L’estate 2026 si preannuncia particolarmente impegnativa per la Sardegna, dove il rischio incendi boschivi è in costante aumento. La regione ha messo in campo una serie di misure per affrontare questa sfida, tra cui l’ampliamento della flotta aerea, l’arrivo di squadre europee e una riforma complessiva del sistema di Protezione civile.
Il cambiamento climatico e l’aumento degli eventi meteorologici estremi hanno reso necessaria una risposta strutturata. La nuova legge regionale, approvata all’unanimità, introduce norme aggiornate per la prevenzione, la preparazione e la gestione delle emergenze, adattando il Codice nazionale della Protezione civile alle specificità dell’isola.
Nuove regole e prescrizioni antincendio
Le nuove prescrizioni antincendio, valide dal 1 giugno al 31 ottobre, introducono obblighi di pulizia dei terreni, fasce di protezione intorno a edifici e infrastrutture, e regole specifiche per le strutture turistico-ricettive. Tra le novità, l’estensione delle misure di sicurezza ai parcheggi e alle aree di sosta delle località costiere, con fasce parafuoco e superfici sgombre da vegetazione secca.
La Regione Sardegna ha anche pubblicato contenuti multimedia per sensibilizzare la popolazione sulle buone pratiche per prevenire i roghi. Le nuove regole mirano a ridurre il rischio di incendi e a garantire maggiore sicurezza per i cittadini e i turisti.
La flotta aerea potenziata
Per contrastare gli incendi, la Sardegna dispone di una flotta aerea rafforzata. A regime, il sistema regionale potrà contare su 12 elicotteri, tra cui due Super Puma capaci di trasportare fino a 4 mila litri d’acqua. Uno dei due Super Puma è già operativo nella base di Fenosu fino al 24 settembre, mentre il secondo entrerà in servizio ad Alà dei Sardi dal 30 giugno al 4 settembre.
Al dispositivo regionale si aggiunge il concorso della flotta nazionale coordinata dalla Protezione civile. Entro il 1 luglio saranno tre i Canadair basati a Olbia, affiancati da due elicotteri AW139 dell’Esercito e dell’Aeronautica militare già dislocati tra Elmas e Decimomannu. Il primo assetto nazionale entra in servizio dal 15 giugno.
Il supporto europeo e le criticità operative
Tra le novità dell’estate 2026 c’è anche il coinvolgimento diretto dell’Unione europea. Dal 16 luglio al 31 agosto, nell’isola opereranno circa 120 esperti provenienti da Francia, Austria ed Estonia, chiamati a supportare l’apparato regionale nel periodo di maggiore rischio. Prima dell’avvio del progetto è prevista una missione tecnica di coordinamento per definire logistica, basi operative e integrazione con le strutture sarde.
Proprio il volontariato rappresenta uno dei cardini del nuovo modello regionale. La riforma della Protezione civile attribuisce alle organizzazioni un ruolo strutturale, con forme di rappresentanza dedicate e la possibilità di convenzioni con la Direzione generale. Tuttavia, emergono criticità legate al personale. Secondo i sindacati, a fronte di una dotazione organica di 1.380 unità, gli effettivi in servizio sarebbero oggi meno di mille, con oltre la metà del personale sopra i 60 anni.
Le organizzazioni dei lavoratori chiedono assunzioni straordinarie e un ricambio generazionale, sostenendo che i nuovi ingressi già avviati non saranno sufficienti a compensare i pensionamenti previsti nei prossimi anni. Una criticità che rischia di riflettersi sull’efficacia del sistema nel momento di massima esposizione al rischio.
La tragedia di Quartu Sant’Elena
La stagione degli incendi è già iniziata con un episodio tragico. A Quartu Sant’Elena, in località Santu Lianu, un incendio ha provocato la morte di michele podda, pensionato di 81 anni ed ex sindaco di Ollolai, che ha tentato di spegnere le fiamme con mezzi di fortuna rimanendo intrappolato prima dell’arrivo dei soccorsi.
La Sardegna arriva all’appuntamento con i mesi più delicati dell’anno con una macchina antincendio più articolata rispetto al passato: più mezzi aerei, supporto europeo, una nuova architettura della Protezione civile e prescrizioni aggiornate. Tuttavia, la tenuta reale del sistema passerà dalla capacità di tradurre la pianificazione in presenza effettiva sul territorio, coordinamento operativo e personale sufficiente per affrontare una minaccia che, anno dopo anno, diventa sempre più strutturale.


