23 Maggio 2026 ☀ 20°

Condanna confermata per Andrea Delmastro: otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio

La corte d'appello conferma la condanna di Andrea Delmastro per la vicenda legata ai colloqui di Alfredo Cospito; la difesa prepara il ricorso in Cassazione

Condanna confermata per Andrea Delmastro: otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio

L’iter giudiziario che riguarda Andrea Delmastro si è arricchito di un nuovo capitolo con la decisione della Corte d’Appello di Roma, che ha confermato la condanna a otto mesi per rivelazione del segreto d’ufficio. La vicenda, partita dalle rivelazioni relative ai colloqui nel carcere in cui era detenuto Alfredo Cospito, ha attraversato fasi parlamentari e giudiziarie intense, producendo dibattiti politici e richieste di chiarimento sulla natura dei documenti condivisi.

La sentenza d’appello segue il pronunciamento di primo grado e mantiene anche la misura accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata disposta in primo grado. All’uscita dall’aula, Delmastro e i suoi legali hanno annunciato la volontà di ricorrere in Cassazione, mentre la procura generale aveva invece espresso una tesi favorevole all’assoluzione.

Il contesto dei fatti e l’origine delle informazioni

Il caso ha preso corpo il 31 gennaio 2026, quando il deputato e vicepresidente del Copasir Giovanni Donzelli riferì in Aula il contenuto di alcune relazioni che descrivevano colloqui tra Alfredo Cospito e detenuti al 41 bis. Quelle relazioni, secondo le indagini, provenivano dall’amministrazione penitenziaria e furono ottenute da Delmastro nella sua qualifica di sottosegretario con delega al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). Le carte erano contrassegnate come “a limitata divulgazione”, una dicitura che ha posto al centro del processo il nodo della loro riservatezza.

Come furono reperite le relazioni

Le indagini ricostruiscono che il 29 gennaio 2026 Delmastro chiese e ottenne dalla direzione del Dap documenti relativi alle osservazioni carcerarie, agendo nell’ambito delle sue prerogative istituzionali. Il passaggio successivo, oggetto della contestazione, riguarda la comunicazione di quei contenuti a Donzelli, che li utilizzò pubblicamente in Parlamento per criticare visite parlamentari nei confronti di alcuni esponenti del Pd.

Le posizioni processuali e la motivazione della procura

Nel processo d’appello la procura generale, rappresentata dal sostituto procuratore Tonino Di Bona, chiese l’assoluzione sostenendo che non fosse provata la certezza della segretezza delle relazioni: secondo questa ricostruzione, le carte portavano la dicitura “a limitata divulgazione” ma non risultava una formalizzazione della loro riservatezza tale da escluderne l’uso in Aula. Questa linea difensiva è stata ribadita dall’avvocato della difesa, che ha definito le notizie condivise non coperte da segreto.

La valutazione della Corte

I giudici d’appello, tuttavia, hanno dato seguito all’impostazione del tribunale di primo grado, ritenendo che la diffusione delle informazioni abbia creato un concreto rischio per la tutela e l’efficacia delle attività di prevenzione e repressione della criminalità. Per la Corte, la natura e la delicatezza dei contenuti imponevano una maggiore cautela, rendendo la comunicazione incompatibile con il ruolo istituzionale svolto da Delmastro.

Conseguenze politiche e prossimi passi

La conferma della pena è arrivata in una fase già segnata da tensioni politiche: Delmastro si era dimesso da sottosegretario a fine marzo dopo la diffusione di ulteriori polemiche legate alla sua posizione, e ora la sentenza d’appello rafforza le ripercussioni giudiziarie. Sia la difesa sia l’ex sottosegretario hanno espresso l’intenzione di impugnare la decisione davanti alla Cassazione, richiedendo l’esame delle motivazioni complete per valutare i margini di appello.

Il processo che ha attraversato più gradi di giudizio è uno dei casi che ha intrecciato politica, informazione e segretezza negli ultimi anni, sollevando quesiti sulla gestione di documenti con limitazioni nella divulgazione e sui confini tra attività istituzionale e uso politico delle informazioni. La strada verso la sentenza definitiva passerà ora dalla Suprema Corte, dove si deciderà se confermare o ribaltare le valutazioni già espresse dal tribunale di primo grado e dalla Corte d’Appello di Roma.

Sardegna adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 23 Maggio