La fase più acuta dell’emergenza legata alla Lumpy Skin Disease nel sud-est dell’isola è stata dichiarata conclusa dopo il monitoraggio delle ultime settimane, con tutti i sette focolai registrati ufficialmente come estinti. L’ultimo allevamento a uscire dalla fase critica è stato quello di Muravera, dove il focolaio era stato accertato il 15 maggio, secondo il bollettino del Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo, centro di riferimento nazionale per il controllo della malattia. Questo risultato rappresenta un importante passo avanti per la tutela della filiera zootecnica locale.
I dati ufficiali dicono che, nei sette focolai individuati tra San Vito, Muravera, Ballao e Villaputzu, sono stati coinvolti complessivamente 31 bovini, di cui 3 sono deceduti. Nell’ambito delle misure di contenimento sono stati inoltre abbattuti circa 250 capi, azione necessaria per interrompere la catena di trasmissione. Nonostante la situazione sia ora definita sotto controllo, resta alta l’attenzione sulle restrizioni ancora in vigore per la movimentazione degli animali.
Numeri e misure adottate
Il quadro epidemiologico descritto dal Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo mette in evidenza sia la portata che la risposta messa in campo. La dermatite nodulare contagiosa bovina, nota anche come Lumpy Skin Disease, ha colpito un ristretto numero di allevamenti ma ha richiesto misure incisive come la sospensione di scambi e spostamenti, il tracciamento dei contatti e l’abbattimento selettivo dei capi infetti o esposti. Queste misure, pur dolorose per gli allevatori, sono state ritenute indispensabili per contenere il focolaio e ridurre il rischio di diffusione verso altre aree dell’isola.
Impatto operativo sugli allevamenti
Per le aziende interessate il bilancio è stato pesante: oltre alle perdite dirette per gli abbattimenti, sono scattati controlli veterinari intensivi e vincoli alla produzione e alla vendita del bestiame. Il comparto zootecnico del Sarrabus ha dovuto far fronte a turni di quarantena, ispezioni sanitarie e procedure amministrative per accedere alle compensazioni. Di fatto, molte attività quotidiane sono state temporaneamente sospese o ridotte, con ricadute economiche e psicologiche per gli allevatori coinvolti.
La zona di sorveglianza e le limitazioni alla movimentazione
Il Ministero della Salute ha autorizzato, con provvedimenti selettivi, la ripresa degli spostamenti dei bovini verso il resto della Sardegna e verso la Penisola, ma ha escluso dall’ok la zona di sorveglianza sanitaria estesa entro 50 chilometri dai focolai. Per zona di sorveglianza sanitaria si intende l’area in cui vengono applicate limitazioni specifiche alla movimentazione, agli ingressi e alle operazioni commerciali per prevenire la diffusione della malattia. Queste restrizioni rimangono in vigore fino a quando non sarà possibile certificare l’assenza di nuovi casi.
Che cosa comporta il raggio di 50 chilometri
Il perimetro dei 50 chilometri ha implicazioni pratiche immediate: all’interno di questa fascia gli allevatori devono rispettare schemi di sorveglianza rafforzata, notificare qualsiasi sintomo sospetto e attendere le autorizzazioni per trasferimenti o vendite. Le autorità sanitarie locali e nazionali eseguono controlli mirati e campagne informative per garantire il rispetto delle regole. Se nelle prossime settimane non verranno segnalati nuovi casi, sarà valutata la graduale revoca di tali vincoli, permettendo il ritorno alla normalità commerciale per le aziende coinvolte.
Monitoraggio futuro e possibili scenari
La chiave per una revoca definitiva delle restrizioni risiede nella continua sorveglianza epidemiologica: ispezioni periodiche, test sui capi sospetti e un’efficace rete di segnalazione sono elementi fondamentali. Le autorità hanno indicato che, in assenza di nuove segnalazioni, verrà valutata la rimozione delle limitazioni residue. Nel frattempo, il sostegno tecnico e amministrativo agli allevatori rimane prioritario, così come la comunicazione trasparente sui tempi e sulle modalità per ottenere l’accesso ai mercati.
Nelle comunità rurali del Sarrabus la speranza è di tornare presto alla piena operatività dopo settimane segnate da controlli, abbattimenti e preoccupazione diffusa. Pur nei limiti imposti dalle misure di prevenzione, la dichiarazione di estinzione dei sette focolai rappresenta un segnale positivo e la base per lavorare alla ripresa delle attività zootecniche con maggiore fiducia.