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Il murale di Gramsci a Sennori modificato per richiesta del Comune

L’artista di graffiti racconta la pressione del Comune che ha richiesto di oscurare il volto di Gramsci, lasciando il murale incompleto.

Il murale di Gramsci a Sennori modificato per richiesta del Comune

Nel centro di Sennori è comparso un grande murale che celebra Antonio Gramsci, ma la sua storia è ben più complessa di quanto appare a prima vista. L’autore, Emanuele “Konflitto” Mossa, ha pubblicato sui social un lungo resoconto in cui ricostruisce le dinamiche che hanno portato alla realizzazione dell’opera collettiva, alla successiva richiesta di nascondere il volto del filosofo e al risultato finale, con uno sfondo lasciato incompleto.

Il progetto nasce come gesto di gratuità e di solidarietà verso la comunità. Mossa ricorda di aver già sperimentato la stessa logica a Sorso, dove il Comune aveva fornito solo i materiali e gli artisti avevano pagato gli spray di tasca propria, regalando il loro lavoro al pubblico perché “amiamo dipingere”. A Sennori, sette graffiti artisti si sono radunati per creare una murata collettiva, senza alcuna commissione o compenso, con l’obiettivo di arricchire lo spazio urbano.

Il contesto istituzionale e la scelta di Gramsci

L’amministrazione comunale ha posto una condizione chiara: le opere non dovevano risultare offensive né politiche. Nonostante il proprio stile antagonista, Mossa ha deciso di scegliere come soggetto Antonio Gramsci, definendolo “antifascista, studiato nelle scuole italiane e conosciuto nel mondo; dal carcere scriveva racconti per i figli”. Il filosofo, co-fondatore di un partito che oggi non esiste più, rappresenta una figura centrale della storia e della cultura italiana. Per l’artista, l’omaggio doveva parlare di memoria storica, non di propaganda di partito.

Le perplessità del Consiglio comunale

Durante l’esecuzione, alcuni membri del Consiglio hanno espresso dubbi, etichettando Gramsci come un personaggio “divisivo”. Mossa ha definito tale valutazione paradossale, sottolineando il ruolo dell’intellettuale antifascista nella costruzione della Repubblica. La tensione è culminata quando gli è stato comunicato che, se il volto fosse rimasto riconoscibile, non sarebbe più stato concesso l’uso dei muri per dipingere.

La decisione di modificare il volto e le conseguenze

Di fronte a quella richiesta, l’artista ha percepito una forma di “ricatto”: rifiutare avrebbe potuto compromettere la partecipazione degli altri sei artisti. Dopo aver valutato le implicazioni, ha scelto di alterare il volto di Gramsci per rispetto delle persone che lo avevano invitato e per tutelare i colleghi. Questa scelta ha lasciato lo sfondo del murale incompleto; Mossa ha spiegato di non voler impiegare ulteriori spray o tempo dopo la vicenda.

Nel suo post, Mossa si interroga anche su come sarebbe stata la reazione se il soggetto fosse stato Garibaldi, Mazzini, Matteotti o Pertini, osservando che “anche loro fecero politica, ma la memoria storica non coincide con la propaganda di partito”. Nonostante la contingenza, il murale ha suscitato curiosità: passanti hanno espresso apprezzamento per la qualità artistica e solidarità per la vicenda, senza che l’autore abbia chiesto agli altri artisti di intervenire pubblicamente.

Il messaggio finale dell’artista è chiaro: “Il volto è cambiato. Il suo significato, no.” Una frase che sintetizza la tensione tra libertà creativa e imposizioni istituzionali, lasciando al pubblico la decisione di riflettere sul valore dei simboli storici nella realtà urbana contemporanea.

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