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Ballottaggi 2026: quando si vota nei sei capoluoghi e quali sono i fronti aperti

Il 7 e l'8 giugno le urne si riaprono in 42 Comuni, sei dei quali capoluoghi: Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani. Il testo riassume i candidati, le alleanze che possono decidere il risultato e le regole pratiche del voto, con un focus sull'andamento dell'affluenza.

Ballottaggi 2026: quando si vota nei sei capoluoghi e quali sono i fronti aperti

Il secondo turno delle elezioni amministrative segue il turno di base svolto il 24 e il 25 maggio: per i Comuni che non hanno scelto il sindaco al primo appuntamento le urne sono nuovamente aperte domenica 7 giugno dalle ore 7 alle 23 e lunedì 8 giugno dalle ore 7 alle 15. In totale tornano a votare i cittadini di 42 Comuni, tra i quali spiccano sei capoluoghi che decideranno il nome del prossimo primo cittadino.

Calendario, modalità di voto e adempimenti pratici

Per presentarsi al seggio è obbligatorio portare un documento d’identità valido e la tessera elettorale. In caso di tessera completa o smarrita è possibile richiederne il duplicato all’ufficio anagrafe del Comune: tali uffici restano aperti per tutta la durata delle operazioni di voto. La scheda del ballottaggio riporta i nomi dei due candidati rimasti in gara e le liste che li sostengono; non è possibile il voto disgiuntotracciare la X sul nome del candidato o sulla lista collegata vale per lo stesso candidato.

Il ballottaggio è previsto nei Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti: la legge elettorale stabilisce che è eletto al primo turno chi supera il 50% + 1 dei voti validi, in caso contrario si procede al secondo turno con i due candidati più votati.

Capoluoghi in gioco e dinamiche di trasferimento dei voti

Tra i sei capoluoghi che vanno al secondo turno ci sono Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani. In ciascuna di queste città la partita si gioca sia sulle percentuali conquistate al primo turno sia sugli equilibri degli apparentamenti e dei voti dei terzi classificati, che possono ribaltare il risultato.

Agrigento: il fattore terzo incomodo

Ad Agrigento la sfida è tra Michele Sodano (schieramento di centrosinistra) e Dino Alonge (coalizione centrodestra e autonomisti). Al primo turno Sodano ha raccolto il 39,1% contro il 34,7% di Alonge; il terzo candidato, Luigi Gentile, sostenuto da Lega e Dc, aveva ottenuto circa il 14% e potrebbe essere decisivo nel determinare la direzione dei voti al ballottaggio.

Arezzo: i rischi per i centristi

Arezzo vede contrapposti Marcello Comanducci (centrodestra) e Vincenzo Ceccarelli (centrosinistra). Comanducci era in testa al primo turno con il 43,8% mentre Ceccarelli aveva ottenuto il 32,3%. Il 20,49% conquistato dal civico Marco Donati, sostenuto anche da Azione, rappresenta il blocco che potrebbe indirizzare il risultato finale a seconda delle scelte dei suoi elettori.

Chieti: apparentamenti e riassetti di coalizione

A Chieti la prima tornata aveva consegnato a Giovanni Legnini (centrosinistra) il 47,2% e a Cristiano Sicari (centrodestra) il 27,47%. Tra il primo e il secondo turno il centrodestra ha lavorato agli apparentamenti: Sicari ha ottenuto il sostegno di liste che avevano sostenuto al primo turno Mario Colantonio (16,64%), inclusa la lista legata alla Lega, e si è avvicinato anche a liste centriste che appoggiavano Alessandro Carbone (4,76%).

Lecco: sindaco uscente contro candidato di centrodestra

A Lecco il confronto è tra l’uscente Mauro Gattinoni (centrosinistra), che al primo turno aveva il 42,53%, e Filippo Boscagli (centrodestra) fermo al 48,65%. Il movimento civico terzo classificato con circa il 5,19% e il Patto per il Nord (1,74%) hanno lasciato libertà di voto, una variabile che rende incerto lo sbocco finale.

Macerata: un confronto sul filo del rasoio

La sfida a Macerata vede il sindaco uscente Sandro Parcaroli (centrodestra) avanti per un soffio con il 49,96% contro il 41,95% del candidato di centrosinistra Gianluca Tittarelli. Il terzo candidato Marco Sigona, che aveva raccolto il 3,48% con la lista Officina delle Idee, ha siglato intese con Tittarelli puntando sui voti dell’area cattolica, una componente che potrebbe pesare nel conteggio finale.

Trani: la ripartizione dei voti civici

Trani, dopo due mandati del Pd, porta al ballottaggio Marco Galiano (sostenuto inizialmente dal Pd ma non dal M5S) con il 40,69% e Angelo Guarriello per il centrodestra con il 30,32%. Al primo turno il civico Giacomo Marinaro aveva raccolto il 21,50%: la direzione dei suoi elettori sarà quindi determinante per il vincitore finale.

Partecipazione e segnali di affluenza

In alcune realtà, soprattutto in Puglia, i dati parziali sul voto di ballottaggio mostrano una flessione della partecipazione rispetto al primo turno. Per esempio, in una città del territorio la rilevazione serale aveva segnato un afflusso intorno al 37,5% alle 23:00, in calo rispetto al 49% registrato alla stessa ora durante il primo turno. Nel complesso delle sei città pugliesi coinvolte l’affluenza è stata riportata in media attorno al 26% rispetto alla prima tornata, un elemento che può condizionare i rapporti di forza nelle coalizioni.

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