11 Ottobre 2026 🌤 19°

Economia e popolazione in Sardegna: segnali positivi ma fragilità strutturali emergono

La Sardegna mostra segnali economici positivi legati al turismo e agli investimenti, ma nel 2026 registra il quindicesimo anno consecutivo di calo della popolazione, un minimo di nascite e un profondo invecchiamento che condiziona servizi, mercato del lavoro ed export.

Economia e popolazione in Sardegna: segnali positivi ma fragilità strutturali emergono

La Sardegna presenta un quadro ambivalente: da un lato crescita economica e flussi turistici che sostengono consumi e investimenti, dall’altro una serie di vulnerabilità demografiche e strutturali che minacciano la tenuta dei servizi e del mercato del lavoro. I dati più recenti disegnano un’isola in cui il progresso economico convive con fenomeni profondi come il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e la dipendenza da pochi settori di export.

Demografia: quindicesimo anno di calo e un’età media tra le più alte

Nel 2026 la popolazione residente in Sardegna diminuisce per il quindicesimo anno consecutivoal 1° gennaio 2026 i residenti sono 1.554.490, quasi 8mila in meno rispetto all’anno precedente. Le nascite nel 2026 si attestano a 6.428, il valore più basso della serie recente, con un tasso di natalità pari a 4,1 nati per milleinferiore alla media italiana. I decessi raggiungono 18.791, determinando un saldo naturale negativo di -12.363 residenti. Il differenziale tra nascite e morti è la componente prevalente del calo demografico, attenuato solo in parte da un saldo migratorio netto positivo di 4.472 unità, quasi interamente riconducibile alla componente straniera.

Composizione per età e impatti su servizi e lavoro

L’età media dei residenti raggiunge i 49,6 anniben al di sopra dei 47,1 della media nazionale. La quota di popolazione sotto i 15 anni si riduce al 9,4%, mentre gli over 65 rappresentano il 28,1% dei residenti: quasi 300 anziani ogni 100 giovani. Questo profilo demografico determina un indice di dipendenza strutturale elevato, con circa 60 persone non attive per ogni 100 in età lavorativa, principalmente anziani. La mortalità totale è aumentata rispetto al periodo 2015-2019, ma la mortalità standardizzata mostra un lieve miglioramento rispetto al 2026, sebbene il recupero sia più lento rispetto al resto del Paese.

Economia e mercato del lavoro: crescita del PIL ma divari marcati

Nel 2026 il PIL regionale cresce dell’1,3% in volume, superiore alla media italiana (+0,7%) e a quella dell’Unione Europea (+1,1%). Il PIL pro capite è pari a 24.826 euro, che rappresenta il 73% della media UE e posiziona la Sardegna tra le regioni meno sviluppate d’Europa. Il divario rispetto al Centro-Nord rimane ampio: il Centro-Nord registra 38.353 euro pro capite. Nonostante ciò, il rapporto tra PIL pro capite della Sardegna e quello del Centro-Nord è salito al 64,7%, segno di un parziale avvicinamento.

Investimenti, consumi e struttura produttiva

Gli investimenti mostrano vivacità: nel 2026 raggiungono circa 9 miliardi di euro, in crescita del 12,5% rispetto all’anno precedente, grazie a un mix di edilizia privata, incentivi e impulso agli investimenti pubblici e infrastrutturali. Tuttavia, gli investimenti per abitante restano bassi, con 5.757 euro pro capite. I consumi pro capite nel 2026 sono pari a 16.448 euro, in crescita dello 0,7% annuo, con una spesa per servizi in lieve espansione e un aumento della spesa per beni durevoli (+3,7%).

Imprese ed export: microimprese predominanti e forti dipendenze settoriali

Nel 2026 le imprese attive sono 142.721, con una densità imprenditoriale di 91,6 imprese ogni 1.000 abitanti. Il tessuto produttivo è caratterizzato dalla predominanza di microimprese (96% del totale) e da una scala media di 2,9 addetti per impresa, inferiore al Centro-Nord. L’agricoltura rappresenta oltre il 23% delle imprese e il turismo pesa con il 9,8%. Questo modello limita spesso l’accesso al credito, la capacità di investimento e l’adozione di innovazioni.

Export e vulnerabilità sul mercato statunitense

Nel 2026 l’export complessivo vale 5,9 miliardi di euro, in calo dell’11,4% rispetto all’anno precedente, in larga parte per la riduzione delle vendite di prodotti petroliferi raffinati, che scendono a 4,5 miliardi (-14,2%) e rappresentano il 76% delle esportazioni regionali. Tra gli altri settori, crescono chimica di base, metalli non ferrosi, tubi in acciaio e navi, mentre subiscono flessioni macchine di impiego generale e alcuni prodotti del settore metalmeccanico.

L’agroalimentare trova mercati importanti negli Stati Uniti: oltre il 71% delle esportazioni lattiero-casearie regionali è diretto oltreoceano. Nel 2026 il comparto lattiero-caseario vale 161 milioni di euro (-1,9% rispetto al 2026), con una flessione legata alla riduzione delle vendite verso gli USA. Anche il settore delle bevande cala (-9,4%), con gli Stati Uniti che incidono per il 25% dell’export regionale del comparto. Questa concentrazione sui mercati esteri rende il settore sensibile a variazioni della domanda e a possibili misure protezionistiche.

Lavoro e redditi: dinamiche contrastanti

Nel 2026 la popolazione in età 15-74 anni si riduce di circa 6.000 unità, ma la diminuzione degli inattivi è più marcata grazie a un aumento degli occupati (+6.066) e dei disoccupati (+7.260). Il tasso di occupazione 15-64 anni sale allo 58,2% (+0,5 punti), ancora sotto il 62,5% nazionale, mentre il tasso di disoccupazione 15-74 anni aumenta al 9,3%. L’industria perde occupati e rappresenta l’8,6% dell’occupazione regionale, mentre i servizi non commerciali e altri servizi pesano sempre di più.

Il reddito mostra segnali di erosione: nel 2026 la retribuzione media oraria perde il 4,4% rispetto al 2026 e il 10,9% rispetto al 2014. Sul fronte delle competenze, le donne laureate ottengono risultati occupazionali migliori della media nazionale, mentre gli uomini diplomati registrano tassi di attività e occupazione inferiori. La diffusione del lavoro a tempo parziale e a termine rimane superiore alla media italiana.

Nel complesso, la Sardegna mostra progressi economici concreti ma conserva criticità strutturali profonde: spopolamentoinvecchiamentolimitata scala delle imprese e concentrazione delle esportazioni sono fattori che condizionano il futuro socioeconomico dell’Isola.

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