messo in luce un quadro complesso, fatto di progressi clinici e di criticità organizzative, e ha proposto una roadmap di interventi che vanno dall’ampliamento degli screening all’omogeneizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici, con il coinvolgimento di istituzioni, professionisti e associazioni per trasformare la prevenzione in azione concreta sul territorio.

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