Il pomeriggio del 17 giugno 2026 ha segnato l’apertura a Olbia della prima Borsa internazionale del turismo archeologico dedicata ai siti patrimonio mondiale UNESCO. L’iniziativa, promossa dall’Assessorato al Turismo della Regione Sardegnasi pone l’obiettivo di trasformare il recente riconoscimento internazionale in prodotti turistici concreti e sostenibili che coinvolgano l’intero territorio regionale.
L’evento unisce istituzioni regionali, operatori economici e buyer internazionali per costruire percorsi che valorizzino le Domus de Janas e gli altri attrattori storici, con l’intento di favorire la destagionalizzazione e la redistribuzione dei flussi turistici in Sardegna.
Strategie regionali e interventi economici concreti
La presidente della Regione, Alessandra Toddeha sottolineato come il riconoscimento UNESCO debba servire a «costruire itinerari, attrarre nuovi visitatori e distribuire i benefici del turismo in modo più equilibrato». L’amministrazione punta su una strategia che premia la qualità dell’offertala sostenibilità e la valorizzazione dei territori interni oltre che delle coste.
L’assessore al Turismo, Franco Cuccuredduha evidenziato che la Sardegna potrebbe vantare una delle più alte densità di monumenti preistorici al mondo, un potenziale ancora poco sfruttato commercialmente. Con l’iscrizione alle liste UNESCO di un sito seriale che comprende 18 nuove località legate alle Domus de Janas, la Regione ritiene di aver raggiunto una massa critica utile a suscitare l’interesse dei principali tour operator orientati al turismo culturale.
Investimenti per tutela, digitalizzazione e formazione
L’assessorato alla Cultura, rappresentato da Ilaria Portasha ricordato gli interventi messi in campo per la valorizzazione del patrimonio archeologico: la Regione ha stanziato oltre 15 milioni di euro per i comuni coinvolti, destinati a progetti di digitalizzazionetutela e formazione. Questi fondi sono pensati per creare un modello sostenibile di sviluppo capace anche di contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Portas ha inoltre dichiarato testualmente: “Il riconoscimento Unesco è un traguardo ma non può essere il punto di arrivo” sottolineando come l’iscrizione costituisca piuttosto un punto di partenza per un turismo più lento e consapevole che metta in relazione l’interno e le zone costiere dell’isola.
Formazione e coinvolgimento delle comunità locali
Tra le priorità indicate dall’Assessorato alla Cultura c’è la trasformazione del patrimonio in una «banca di competenze» attraverso la partecipazione del mondo della scuola e del tessuto sociale locale. L’intento è offrire alle nuove generazioni opportunità di lavoro concrete sul territorio, evitando la fuga dai centri minori.
Programma della Borsa e opportunità per gli operatori
Il calendario dell’evento prevede, oltre ai confronti scientifici e agli scambi di best practice con altre regioni italiane ed europee, un momento centrale: il workshop b2b in programma per giovedì 18 giugnodurante il quale gli operatori sardi presenteranno le proprie offerte a un gruppo selezionato di 40 buyer, italiani e stranieri.
I buyer avranno l’opportunità di conoscere più a fondo un territorio variegato attraverso educational tour focalizzati sulle Domus de Janas e sui principali siti nuragici del Nord della Sardegna. Queste visite avranno il doppio scopo di evidenziare eccellenze paesaggistiche e culturali e di mostrare come si possano costruire pacchetti per un turismo esperienziale e di qualità.
Nel corso della giornata di apertura sono stati affrontati aspetti scientifici e condivise esperienze di valorizzazione già attuate in altre realtà europee, con l’obiettivo di mettere a sistema pratiche efficaci per la promozione e la tutela.
La Borsa internazionale si configura quindi come una piattaforma per promuovere prodotti di slow tourism che integrino archeologia, paesaggio, comunità locali e servizi, puntando a una fruizione distribuita durante tutto l’anno e non limitata alla stagione balneare.



