Negli ultimi anni la frequenza delle patologie tiroidee sull’Isola è salita in modo evidente, con un impatto crescente sugli ambulatori specialistici e sulle sale operatorie. Al Policlinico Duilio Casula si registrano numeri significativi, mentre a livello regionale gli interventi per asportazione della tiroide sono centinaia ogni anno.
Il quadro clinico e i numeri che emergono
Gli ambulatori di Endocrinologia del Policlinico Duilio Casula effettuano circa 10mila visite annuali per patologie della tiroide, una domanda che riflette sia l’aumento delle condizioni funzionali sia l’incremento delle indagini diagnostiche. Le diagnosi di tumore maligno della tiroide sono arrivate a circa 300 casi l’anno, mentre in tutta la Sardegna gli interventi di asportazione della tiroide superano le 600 procedure ogni anno. Questi numeri fotografano un fenomeno che riguarda soprattutto la popolazione adulta e femminile.
Fattori di aumento delle diagnosi
Secondo gli specialisti, la crescita delle diagnosi può essere attribuita a una combinazione di cause: da un lato la maggiore esposizione a fattori ambientali, dall’altro il progresso degli strumenti diagnostici come l’ecografia che consente di individuare noduli anche di piccole dimensioni. In questo contesto, la differenza tra aumento reale dell’incidenza e incremento delle rilevazioni è spesso sottile, ma entrambi richiedono risposte organizzative e cliniche.
Quando è indicata la chirurgia e come è cambiata
La chirurgia rimane la risposta necessaria in presenza di noduli maligni o sospetti, in casi di disturbi compressivi che compromettono la respirazione o la deglutizione, o quando l’ipertiroidismo non risponde alle terapie mediche. Al Policlinico, il professor Pietro Giorgio Calò, direttore di Chirurgia generale dell’Aou di Cagliari e prorettore all’assistenza dell’Università di Cagliari, riferisce che nel 2026 sono state eseguite 345 tiroidectomie, eseguite con tecniche sempre più sicure e meno invasive.
Tecnologie e approccio conservativo
La pratica chirurgica moderna si avvale di strumenti come il neuromonitoraggio, le metodiche di localizzazione delle paratiroidi e dispositivi che impiegano ultrasuoni, energia bipolare e radiofrequenze. Queste tecnologie riducono i tempi operatori, minimizzano le complicanze e talvolta permettono di conservare una parte della ghiandola, con benefici estetici e di qualità della vita. In casi selezionati è inoltre possibile ricorrere a trattamenti percutanei dei noduli, come la terapia con radiofrequenza o microonde, senza incisioni tradizionali.
Tipologie di malattie tiroidee e sintomi da riconoscere
Le patologie tiroidee si dividono in alterazioni funzionali e strutturali. Tra le prime troviamo ipotiroidismo e ipertiroidismo, condizioni che influenzano l’intero metabolismo. L’ipotiroidismo, caratterizzato da una ridotta produzione ormonale, può manifestarsi con aumento di peso, dolori muscolari, problemi cardiaci e difficoltà nella gravidanza. L’ipertiroidismo, al contrario, genera nervosismo, ansia, perdita di peso e potenziali aritmie cardiache.
Diagnosi laboratoristiche e strumentali
Per sospetti clinici è fondamentale il dosaggio degli ormoni tiroidei (FT4, FT3 e TSH) e, quando si sospettano patologie autoimmuni, la ricerca degli anticorpi (AbTPO, AbTg, TRAb). L’ecografia tiroidea è lo strumento base per identificare noduli e caratteristiche strutturali, mentre l’esame citologico viene utilizzato per classificare la natura dei noduli sospetti.
Prevenzione e consigli alimentari
Il gozzo e i noduli benigni sono spesso correlati alla carenza di iodio nella dieta. Per questo motivo gli endocrinologi raccomandano l’assunzione regolare di alimenti ricchi di iodio, come pesce, uova, latticini e l’utilizzo di sale iodato. Oltre all’alimentazione, la diagnosi precoce mediante controlli ecografici e analitici rimane lo strumento più efficace per contenere l’impatto delle tireopatie.
In conclusione, l’aumento delle malattie tiroidee in Sardegna richiede un approccio integrato che unisca prevenzione, diagnosi tempestiva e tecniche terapeutiche sempre più raffinate. Il coordinamento tra endocrinologi e chirurghi e l’accesso a tecnologie moderne permettono oggi di gestire meglio sia le forme benigne sia quelle maligne, con un’attenzione crescente alla qualità di vita del paziente.